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Terni, lo strano suicidio di un detenuto

È morto il detenuto che nel primo pomeriggio del 9 dicembre avrebbe tentato il suicidio nel carcere di Terni.

Dal carcere di Sabbione l’uomo, un detenuto marocchino di 36 anni, era stato trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Terni e ricoverato nel reparto di Rianimazione con prognosi riservata in condizioni molto gravi.

Ne aveva dato notizia Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, riportando anche gli episodi critici di cui si era reso responsabile durante la detenzione, tra i quali l’aggressione a un Agente.

Sulla morte aleggia il più fitto mistero tanto che Giulio Petrilli, del “Comitato per il diritto al risarcimento da ingiusta detenzione a tutti gli assolti” scrive in una comunicazione alla direzione dell’ospedale Santa Maria di Terni e alla procura generale di Terni:

«Leggo oggi sulla stampa di un detenuto nordafricano di 36 anni che si sarebbe suicidato ieri nel carcere di Terni.
Ricoverato in rianimazione da ieri pomeriggio nell’ospedale Santa Maria della stessa città, sarebbe deceduto stamane.

Il detenuto, di cui non si conoscono le generalità, si sarebbe suicidato in una cella di isolamento, dopo che vi era stato posto in seguito ad una sua aggressione a un agente di polizia penitenziaria al quale avrebbe fratturato il setto nasale.
Conoscendo bene il carcere, avendoci soggiornato per sei anni e conoscendo bene tutte le dinamiche susseguenti ad una azione come quella compiuta dal detenuto, cioè l’aggressione ad un agente.

A quel punto minimo ti portano alle celle e ti riempono di botte, ma a volte ti suicidano!

Per questo motivo spero che il referto dell’ospedale possa rilevare se nel corpo del detenuto sono presenti ecchimosi, frutto di un pestaggio o di un “obbligo” a suicidarsi.
La stessa cosa dovrebbe fare la procura di Terni predisponendo un’autopsia che potrebbe accertare questo.
Faccio questa denuncia in quanto nel carcere di Bellizio Irpino, uno dei tanti dove sono stato detenuto, a seguito di un pestaggio da me subito dagli agenti penitenziari, reo di aver fatto una battitura alle sbarre per protestare per la mancanza di acqua.

Subito dopo il pestaggio denunciai dettagliatamente al magistrato di sorveglianza l’accaduto.

Di notte venni prelevato da dieci guardie e con la scusa di dovermi portare in matricola per un trasferimento si fermarono davanti una cella d’isolamento vuota e mi dissero che se avessi insistito nella denuncia mi avrebbe fatto fare loro una bella protesta, mi avrebbero “suicidato” loro».

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