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18 dicembre, giornata internazionale del migrante

di Nando Giammarini

Da che mondo è mondo, a partire dagli inizi del secolo scorso, l’emigrazione ha rappresentato un fenomeno sociale  di spostamento di persone  da una parte dall’altra del continente.

Essa  è continuata nella storia dell’umanità conoscendo momenti di particolare intensità nei tempi attuali.

Erano e sono persone che per migliorare le  condizioni di vita proprie e della propria famiglia  ed abbattere lo stato di povertà in cui versavano , intraprendono dei veri e propri viaggi   della speranza.

Molti nostri connazionali emigrarono in America, in Australia, in Brasile, in Argentina o nella vicina Francia ove si adattarono a fare i lavori più umili e faticosi, senza la minima osservanza delle norme di sicurezza, pur di sopravvivere.

Una per tutte la miniera di Charleroi in Belgio ove lavorarono tanti nostri connazionali abruzzesi dell’Alta Valle dell’Aterno, compreso mio padre che ci  ha lasciati  nel 1999 a causa della malattia professionale di tutti i minatori: la maledetta silicosi.

Qui nel lontano 1956 ci fu la più grande tragedia della storia della miniera di quei tempi dopo gli eventi bellici. In un’ incendio scoppiato nelle viscere della terra perirono 262 minatori di cui di cui 136 italiani dei quali 60 abruzzesi .

migrIl centro  più colpito fu Manoppello  – dove successivamente grazie all’impegno di alcuni  di loro sopravvissuti venne realizzato il Monumento al Minatore  Ignoto – con ben 22 giovani minatori morti e Turrivalignani con 10.

Lo spostamento di  intere comunità deve portare tutte le persone, con un pizzico di umanità, ad una  profonda  riflessione su quanto deve essere difficile ed al contempo  doloroso dividere nuclei familiari,  abbandonare il proprio paese e quanto può rimanere dei propri affetti per spingersi in un tanto pericoloso quanto avventuroso   viaggio  una volta giunte a terra nulla garantisce loro.

Occorre affrontare con decisione, coraggio ed umanità il problema si dell’accoglienza ma al contempo bisogna pensare ad  intervenire con un processo d’integrazione strutturato iniziando dalla conoscenza delle comunità di provenienza con le sue tradizioni in modo di poterli  aiutare cercando, per quanto possibile, di inserirli in un percorso socio – professionale.

Sebbene, come in tutte le società, ci siano delle persone irrispettose delle leggi che si abbandonano a reati talvolta infamanti come  l’ avviamento  alla prostituzione  di ragazze, anche  minorenni, fatte arrivare con la scusa di un lavoro.  Per costoro esistono le forze dell’ordine deputate a  far rispettare la legge   assicurando i rei  alla giustizia. La Magistratura  provvederà  dopo un regolare processo una severa condanna ed al relativo rimpatrio.

A tutti quei benpensanti e nazionalisti da bottega,  che altro non sono in grado di sostenere se non l’invasione e la richiesta d’intervento delle istituzioni per bloccare il flusso migratorio, che comunque va regolarizzato, ricordo che  agli inizi del secolo i poveri emigranti   costretti a  lasciare il suo paese in cerca di fortuna, le proprie famiglie,con pochi, miseri effetti personali raccolti in una valigia di cartone,  eravamo noi.

La nostalgia è il sentimento  di dolore per il ritorno, spesso mancato, per i nostri avi trapiantati nelle lontane terre straniere  nei primi anni del novecento. A quale destino andassero incontro questi nostri fratelli, figli d’Italia, che allora  scappavano dalla povertà e dalla miseria verso paesi più vivibili, almeno tali nel loro immaginario,  si portavano dentro sin dal momento della partenza questo sentimento che non li avrebbe lasciati mai più nel corso nella vita.  Un dolore immane vissuto anche dalle loro consorti, magari con figli piccoli condannate a fare le “ vedove bianche”.

La migrazione, affermava Gaetano Salvemini,  deve essere l’effetto di un’anomalia di fondo della società, non il rimedio.

Il trapianto in terra straniera è sempre, da qualsiasi angolazione lo si voglia vedere, un trauma. La solitudine vissuta in un paese diverso dal proprio la mancanza di una Patria poiché la propria è lontana e resiste nell’archivio incantato della memoria  e nel più profondo del cuore.

Ricorre oggi la XVII giornata internazionale per i diritti dei migranti sebbene l’Italia  ed alcuni altri paesi europei non abbiano ancora ratificato la convenzione internazionale. Convenzione che riconosce la specifica situazione di vulnerabilità dei lavoratori migranti e promuove condizioni di lavoro e di vita dignitose e legittime.

Fornisce, inoltre, una guida per l’elaborazione di politiche nazionali in materia di migrazione basate sul rispetto dei diritti umani e propone una serie di disposizioni per combattere gli abusi e lo sfruttamento, dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie nel corso del processo migratorio. Deve essere una giornata del ricordo ma anche di riflessione sulle difficoltà e sul coraggio avuto dai nostri connazionali cui va il merito ed il giusto riconoscimento a tutti quei cittadini che ancora vivono all’estero – di aver contribuito allo sviluppo economico. Un’analisi seria e delle scelte condivide spettano all’Europa ed al nostro Parlamento  per affrontare  l’impellente problema

I migranti di oggi, sono quelli che eravamo noi agli inizi del secolo scorso,in cerca di una vita migliore lontano dalla povertà, dalla fame, dallo sfruttamento e dall’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, che equamente dovrebbero essere divise tra tutti.

Il desiderio di ciascun individuo e di intere Comunità e quello di migliorare le proprie condizioni di vita e ottenere un onesto e legittimo benessere.

Tutti camminiamo su questa terra incontro allo stesso destino.

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