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La Bolla del Perdono torna in centro storico

La Bolla del Perdono torna in centro storico

Il documento trasferito dalla Scuola della Finanza in Banca d’Italia

Ieri pomeriggio l’importante documento è stato scortato dalla Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza, dove è stato custodito fin dal terremoto del 6 aprile 2009, ai locali della filiale aquilana della Banca d’Italia, nel cui caveau sarà conservato in attesa di tornare nella sua sede originaria, ovvero Palazzo Margherita.

bolla perdono

I lavori di ricostruzione della storica sede del Palazzo di Città, infatti, sono iniziati nei mesi scorsi ed è lì che, una volta terminati, verrà riposizionato: come voluto da Celestino V è il Comune, infatti, il proprietario e custode della Bolla papale, in virtù della quale ogni anno viene concessa l’indulgenza plenaria con l’apertura della Porta Santa della Basilica di Collemaggio.

Nello scorso mese di agosto, la Bolla era stata esposta proprio nel salone della Banca d’Italia a seguito dei lavori di restauro e recupero effettuati all’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario del ministero dei Beni culturali.

Ad accogliere il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, nella struttura a Coppito, c’erano il comandante regionale Abruzzo della Guardia di Finanza, generale di brigata Flavio Aniello, e il comandante della Scuola, generale di divisione Gianluigi Miglioli, mentre a fare gli onori in Banca d’Italia ci ha pensato il direttore di filiale, Massimiliano Marzano.

«Il cuore della città torna vivere non solo con uffici e attività commerciali, ma anche con segnali come quello che abbiamo lanciato ieri – dichiara il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi – Con la ricostruzione di Palazzo Margherita, la Bolla tornerà nella sua location storica ma nel frattempo, almeno idealmente, vi si riavvicina.

I ringraziamenti della città e della Municipalità vanno alla Guardia di Finanza che, per otto anni, ha vigilato sulla conservazione della Bolla di Papa Celestino V, e a Banca d’Italia, la cui collaborazione ci consente di riportare in centro storico un documento che rimane uno dei simboli identitari della città del Perdono e della riconciliazione».

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