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La non – notizia della nuova sorgente magmatica

La “nuova” sorgente magmatica nel Sud dell’Appennino?

Una strana “non notizia, inopportunamente divulgata dal servizio stampa INGV con toni aulici e trionfalistici che ricordano molto la propaganda di regime molto di moda nel secolo scorso”.

Le parole, molto dure, sono del geologo dell’Università degli studi dell’Aquila  Antonio Moretti che interviene sulla notizia diffusa nei giorni scorsi dall’INGV (potete trovarla qui) di una sorgente magmatica profonda sotto l’Appennino meridionale.

Che la nostra penisola sia sede di vulcanismo attivo non è certo una novità

commenta Moretti.

Sono numerose le manifestazioni magmatiche attive in tempi (geologicamente) molto recenti. Monte Amiata, Larderello, Vulture e, piu vicino a noi, in Abruzzo, i crateri monogenici della piana del Cavaliere a Carsoli, sono tante testimonianze dell’infuocata vitalità del nostro sottosuolo.

Alcuni vulcani hanno esaurito il loro ciclo vitale, altri sono ancora attivi ed in buona salute, e verosimilmente altri si svilupperanno nel futuro, milione di anni più, milione meno. Non fa certo stupore che qualche sorgente magmatica sia ancora allo stato embrionale e che una accurata ecografia del sottosuolo ne riveli la presenza e, forse, il sesso. Non resterà che dargli il nome.

“Al momento però non siamo ancora a questo punto”, sottolinea lo studioso.

Da pochi decenni la qualità delle registrazioni sismografiche ha permesso una localizzazione degli ipocentri sismici sufficientemente precisa da poterne ricostruire la distribuzione in sottosuolo. Con i ricercatori della rete sismica della Calabria (Ignazio Guerra, Anna Gervasi ed altri) avevamo notato sequenze sismiche le quali, a differenza di quelle classiche dell’Appennino, erano particolarmente sviluppate in senso verticale. La nostra ipotesi era che fossero da riferire a grandi fratture trasversali che attraversavano tutta la crosta. L’ipotesi di Guido Ventura e collaboratori, suffragata anche da puntuali dati geochimici sulla diffusione di risalite di CO2 di origine profonda, è che questi “diapiri sismici” siano da attribuire a risalite magmatiche”.

Solo il tempo e la ricerca potranno dire se questa ipotesi corrisponde a realtà, prosegue Moretti.

“Tuttavia, per quello che riguarda la nostra esperienza di vita, ben poco cambierà. I tempi geologici sono lunghissimi, e credo di potervi assicurare che per le prossime migliaia di anni le bufale potranno continuare a pascolare tranquille sui monti del Matese senza essere disturbate da tremori vulcanici”

Un sassolino dalla scarpa nei confronti dell’INGV però, Moretti se lo toglie.

“Solo, trovo molto scorretto e fuor di luogo che un’istituzione pubblica, finanziata con fondi pubblici, faccia spettacolo del lavoro di tanti ricercatori seri.”

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