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SOX Gran Sasso, D’Alfonso caccia le Iene

L’esperimento SOX del Gran Sasso sotto i riflettori delle Iene.

La giornalista Nadia Toffa ha posto domande sull’esperimento con il Cerio radioattivo dell’INFN ed è stata cacciata in malo modo dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso.

Si prospetta infatti l’utilizzo del Cerio 144 per un esperimento nucleare in quello che è dal 1982 il più grande laboratorio sotterraneo del mondo, che metterebbe in pericolo tutta la popolazione abruzzese.

L’impianto è a “rischio di incidente rilevante” perché:

  • è collocato nella sorgente acquifera che rifornisce gran parte dell’Abruzzo di acqua potabile ma a una distanza non di sicurezza secondo il D.Lgs 152/2006
  • opera in una zona altamente sismica con materiali radiattivi
  • utilizza questi materiali in una “generale non conformità della localizzazione dei locali ed installazioni dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso e delle attività ivi condotte” secondo l’Istituto Superiore della Sanità.Il servizio delle Iene inoltre rilevava anche che, secondo l’Istituto “i lavori di pavimentazione relativi alla protezione dell’acquifero non sono di fatto mai stati realizzati”.

I dubbi e i timori della popolazione sono legittimati anche da due incidenti già avvenuti in passato:

Il primo, nell’agosto 2002 :

Le acque di lavaggio della cisterna utilizzata per l’esperimento che causò lo sversamento di trimetilbenzene nei laboratori del Gran Sasso, erano scaricate – secondo una ”prassi non permessa dalla legge” – nella rete delle acque bianche: lo sostiene una relazione del dipartimento Arta di Teramo, resa nota dal Wwf. In quell’occasione l’Arta aveva reso noti i risultati di analisi, che  evidenziavano la presenza del trimetilbenzene in un pozzo e un fontanile pubblico a Scerne di Pineto (Teramo), nei pressi della foce del fiume Vomano.
Il Wwf diffuse poi a gennaio una serie di testimonianze di ricercatori che avevano lavorato sotto il Gran Sasso tra il 1993 e il 2000 e raccontavano di incidenti ed esempi di superficialità nelle procedure di sicurezza e
L’associazione ha rilanciato l’allarme sulle decine di tonnellate di tricloruro di Gallio stipate sotto il Gran Sasso, una ”sostanza pericolosissima che causerebbe, in caso di incidente, danni molto più gravi del trimetilbenzene”.

Il secondo, nel 2016:

Nel 2016 secondo episodio sversamento di diclorometano nelle acque

Il giorno 1° settembre è pervenuta ai Laboratori una nota della Ausl Teramo in cui si comunicava che, nel corso delle ordinarie attività di monitoraggio sui campioni di acqua provenienti dalla rete idrica sotterranea del Gran Sasso – si legge nella nota – era stata riscontrata una traccia di diclorometano in uno dei punti di captazione situati nei pressi dell’entrata dei Laboratori sotterranei, lungo l’autostrada A24

La Asl di Teramo il 31 agosto ha disposto la sospensione, in via cautelativa, dell’immissione in rete delle acque dal pozzetto di prelievo n. 1917, che il Ruzzo ha prontamente eseguito. Il 2 settembre tutta la sorgente di evaporazione di Diclorometano è stata rimossa dai Laboratori. Dunque l’evento è stato circoscritto all’intervallo tra il 30 agosto e il 2 settembre.

Il Video: https://www.iene.mediaset.it/video/un-pericoloso-esperimento-nucleare-tenuto-nascosto_12811.shtml”

Lolli: per esperimenti previsti maggiori controlli

Per garantire le falde acquifere del Gran Sasso da circa due anni abbiamo avviato una rigorosa procedura di messa in sicurezza con un progetto che prevede totalmente autonomo il prelievo dell’acqua dalla galleria autostradale e del laboratorio dell’Istituto nazionale di fisica nucleare.

2017_11_22_LOLLI_BACINO_IDRICO_DEL_GRAN_SASSO_03Lo ha detto il vicepresidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, nel corso di un conferenza stampa convocata per spiegare la posizione della Regione Abruzzo in relazione alle attività scientifiche del laboratorio del Gran Sasso.

“Il problema esiste, perché l’attuale sistema presenta delle criticità che possono generare contaminazioni dell’acqua anche se finora gli episodi registrati non hanno prodotto particolari allarmi; da qui l’idea di disarticolare il sistema di raccolta e distribuzione delle acque cambiando la collocazione e la composizione della condotta stessa. In attesa che questa operazione complessa e costosa sia portata a compimento – aggiunge Lolli – abbiamo costituito un tavolo con tutti gli attori pubblici e privati interessati che ha creato un protocollo molto vincolante che prevede procedure di sicurezza aggiuntive rispetto a quelle previste dalla normativa nazionale per gli esperimenti che porterà avanti il Laboratorio del Gran Sasso”.

Il protocollo sottoscritto da tutti i soggetti, compreso l’Infn, dice che

tutte le procedure che avvengono all’interno del laboratorio e della galleria autostradale quando vengono usati materiali che possono in qualche modo interferire o essere pericolosi devono avere un’autorizzazione in più dalla Regione. È successo, invece, nel caso dell’esperimento che non c’era pervenuta alcuna comunicazione, nonostante l’esperimento stesso fosse stato autorizzato dallo Stato mediante l’Ispra e dalla Asl che a sua volta l’aveva comunicato alla Regione. Noi però non ci accontentiamo di queste procedure nazionali: fino a quando quel sistema non verrà messo totalmente in sicurezza nel modo in cui noi intendiamo e con il progetto che potrà contare anche su un finanziamento statale, noi continueremo a chiedere procedure aggiuntive”.

“L’errore è consistito nel fatto che nessuno ha comunicato al tavolo l’attuazione dell’esperimento e quando ne siamo venuti a conoscenza abbiamo detto agli interessati di bloccare le procedure stesse e di mettere in atto le prescrizioni aggiuntive previste nel protocollo”

Questo – ha proseguito Lolli – non significa bloccare l’attività scientifica e di ricerca del Laboratorio, ma siccome ci troviamo su un territorio delicatissimo è necessario che i sistemi di sicurezza siano più penetranti anche a costo di prevedere una ridondanza di attenzione”.

Intanto è stata approvata all’unanimità in commissione attività produttive regionale la risoluzione del M5S che chiede il blocco immediato e definitivo dell’esperimento radioattivo SOX nei laboratori INFN del Gran Sasso.
“Siamo soddisfatti” – spiega il consigliere Riccardo Mercante – “questa risoluzione approvata da tutta la maggioranza e da tutti i gruppi di opposizione impegna il presidente e la giunta tutta della Regione Abruzzo a mettere in campo tutte le azioni necessarie per interrompere e bloccare in modo definitivo, senza se e senza ma, l’esperimento. Della sua pericolosità abbiamo già argomentato precedentemente, così come dell’assoluto silenzio della Regione relativo all’autorizzazione rilasciata già due anni fa. Abbiamo messo in campo ogni azione possibile dentro e fuori dal palazzo per bloccare questa pericolosa operazione.

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