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Unesco: vince la pizza, ‘avversaria’ della Perdonanza

L’ufficialità arriverà sabato 9 dicembre ma l’Unesco ha già deciso: la pizza napoletana – e con essa l’Arte del pizzaiuolo napoletano – è patrimonio dell’umanità.

Una notizia che ha fatto il giro del mondo:

L’Unesco ha voluto riconoscere quale patrimonio dell’umanità la creatività dei pizzaiuoli che hanno saputo trasformare elementi basici come l’acqua e la farina in una creazione di incredibile valore culturale che rappresenta l’Italia nel mondo

dice il professor Pier Luigi Petrillo, Consigliere per l’Unesco.

L’iter è iniziato nel 2014, quando l’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio, tra i tavoli del Napoli Pizza Village, annunciò l’avvio della petizione a sostegno dell’arte del pizzaiuolo napoletano come Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Nel 2016 fu proprio la Perdonanza Celestiniana dell’Aquila a contendersi la candidatura italiana da presentare all’Unesco: la candidatura aquilana fu bocciata.

Dalla Commissione designatrice fu scelta “l’arte dei pizzaiuoli”, che “ha svolto una funzione di riscatto sociale, elemento identitario di un popolo, non solo quello napoletano, ma quello dell’Italia. E’ un marchio di italianità nel mondo”.

La Perdonanza ci riproverà: candidata primaria presentata nel 2017, si saprà se sarà incoronata patrimonio immateriale dell’Umanità solo nel dicembre 2018, quando l’Unesco esprimerà un parere definitivo in merito alla candidatura.

Nel frattempo saranno definite manifestazioni per la promozione dell’evento.

Curiosità: la candidatura secondaria riguarda la  “Cerca e cavatura del tartufo.Conoscenze pratiche e tradizionali”

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