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Arta, i dati che preoccupano l’Aquilano

Sforamenti nei parametri di qualità ambientale per il 38% su 56 controlli effettuati dall’Arta.

Il 38% di sforamento sui parametri di qualità ambientale su 56 controlli effettuati dall’Arta, questi i dati che preoccupano le associazioni ambientaliste dopo la pubblicazione dei dati relativi al terzo trimestre 2017. In particolare, sotto la lente è finita la concentrazione di escherichia coli: su un massimo stabilito dalla legge di 5000 Ufc/ml, uno dei depuratori di Castel del Monte quest’estate ha fatto registrare ben 11 milioni Ufc/ml. Male anche Arischia, con 1 milione e 500mila Ufc/ml.

Il dirigente del Servizio Valutazione Ambientale della Regione, l’ingegner Domenico Longhi: «I dati dell’Arta evidenziano criticità che stiamo affrontando, ma non ci sono rischi per i cittadini».

«I dati relativi ai controlli – spiega a Il Capoluogo.it l’ingegner Domenico Longhi – acquistano rilevanza solo se ripetuti nel tempo. Un singolo episodio può anche non avere seguito, ad ogni modo attiviamo tempestivamente tutte le procedure. I nostri uffici inviano le diffide e, nei casi più gravi, propongono il blocco dell’impianto; naturalmente è solo una proposta, in quanto è l’autorità giudiziaria a decidere in merito. Ad ogni modo, a differenza di prima, quando le comunicazioni avvenivano tra il gestore, la Asl e l’Arta, da gennaio ho disposto che ogni diffida arrivi anche ai Carabinieri forestali, al Noe e, per questioni che riguardano la costa, alle Capitanerie e alla Direzione Marittima. In base alla gravità della situazione, le diffide possono avere prescrizioni da ottemperare in tempi più o meno brevi. In alcuni casi abbiamo dato anche solo due giorni ai gestori per regolarizzare le situazioni critiche che abbiamo riscontrato». Al di là dell’impatto ambientale, tenuto costantemente sotto controllo, comunque, l’ingegner Longhi assicura che non ci sono rischi che concentrazioni esorbitanti di escherichia coli possano contaminare l’acqua potabile: «L’acqua che arriva ai cittadini viaggia in condotte diverse e isolate e naturalmente non ci sono rischi di mescolamento con gli scarichi. Ciò non toglie che se ci sono criticità vanno affrontate e risolte, come cerchiamo di fare giorno per giorno».

Depuratori inefficenti, ma nel Masteplan ci sono 263 milioni di euro per interventi nel settore idrico e fognario.

Che l’Abruzzo abbia un problema con la depurazione delle acque è evidente, ma un grosso aiuto potrà arrivare dal Masterplan, che prevede 263 milioni di euro dedicati al settore idrico e fognario.

Di questi, oltre 3 milioni saranno utilizzati per l’ottimizzazione dei sistemi depurativi nei comuni di Barisciano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Collepietro e Santo Stefano di Sessanio, oltre 4 milioni per l’impianto di depurazione di Bazzano e oltre 6 milioni per l’adeguamento e il potenziamento dei depuratori nei comuni di Avezzano, Capistrello, Carsoli e Celano.

Insomma, sembra che grazie al Masterplan i fondi per intervenire sui depuratori non mancheranno, ma gli interventi sono previsti anche su altri fronti, come spiega l’ingegner Longhi: «Stiamo avviando un processo di dismissione delle fosse Imhoff per quelle abitazioni o piccoli assemblamenti di case che ancora ne usufruiscono, monitoriamo costantemente il sistema fluviale e stiamo cercando di uniformare i procedimenti che prima erano assegnati alle province.

È innegabile che ci siano difficoltà con alcuni impianti e il pregresso da affrontare è notevole, ma stiamo utilizzando tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per migliorare la situazione».

Le preoccupazioni di Italia Nostra per il nuovo depuratore in località Peschiera.

Intanto l’associazione Itala Nostra esprime perplessità su un nuovo depuratore per il quale si chiede che in un’apposita Conferenza di servizi per riconsiderare il progetto localizzato a «Peschiera, area di alto pregio ambientale». In particolare, l’associazione del presidente Paolo Muzi «propone di considerare una soluzione di ridotto impatto ambientale e paesaggistico, quale un intervento di efficientamento dei due impianti di depurazione già esistenti a Pescasseroli e Opi. Ciò mediante riqualificazione tecnologica ed eventuale ampliamento in loco, potenziamento della loro capacità di depurazione con integrativi e innovativi impianti di fitodepurazione posti subito a valle, prima dello sversamento nel Fiume Sangro (le cui acque sono purtroppo stimate di mediocre qualità pur in tali zone montane del Parco)».

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