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L’Aquila calcio: tante domande, poche risposte

di Claudia Giannone

C’è chi lo chiama fotoromanzo. Sarebbe riduttivo. C’è chi lo chiama telenovela, ma neanche quella basterebbe a contenere tutte le puntate di questa vicenda. C’è chi lo chiama tragicommedia. Ma, in realtà, arrivati a questo punto, non c’è più nulla che faccia ridere. E cosa resta? Solo la tragedia.

Quando il problema economico passa in secondo piano, allora le cose sono davvero gravi.

Nel mondo del calcio, la cosa più importante è sempre stata quella sacra mensilità che a fine mese deve essere versata nei conti dei giocatori e che, in caso di eccessivi ritardi, porta i più ad abbandonare la barca per accasarsi a compagini più solide. E anche questo problema, in casa L’Aquila, non dovrebbe esistere. Soldi ce ne sono, e in abbondanza. Ma ognuno è libero di usarli nel modo che ritiene più opportuno.

Se fino ad una settimana fa il problema principale era proprio questo, nel discorso legato a stipendi e garanzie, ora è il momento di porsi altre domande.

Domande che spesso, in realtà, sono state poste, ma a cui non è mai stata data una risposta. O meglio, le risposte (a volte) vengono date, ma quanta verità c’è? E soprattutto, punto principale in tutto il discorso L’Aquila Calcio, da chi queste risposte vengono date? Dal portavoce di turno in conferenza stampa, da voci di corridoio che si rincorrono e che portano a malintesi e a conflitti.

Quanto sarebbe bello avere un po’ di chiarezza e trasparenza? Di questi tempi, sembra chiedere troppo. Tempi che vanno avanti da molto.

Ultima puntata della serie, per adesso, quella andata in scena nella giornata di ieri. Tutti restano, tutti saranno pagati, il problema di certo non sono i sette giorni di ritardo. Si è atteso tanto, si può attendere ancora. Purché ci siano le garanzie. Ma a detta di alcuni giocatori, la garanzia più importante si chiama Giulio Dionisi. E se finalmente c’è fiducia nei confronti di qualcuno, si può già dire di aver fatto un passo avanti.

Ma, poi, di nuovo il disastro. In sede, si chiede ai giocatori di andare via. Un po’ come nella canzone “Hanno ucciso l’uomo ragno”: chi sia stato non si sa.

Non è dato saperlo. Circolano nomi. Ma le ipotesi, anche con una certa attenzione, possono essere fatte solo sui social network. Di certo non sulla stampa. L’unica cosa certa: Chiodi smentisce tutto, i giocatori restano.

Oggi via Brenci.

Ma va bene, come molti hanno ripetuto in questo periodo, non è un giocatore a fare la squadra. Non era Valenti, non era Ibojo, non sarà Brenci.

Mensilità, garanzie, personaggi, ma anche bilancio, organigramma. Tutte parole che in questo periodo si sono rincorse all’interno della società rossoblù. Alcune sono scomparse con il passare dei giorni, ma attendono ancora una risposta. Quando arriverà? Chi può saperlo. Di questi tempi, le scadenze si susseguono e si rimanda sempre ad un altro giorno. Chi la darà? Anche questo è difficile da dire.

Nel corso della conferenza di presentazione del nuovo Cda, proprio la stampa ha chiesto un incontro con il presidente Corrado Chiodi. Un incontro che manca da tanto, troppo tempo e che potrebbe servire a fare chiarezza. A dare risposte a tante di quelle domande che i tifosi (e non solo) si pongono.

La fine di questo 15 dicembre è forse il momento più atteso.

Dopo date fissate in precedenza, dalla società o dai giocatori, questa è una data ufficiale che dovrà rappresentare uno spartiacque. Chi doveva prendere una decisione, l’ha fatto. Nel bene o nel male. Cosa succederà, a questo punto? Come sempre, può rispondere solo il maestro Manzoni. “Ai posteri l’ardua sentenza”. Le risposte dovranno essere date da altri. Dalle persone giuste.

Sempre, si spera, all’insegna di due caratteristiche che, in molti casi, avrebbero aiutato la stessa società. Chiarezza e trasparenza.

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