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Di Stefano, pronto a guidare la Regione

“Se necessario, sono pronto a guidare la coalizione del centrodestra in Abruzzo”.

È una dichiarazione di intenti chiarissima quella dell’onorevole Fabrizio Di Stefano, da due mandati senatore per Forza Italia ma con uno sguardo sempre attento a quello che succede in Abruzzo.

Dalla situazione al comune di Teramo, con Brucchi che accusa di essere stato pugnalato alle spalle dai suoi stessi compagni, alle tasse richieste dall’Europa alle imprese aquilane: Di Stefano, ai microfoni de Il Capoluogo, è un fiume in piena.

Ma ci tiene a precisare che al centrodestra, seppure in vantaggio nei sondaggi nazionali e regionali, serve una squadra vera con la quale mettere su un programma concreto: non ci si basi su nomi, ma su idee e progetti.

L’Intervista.

Che aria tira, onorevole Di Stefano, nel centrodestra?

Una buona aria, decisamente una buona aria. Tutti i sondaggi ci danno come prima coalizione a livello nazionale e anche quelli a livello regionale fannot trasparire un panorama decisamente migliore rispetto ad alcuni mesi fa, tanto da farci vedere con ottimismo i prossimi appuntamenti elettorali. Un ottimismo che però è razionale, non euforico: bisogna lavorare, e molto.

La battaglia è con i 5 Stelle?

Sì. Il centrodestra se la dovrà vedere con il Movimento 5 Stelle. Il pd, se non riesce a chiudere la coalzione, sarà tagliato fuori, sia in Abruzzo, sia a livello nazionale. D’altro canto, la regione è sempre stata molto equilibrata in tutte le tornate amministrative e di questo bisognerà tenerne conto.
Nelle candidature molto conteranno le gabbiature dei singoli partiti.

Che ne pensa dei nuovi collegi uninominali?

I collegi secondo me sono stati fatti con un po’ di fretta, riprendendo un po’ quelli del Mattarellum – che risalgono comunque a quindici anni fa – un po’ andando ad accorpare territori creando uno squilibrio. Al Senato, per dire, quello Pescara Chieti Sulmona è decisamente più grande rispetto a quello Teramo L’Aquila: c’è un grosso squilibrio. Usciranno due senatori con egual peso nell’aula senatoriale: ma uno avrà rappresentato voto di oltre 700mila persone, l’altro di meno di 500mila. Certo, non è ancora deciso nulla e anche Renzi ha affermato che si potrebbe ancora cambiare: se sono sono valutazioni fatte per equilibrare i collegi, sono d’accordo. Ma se si tratterà di un cambiamento fatto per creare collegi dove una o un’altra forza politica è avvantaggiata, sarà una furbata che non avrà le gambe per camminare.

Prossimi appuntamenti: politiche e regionali. Per entrambi si fa il suo nome.

Siamo nel bel mezzo di un passaggio politico: avendo io fatto due mandati, e rientrando nel limite posto dei tre, c’è la prospettiva di ripresentarsi alle politiche.
D’altro canto, subito dopo ci sono le regionali, anche se ancora non si sa se si arriverà alla scadenza naturale o si andrà al voto anticipato. Dipenderà dalle decisione dell’attuale PResidente D’Alfonso.

Dobbiamo costruire una squadra e una candidatura che possano convincere gli Abruzzesi, vincere e saper governare: e se mi si chiedesse di tornare da Roma, se dovesse servire la mia disponibilità e la mia esperienza, anche alla luce di quanto fatto in Regione, io non mi tiro indietro.

Purtroppo negli ultimi anni ci sono stati troppi passi indietro: dall’offerta sanitaria al sociale, dall’ occupazione alle politiche europee. Il presidente Dì’Alfonso ha operato in maniera inversamente proporzionale a come ha saputo stravincere. Quindi il prossimo quinquennio, che auspico sia ad appannaggio del centrodestra, dovrà vedere un grande lavoro e una grande volontà di recuperare spazi persi.

Si stanno scaldando i motori nel centrodestra abruzzese proprio per le regionali: si fa il nome di Gatti, ad esempio.

Di nomi ce ne sono e se ne sono fatti tanti. Della regione si discuterà dopo questo passaggio politico. Ma quello che mi rattrista, ad esempio, è vedere quanto sta accadendo a Teramo. Il centrodestra si sta spaccando, sta sfiduciando l ‘amministrazione Brucchi: è un dato che dobbiamo tenere presente perché il centrodestra deve essere unitario e coagulare. Non è il nome: è la squadra, la coalizione a vincere. Dobbiamo trovare la maniera di unire dalle destre estreme all’area moderata per antonomasia, soprattutto in una regione come la nostra che ha una tradizione democristiana di lungo corso. Non si vince da soli né a livello nazionale né regionale.

Le tasse sospese post sisma potrebbero essere ripagate dalle imprese aquilane: si arriverà a un compromesso?

Questa era una evenienza che si doveva e poteva anticipare: ci si doveva muovere per tempo affinché questa richiesta non avvenisse. La Regione doveva sollecitare il Governo perché si facesse promotore di una azione in tal senso. Però è anche vero che le richieste vanno trattate, contrattate, eventualmente riviste, eventualmente partecipate. E’ una questione politica: quello che temo è che oggi il governo nazionale, che già di per sè è debole, sia anche distratto dall’appuntamento elettorale per fare una battaglia di questo genere. Stamattina ho scritto al Presidente Tajani su questo. Però prevedo che nonostante l’impegno che il Presidente profonderà, se non ci dovesse essere comunque il forte appello del governo nazionale, che si siede per trattare con la comunità europea, non si uscirà vincenti. E’ una battaglia comune che, al di là della battaglia elettorale, va fatta tutti insieme, destra e sinistra.

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