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Cagnano manifesta contro l’inceneritore

Dai bambini agli adulti, passando per gli amici a quattro zampe: a Cagnano in moltissimi sono scesi in piazza per manifestare contro l’utilizzo di CSS nel cementificio ex Sacci, oggi Cementir Caltagirone e che, a breve, subirà un altro passaggio, quello ad Italcementi.

WhatsApp Image 2017-11-25 at 16.11.50Tanti abitanti di Cagnano, Barete, Pizzoli e dei comuni del circondario si sono riuniti con striscioni e palloncini in una manifestazione decisamente riuscita: ma non tutti erano presenti.

“Fa rumore l’assenza di rappresentanti del Comune di Cagnano” dice a Il Capoluogo Maria Fioravanti, del comitato AternoAria, promotore della manifestazione.

“Non ci sono né il sindaco, né altri rappresentanti comunali: c’è evidentemente una situazione di forte imbarazzo. È invece presente il vicesindaco dell’Aquila Liris, l’assessore aquilano Imprudente, i sindaci di Barete e di Pizzoli a testimonianza del fatto che non è un problema solo nostro, ma dell’intero territorio”.

“Non ci sentiamo tutelati” ribadisce Fioravanti, medico specialista in medicina del lavoro che da mesi sottolinea quanto questa situazione sia pericolosa non solo a livello di ambiente ma soprattutto di salute.

“Vogliamo che si faccia chiarezza ed esigiamo risposte esaustive sulla combustione del CSS, di fatto combustibile derivato dai rifiuti. L’azienda minaccia di chiudere le attività perché, sostengono, se non si brucia il CSS si chiude. Ma si può dire una cosa del genere nel cantiere più grande d’Europa? Non è plausibile”.

“La ricaduta degli inquinanti e dei metalli pesanti derivati dalla combustione non rispetta i confini territoriali e interessa un’area molto vasta.  Già si sta bruciando tale combustibile e la popolazione non è stata informata a sufficienza dalle istituzioni. Noi non ci sentiamo tutelati. Non bruciamo il nostro futuro, la tutela del nostro territorio e delle future generazioni dipende dal nostro impegno come cittadini attivi.”

I lavoratori dell’ex cementificio martedì scorso avevano incontrato in Regione il consigliere  Pierpaolo Pietrucci ed il vice presidente della Giunta regionale Giovanni Lolli: ai rappresentanti istituzionali era stato segnalato, fra le altre cose, che i monitoraggi sull’inceneritore, in corso dal 23 ottobre, avviato a completa insaputa dei cittadini, hanno prodotto “fumi maleodoranti di natura non confermata percepibili anche nei Comuni limitrofi a Cagnano, e un ambiente di lavoro umido e malsano”.

Il comitato chiede altresì che il nuovo proprietario, l’Italcementi, ristrutturi e ammoderni l’impianto con le nuove ed ultime tecnologie al fine di adeguarlo alla norma.

“Tenuto conto che la Snam ha già avviato i lavori per raddoppiare la condotta del gas metano, ci sarebbero ulteriori benefici dalla dismissione del carbone per alimentare i forni del cementificio”.

Aumento della mortalità del 20% e dell’insorgere di tumori al colon e ai polmoni fino al 400%: questi alcuni dei dati estrapolati dall’ARTA Piemonte su su zone interessate dalla combustione di Css e citati dalla stessa dottoressa Fioravanti.

Posizione opposta a quella espressa dal sindaco di Cagnano Amiterno Iside Di Martino che aveva assicurato che Arta aveva “asseverato che il potenziale inquinante del Css non solo è sotto i limiti di legge, ma inferiore a quello del petcoke [il combustibile utilizzato attualmente dal cementificio]”.

La stessa Di Martino, in serata, ha reso noto che è già in corso una trattativa con la Regione (assente anch’essa alla manifestazione) per la redazione di un protocollo di sicurezza aggiuntivo, oltre a quelli disposti dalla legge.

Intervenuto anche il sindaco di Pizzoli, Gianni Anastasio.

“Il problema non riguarda soltanto Cagnano ma attiene ad un territorio più ampio; stiamo parlando di fumi e polveri, per cui è ovvio che limitare il discorso soltanto all’area del cementificio sarebbe piuttosto riduttivo. A lasciare perplessi è la mancanza di chiarezza”, ha aggiunto; “sostanzialmente, vorremmo conoscere il piano industriale di Italcementi per i prossimi anni, considerato che abbiamo assistito a passaggi di proprietà da centinaia di milioni di euro e, dunque, ci sono interessi importanti sull’impianto. Vorremmo renderci conto se, effettivamente, l’azienda intenda continuare a produrre cemento o ha intenzione di fare altro. Così fosse, troverebbero l’opposizione ferma del territorio”.

(e.f.)

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