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Ju fotteballa: quando i gerarchi assistevano a Pratola – L’Aquila

La storia attraverso il calcio, o meglio, ‘ju fotteballa’: oggi si sfidano Nerostellati Pratola – L’Aquila Calcio. La sfida del 1932, ricorda Enrico Cavalli, influenzata dall’intervento dei gerarchi.

di Enrico Cavalli

Il gioco del calcio, ad un quarantennio dal suo avvento in Italia, si consolidava dopo la Carta federale di Viareggio del 1926.

Negli Abruzzi incidono sulla vicenda agonistica scarsità di risorse ed aristocratici distacchi: eppure, dal Gran Sasso alla Maiella, passando per la più vivace costa adriatica, spuntano formazioni studentesche e militari, tuttora vivide nella coscienza sportiva regionale e non solo.

In provincia dell’Aquila emergono i football marsicani e sulmonesi, in specie, le polisportive di Pratola Peligna: il biancorossonero CS. Sagittario dei fratelli Polce, sfidante compagini romane come la SS.Lazio del grande Fulvio Bernardini, tecnico azzurro nel 1974-76; poi, il nerostellato Gruppo sportivo dei calciatori pratolani, vincitori della Seconda divisione abruzzese 1925-26, ma disciolti perché la Prefettura vi ravvisava punte sovversive, nonostante la smentita del podestà Luigi De Prospero.

Nel formale capoluogo di regione, ju fotteballa d’ante e post Grande Guerra era passato sotto le sigle della Folgore, SS. FC., GUF., US., SS.Città dell’Aquila, prima della ufficiale per la FIGC  AS.Aquila 1931, che in rossoblù, superate disfide regionalistiche, approderà alla serie B nel 1934.

Fra gli avversari degli esordienti aquilani, in Seconda divisione 1931-32 ci sta l’erede del GSC., cioè, la neroverde SS.Pro Italia, all’andata – il 29 dicembre 1931-  battuta 4-1 a Piazza D’Armi, in attesa dello stadio “XVIII Ottobre” (che poi sarà intitolato a Tommaso Fattori).

Diametralmente opposto, il match di ritorno del 3 aprile 1932, al cospetto di massime gerarchie: dal podestà di Pratola Peligna, Luigi De Prospero al generale Cesare Bevilacqua della 130’e’131’ Legione di MVSN., dal segretario della Federazione provinciale fascista Gustavo Marinucci al commissario federale Italo Recine, e di un pubblico folto.

Al catino pratolano arrivarono duecento sostenitori aquilani, agevolati da sconti per comitive: ciò e la circostanza di precedenti scontri fra tifosi locali e quelli della pescarese AS. Abruzzo comportò sul posto l’invio di quaranta carabinieri in divisa e borghese da Sulmona.

La partita scorse su binari normali, quando al 60’, avanti di quattro goal, gli aquilani si vedono espellere, dall’arbitro Salvatore di Roma, Dino Testoni. Stessa sorte tocca a Fantoni e Presutti.

Fra i locali a questo punto divampò una asperrima rivalità fra le opposte tifoserie e giocatori: ne fa le spese il rossoblù Zanasi costretto ad uscire.

La situazione sfugge di mano alle giacchette nere e fu a stento placata dalle forze dell’ordine: i pratolani furono in grado sul campo di portarsi sul clamoroso 4-4.

Il referto della gara, conclusa secondo la terna arbitrale al 4-0 ospite venne inviato al Presidente del direttorio abruzzese e molisano della FIGC, l’avvocato teatino Carlo Massangioli, ma prima di questo esame disciplinare “Il popolo d’Abruzzo “del 10 aprile 1932, diramava il giudizio di Marinucci sull’episodio: “increscioso per le laboriose popolazioni della provincia”.

Il verdetto dei giudici federali, fu di comminare alla squadra di Pratola la multa di 300 lire;sconfitta 0-2 a tavolino; squalifiche di campo e di quattro giocatori; il prestito di suoi tesserati per l’attesa sfida fra le rappresentative Est ed Ovest dell’Abruzzo, vinta dai primi per 2-1. Per questo  ammutinamento sportivo, sanzionata della radiazione d’ufficio.

Difficile sgomberare il dubbio di un nesso tra le pesanti penalità inflitte ai pratolani ed atteggiamenti delle superiori gerarchie provinciali.

Fu per il calcio abruzzese, il secondo caso di una ingerenza dei gerarchi: il primo ed assai maggiore, nel 1927, vide a margine di una combine, il segretario federale teatino Tommaso Bottari, a difesa della US. Pippo Massangioli, contro il capo regionale della MVSN. Ettore Giannantonio, mentore della pescarese US.Tito Acerbo.

Il calcio pratolano, gradualmente, declinava. Da un lato, per le forti rivalità fra i troppi sodalizi locali; dall’altro, per le ricorrenti crisi economiche d’area e coi famosi moti del 1934, di siloniana memoria.

Salvo la neroverde AS.Sagittario in Torneo abruzzese di “C e D” 1944-45, è negli anni’60 che riprende vigore il calcio nerostellato, fino alla quarta serie nazionale 2017-18.

Il reincrocio con L’Aquila è andato in scena, allo stadio “Gran Sasso-Italo Acconcia”, (Acconcia che avrà cominciato “a fare a pallone” in Valle Subequana, edotto dei cadetti rossoblù e del pionierismo pratolano!) il 17 ottobre’17 con un 3-0 a favore dei padroni di casa che renderanno oggi la visita ai nerostellati, ultimi in classifica, al catino di Pescina, mancando ancora la omologazione del comunale “E.Ricci”.

L’auspicio è che entrambi i club – memori di un passato comunque importante e di una certa visibilità – possano conoscere stagioni senz’altro migliori.

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