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Differenziata, raccolta ferma al 36%

I dati Asm: la raccolta differenziata non fa il salto di qualità e le tariffe rimangono alte.

In quattro anni, dal 2012 al 2015, la raccolta differenziata a L’Aquila è aumentata dell’11,46%, portando la quota dal 21,7% al 33,16. A dicembre 2017 si è invece attestata intorno al 36%. Dati ben lontani da quel 65-70% che permetterebbe una riduzione dei costi di gestione dei rifiuti e delle tariffe Tari. È quanto si evince dai dati Asm del 31 dicembre 2017.

Le difficoltà sulla la raccolta differenziata.

«Ci sono diverse problematiche» spiega al Il Centro il responsabile del settore del servizio igiene urbana, Fabio Ianni. «Innanzitutto quello che molti fanno finta di non conoscere ed è quella dell’emergenzialità: siamo un territorio fortemente penalizzato sotto il punto di vista della raccolta differenziata, perché siamo ancora in emergenza rispetto al sisma del 2009. Abbiamo iniziato a fare il porta a porta con lo stesso personale e questo servizio, invece, comporta un 20% di investimento in più, che non c’è stato, perché il costo annuale dell’Asm è quello ormai da diversi anni, ossia 14,5 milioni di euro».

Tariffe alte e sconti alle banche.

Alte quindi le tariffe, con 327,83 euro per una famiglia media di 3 persone in 80 metri quadri. Una quota che supera quella di Milano, Roma, Venezia, Firenze, rendendo L’Aquila una delle città più care d’Italia, per quanto riguarda la Tari. Se si analizza invece il dato di banche e ospedali il discorso cambia: con 155,12 euro per le banche e 294,08 per l’ospedale, L’Aquila si allinea alle quote più basse, visto che la forbice è rappresentata – per le banche – da Aosta (164,80 euro) e Potenza (897,26) e per gli ospedali da Ancona (308,80 euro) e Potenza (1278,74 euro).

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