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SOX Gran Sasso, gravi omissioni dell’INFN

L’INFN responsabile di omissioni che comporterebbero per legge l’incompatibilità dell’esperimento SOX.

La Mobilitazione per l’acqua del Gran Sasso decide di pubblicare tutti i documenti che indicano che intere categorie di rischi non sono stati neanche valutati.

Oggi Augusto De Santis, accompagnato dagli attivisti Elena Pesce e Antonio Perrotti e l’ingegnere Giuseppina Ranalli, in una conferenza stampa itinerante tra Pescara, Teramo e L’Aquila ha espresso richiesta di ritirare in auto-tutela le autorizzazioni e i pareri per SOX e di togliere le 2.300 tonnellate di sostanze pericolose già presenti in due esperimenti.

LE OMISSIONI

“L’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare omise di dire ai ministeri e all’ISPRA che esistono le captazioni idropotabili che avrebbero reso incompatibile l’esperimento sulla base dei divieti dell’art.94 del Testo Unico dell’Ambiente. Altro che approfondita valutazione dei rischi dell’esperimento SOX”.

È uno degli tantissimi aspetti inquietanti che emerge dalla lettura delle carte che oggi la Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso mette a disposizione di tutti in una vera e propria operazione trasparenza dopo un laborioso e lungo accesso agli atti presso i ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente.

“Ancora l’altroieri – ha dettoDe Santis del movimento H2O – l’INFN diffondeva comunicati con imprecisioni rilevanti, come, a mero titolo di esempio, quantità diverse (40 grammi di Cerio144 rispetto ai 50 grammi indicati nelle carte inviate agli enti, una differenza enorme di 1/5, pari a circa 1,2 Petabecquerel, dieci volte la radioattività della nube di Rutenio106 che sta facendo parlare tutta Europa) oppure la totale assenza di dosi di radiazione per i lavoratori (basta leggere le relazioni depositate per accertarsi che non è così, anche se le dosi per i singoli lavoratori sono abbastanza limitate essendo stimate in alcune centinaia di microsievert).

Dalla lettura delle carte in sintesi emerge una deficitaria analisi del contesto e una totale assenza di quella dei vincoli omettendo di dichiarare che:

1) sono presenti grandissime captazioni idropotabili che riforniscono centinaia di migliaia di persone, con conseguente impossibilità per gli enti di far valere il divieto di stoccaggio di sostanze radioattive attorno ai punti di prelievo come dettato dall’Art.94 del D.Lgs 152/2006 (anche se la Regione Abruzzo nel suo parere avrebbe dovuto sollevare la questione conoscendo la situazione meglio dei ministeri);

2) l’area è un Parco Nazionale;

3) l’area è Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale ed è quindi indispensabile una Valutazione di Incidenza Ambientale ex D.P.R.357/1997, tenendo conto che sono previsti anche possibili scarichi di liquido;

4) i laboratori sono classificati quale Impianto a Rischio di Incidente Rilevante, soggetto a piani di sicurezza stringenti.

Per quanto riguarda i contenuti degli elaborati e gli allegati depositati al Ministero notiamo diverse criticità.

RISCHIO SISMICO

A parte una frase piuttosto infelice con cui si apre il paragrafo – ha aggiunto De Santis -(“Sebbene poco probabile che un terremoto accada durante il limitato intervallo di tempo necessario “) tenendo conto che di lì a poco ci sarebbero stati i terremoti di Amatrice e Vettore, le verifiche sulle eventuali conseguenze sono state limitate esclusivamente agli effetti dello scuotimento. Quelle connesse alla dislocazione sismica sono state completamente omesse come se, erroneamente, non esistesse questa eventualità (si veda lo “scalino” sulla faglia del Monte Vettore a mero titolo di esempio, che sarebbe ingestibile dal punto di vista ingegneristico). Non hanno neanche allegato uno schema geologico del Gran Sasso! Tra l’altro una dislocazione potrebbe causare anche il crollo di grandi quantità di materiali dalle volte sul coperchio del cilindro di tungsteno, danneggiare le vie di soccorso e/o fuga oltre agli impianti di spegnimento degli incendi. Insomma, nulla di tutto ciò è stato esaminato.

POSSIBILITÀ DI APERTURA DEL CILINDRO DI TUNGSTENO

Il Cerio144 è contenuto in due contenitori di acciaio, una capsula di dimensioni 14 cm (diametro) X14 cm. Questa capsula è sigillata ma lascia passare una enorme quantità di radiazioni gamma, come è descritto nelle tabelle depositate dall’INFN.

Quindi serve l’ulteriore cilindro di tungsteno con spessore delle pareti di 19 cm. Ebbene, quest’ultimo non è sigillato, ma il tappo viene tenuto in posizione con un coperchio di acciaio avvitato con n.20 viti. Pertanto è apribile. Ciò comporta diversi problemi di sicurezza.

LE PROVE DI CADUTA DELLA SORGENTE

La prova di resistenza dell’ormai famoso cilindro di tungsteno è stata condotta simulando una caduta dell’oggetto da 2 metri su tappetino elastico alto 11 cm.

Ebbene, in uno dei (pochi) casi esaminati di traiettoria di caduta con angoli diversi, nonostante questa prova a nostro avviso piuttosto edulcorata, si ha una piccola deformazione dell’anello di acciaio che tiene il tappo del cilindro di tungsteno.

È interessante notare che in un altro punto delle relazioni si parla di una prova di caduta da condurre e che in caso di risultati non soddisfacenti della caduta sul pavimento avrebbero fatto ricorso a tappetini da stendere (a mano) sotto al cilindro sospeso durante la movimentazione. Invece c’è solo la relazione con la simulazione della caduta diretta sul tappetino e manca l’analisi delle conseguenze di una caduta sul pavimento. Come mai? Eppure la caduta potrebbe avvenire, per errore umano o per un’emergenza (ad esempio, un sisma), senza aver steso il tappetino.

Il problema quindi non è sviare sulla possibilità di “bucare” i 19 cm di tungsteno ma che si apra il coperchio di acciaio avvitato, con spostamento del tappo con la conseguenza di scoprire la capsula che rilascia forti emissioni gamma.

CERTIFICAZIONI

Come non notare che le “famose” certificazioni consistono in:

a) per la prova di tenuta della capsula sigillata una semplice auto-certificazione (sì!) prodotta dai russi di Mayak di n.8 righe senza alcun referto di test ecc.;

b) come nota di colore facciamo notare che una delle certificazioni è addirittura in cirillico non tradotta. Altre sempre in cirillico sono state tradotte dall’ambasciata.

Inoltre non siamo riusciti a trovare alcuna documentazione relativa alle prove di tenuta del cilindro di Tungsteno.

RISCHIO INCIDENTE DA EFFETTO DOMINO

Nei laboratori ci sono molti esperimenti che non creano alcun problema rilevante dal punto di vista della sicurezza. Invece alcuni esperimenti impiegano grandi quantità di sostanze pericolose o asfissianti. Nessuna analisi è stata condotta sulle conseguenze di incidenti gravi da questi apparati, se non un brevissimo accenno auto-assolutorio (ci sono i sistemi anti-incendio) al rischio incendio in sala C. Un’analisi totalmente insufficiente in considerazione della classificazione dei Laboratori quali Impianti a Rischio di Incidente Rilevante.

RISCHIO INCIDENTE DA MANIPOLAZIONE

Come detto il contenitore di Tungsteno è apribile abbastanza facilmente in maniera volontaria. Questo avrebbe dovuto comportare che l’analisi di rischio comprendesse la valutazione delle conseguenze di un gesto voluto, da persone, interne o esterne, sia limitato alla mera apertura dello schermo sia all’estrazione della capsula fino ad arrivare ad una sua distruzione con conseguente dispersione della polvere di Cerio144.

Tutto quello che vi è fuori dalla sala C è stato quindi sostanzialmente ignorato, dai cittadini ai paesi, dai fiumi all’aria.

DEFINIZIONI

Addirittura nella definizione iniziale c’è un errore perché si definisce come sorgente sigillata non solo la capsula ma anche la capsula con il cilindro di tungsteno, cosa non più riportata nel resto della documentazione in cui il contenitore di tungsteno non è considerato, giustamente, sigillato. Una delle diverse imprecisioni rilevate.

 

Insomma l’esperimento SOX riguarda geograficamente come minimo 700.000 persone, nei confronti delle quali non è ad oggi stato comunicato quale sarebbe il rischio massimo derivante da un incidente. Questo  per quanto riguarda l’eventuale contaminazione dell’acquifero a monte nel cui caso i nuovi tubi, pure necessari, sarebbero inutili perché trasporterebbero acqua contaminata ma anche per l’esperimento SOX per cui vanno eliminate le 2.300 tonnellate di sostanze pericolose già presenti in due esperimenti (Borexino 1.292 tonnellate di trimetilbenzene; LVD, 1.000 tonnellate di acqua ragia) sulle decine in corso che invece non danno rilevanti problemi.

Infine – ha concluso De Santis – ricordiamo che le autorizzazioni sono state richieste a novembre 2014 e rilasciate a febbraio 2016”.

 

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