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Costarelle, sentenza TAR fa tremare il carcere

Usi civici, a rischio il carcere Le Costarelle di Preturo.

Uno scenario incredibile, quello paventato dal presidente dell’Asbuc di Preturo e consigliere comunale del Partito democratico Antonio Nardantonio, che in una nota ripercorre “una storia giudiziaria che parte dal 1988”.

“Un terreno occupato abusivamente dal 1 luglio 1982. Parliamo di quello di 4 ettari dove si trova il carcere le Costarelle di Preturo. A dirlo è una sentenza del 2014 che ha accertato la natura demaniale civica universale dei terreni.

Ora, a breve, il Tar dopo il ricorso dell’Amministrazione beni separati di Preturo, dovrà fissare la data dell’udienza e, se si arriverà a sentenza, nello scenario peggiore potrebbe accadere che venga imposto in quell’area il ripristino della situazione iniziale, quindi addio carcere.

“Nel 2014 la Corte d’Appello di Roma sezione speciale usi civici accertò però la natura dei terreni annullando di fatto tutto ciò che era stato realizzato fino ad allora, espropri compresi. La sentenza condannò l’Agenzia del Demanio Abruzzo e Molise al rilascio dei fondi interessati da uso civico e cioè i 4 ettari di terreno rimandando per l’esecuzione alla Regione Abruzzo che intraprese tutti i passaggi necessari con una determina del marzo 2015 per reintegrare i terreni”.

“L’Amministrazione separata, successivamente, fece reintegra e voltura – prosegue Nardantonio – L’Agenzia del demanio, che era stata condannata al rilascio dei fondi, nulla fece. Qui si inserisce il ricorso al Tar dei beni separati per ottemperanza. Il Tar ora si dovrà pronunciare sul rilascio dei suoli ma è ovvio che, così come accadde per l’aeroporto di Preturo, è intenzione dell’Asbuc trovare un accordo anche a tutela del carcere e dei suoi lavoratori“.

“L’amministrazione separata, in realtà, ha già fatto al Demanio una proposta per risolvere il contenzioso e andare avanti con i successivi adempimenti come alienazione e cambio di destinazione d’uso, cosa mai fatta peraltro su terreni agricoli sui quali dunque neanche si sarebbe potuto costruire”.

“Una proposta economica ben articolata ma al minimo, fatta proprio allo scopo di chiudere la questione al meglio e non arrivare per niente alla sentenza. Questo avviene nell’aprile del 2017. A giugno il Demanio chiede ulteriori chiarimenti e l’amministrazione separata li invia immediatamente. Da allora il nulla. Sette mesi di silenzio e l’udienza che dovrà essere fissata”.

“Gli scenari, se non dovesse trovarsi un accordo, diventerebbero molto complicati. Una questione che dovrebbe vedere in prima linea Regione e Comune, a sollecitare soprattutto il Demanio affinché il ruolo del penitenziario e la sua popolazione lavorativa non venga messa in discussione”.

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