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Michel Faber, incantato dall’Aquila

Questa mattina lo scrittore e poeta Michel Faber, ospite d’onore della XVIma edizione del premio Bonanni – Bper Banca è stato ricevuto presso l’edificio della Direzione Territoriale Adriatica di L’Aquila.

Presenti il Presidente del Premio Raffaele Marola, dal Presidente della Giuria Stefania Pezzopane, dal Presidente della Fondazione Carispaq Marco Fanfani e dall’Assessore alla Cultura dell’Aquila Sabrina Di Cosimo.

“Sono stato felicissimo – ha dichiarato Faber – di venire a L’Aquila per il premio Bonanni, dopo gli altri grandi scrittori che mi hanno preceduto. Ho avuto modo ieri sera di visitare alcune parti della città colpite dal sisma, di cui avevo solo sentito parlare, e di ammirare di notte e nel silenzio dei monumenti che mi hanno rapito per la loro bellezza. Mi piacerebbe tornare tra qualche anno con l’augurio che vicoli e piazze possano tornare a riempirsi di suoni e di colori”.

L’evento si svolge in due giorni: alle 17 del 24 novembre, presso il Centro Civico di Paganica, si terrà una conferenza con Faber mentre nella giornata successiva, alle ore 10:30, presso l’Auditorium del Parco, avranno luogo le premiazioni.

La giuria chiamata a valutare le poesie in concorso sarà presieduta da Stefania Pezzopane e verrà affiancata da dieci ragazzi provenienti dagli istituti superiori della provincia.

Per gli studenti, il vincitore della sezione B – quella dedicata alle poesie inedite, riservata agli studenti di un Istituto Superiore della provincia dell’Aquila – è Denis Friscioni, studente dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Amedeo D’Aosta” di L’Aquila.

 

Michel Faber, tra i narratori più famosi al mondo, ospite d’onore

Michel Faber, olandese di 57 anni, oggi tra i narratori più famosi nel mondo, è l’ospite d’onore della XVI edizione del Premio Letterario Internazionale “L’Aquila”-BPER Banca, intitolato alla nota scrittrice aquilana Laudonia Bonanni.

Dopo il cordiale incontro dello scrittore con il pubblico di Paganica, svoltosi venerdì pomeriggio presso il Museo Civico locale, oggi, sabato, presso l’Auditorium del Parco del Castello, alle ore 10,30, egli s’intratterrà con il pubblico aquilano in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Bonanni  che vede coinvolti, tra gli altri, gli studenti della Provincia, lo studente e i cinque ottimi poeti italiani premiati.

Nove dei libri di Michel Faber, tra romanzi e raccolte di racconti, sono tradotti in italiano ed editi da prestigiose case editrici, quali Einaudi, Bompiani, La nave di Teseo. A renderlo poeta è stato il dolore per la malattia, lunga sei anni, e per la scomparsa, nel 2014, dell’amata moglie Eva, il cui «sostegno non era solo letterario, emotivo e pratico: era anche cosmico»,confessa l’autore. Non a caso, nei suoi romanzi la figura femminile è sempre positiva e salvifica.

Nato nella bella città regale di L’Aia il 13 aprile 1960, Michel Faber vive l’infanzia e la giovinezza nello sterminato e solitario mondo australiano, dove suo padre, dopo le disastrose conseguenze della grande guerra pagate in prima persona, si era trasferito dal 1967. In Australia, Faber alimenta due grandi passioni: la musica di ogni genere e le arti grafiche, ma ad attrarlo è in primo luogo la scrittura, prediligendo esprimersi, lui olandese, in lingua inglese, quella appresa a scuola e alimentata anche attraverso la lettura dei fumetti Marvel che negli anni ’60-‘70 diffondevano valori di puro eroismo, grandezza e nobiltà d’animo riconnettendosi ai grandi miti greci. Questo amore porta il giovane Michel, infermiere, ad elaborare racconti e romanzi che tuttavia non pubblica; finché un giorno non si confronta con una donna, la quale, dopo averli letti gli esprime apertamente elogi e dubbi, «senza preoccuparsi del possibile fragile ego di uno scrittore. E poiché – scrive Michel – non ho un ego fragile come scrittore, stavo pensando: “questa è la donna per me”». Era il 1987 e stava a Melbourne; quella donna, Eva Youren, polacca, anche lei rifugiata con la famiglia in Australia  per  evitare persecuzioni politiche, diverrà  la sua seconda moglie. Su esortazione di lei, nel 1992 tornano in Europa, prima ad Edimburgo quindi, in seguito a forti disagi economici, si trasferiscono nel 1993  sugli altipiani della Scozia ad abitare una remota stazione ferroviaria di età vittoriana: «È nel bel mezzo del nulla, per noi era un universo per due, ora è solo sperduta» rivela Michel all’intervistatore dopo la morte della sua Eva.

I primi anni in Scozia sono per Faber deprimenti e doloranti; in fine, seguendo suo malgrado i consigli di Eva, giungono le prime conferme come scrittore di racconti; poi,  col romanzo Sotto la pelle (2000), dedicato, come tutti i suoi libri successivi a Eva che lo ha «riportato sulla terra», alla realtà, arrivano anche i premi. Sotto la pelle è un romanzo molto personale: una specie di viaggio «dall’alienità  all’umanità»; è infatti un romanzo solo apparentemente di fantascienza essendo, la protagonista, un’aliena; in realtà è pieno di essenza umana e di denuncia sociale, dove il sesso forte e salvifico è quello femminile. Il successo clamoroso, quello che cambia loro la vita, giunge con Il petalo cremisi e bianco, tradotto in 32 lingue, un romanzo  ambientato nella caotica ed incoerente Londra vittoriana del secondo Ottocento. Un’opera di grande realismo, minuziosa e cruda nelle descrizioni degli ambienti, dei vizi, dei sentimenti, delle emozioni. Ancora una storia dove la protagonista, una giovane prostituta diciannovenne che cerca una via di liberazione e di redenzione, è vincente sui drammi e sulle miserie degli uomini e della società. Ma, che la vita stessa dell’autore non sia mai stata facile, emerge da tutta la sua narrativa che, magistralmente scritta, indaga temi e motivi cupi e surreali nella loro spoglia realtà. Senza  mai cedere al sentimentalismo, e tuttavia sorretto da una buona dose di ironia, intesa come distacco, Michel Faber ritrae la costante e interminabile lotta dell’individuo con sé stesso e con il mondo circostante per le tante ferite che la vita riesce a incidere nel cuore dell’essere umano. E che la lotta non abbia mai fine, sebbene con essa conviva anche una tenue speranza, emerge dal fatto che mai una sua narrazione si esaurisce con la fine del racconto o del romanzo, lasciando aperto il finale, sì che il lettore, appagato dallo stupore della parola, resti a riflettere sul cammino più che sul traguardo, sulla trama più che sul finale. E poco importa che i suoi romanzi siano ambientati nel passato, com’è l’epoca vittoriana, o in un sottile ultramondo o in luoghi alieni e irraggiungibili, perché ciò che essi hanno in comune è la continua ricerca nel valorizzare verità, gentilezza, tolleranza, con una passione che potremmo dire evangelica e che non conosce tempi e confini.

Nove sono i suoi libri di narrativa tradotti in italiano, tra romanzi (Sotto la pelle, Einaudi, 2004; I cento99 gradini, Einaudi, 2006; Il petalo cremisi e bianco, Einaudi, 2002; Il vangelo del fuoco, Rizzoli, 2008; Il libro delle cose nuove e strane, Bompiani, 2015-2016; A voce nuda, Bompiani, 2015), raccolte di racconti (I Fratelli Fahrenheit ,Einaudi, 2005; Natale in Silver street, cit.). Fino alla poesia Undying. Una storia d’amore (La nave di Teseo, 2017): una narrazione in versi «della perdita di Eva, e del suo (mio) dolore per lei», il primo suo libro pubblicato senza l’avallo dell’amata moglie, la quale, sebbene avesse «tanti talenti, pittrice, fotografa, scrittrice», aveva dedicato solo a lui e alla sua arte tutte le proprie attenzioni. La silloge è divisa in due parti: la prima registra tra memoria ed eventi, tra depressione e speranza, il percorso evolutivo e trasfigurante della malattia di Eva; la seconda parte ne narra la perdita e il suo dolore per lei: «Adesso questo letto ha raddoppiato il suo spazio / e io sono solo, rannicchiato, avvolto in coperte di dolore» (Vieni a letto). Un sentimento, quello di Faber, undying, «imperituro», come è stato il loro amore libero; non poteva, pertanto, non lasciare lucentezze, lucencies finali: Sei morta, lo so, e non è mio compito / mostrarti che la morte non è la fine. / Ma tu hai lasciato lucentezze di grazia, / nascoste nel mondo, / che ancora rilucono. Si conclude, con questi versi luminosi, la silloge poetica, ed il lettore è certo che nelle opere a venire la presenza della sua Eva sarà ancora piena di luce.                                

Liliana Biondi

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