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La fine di Intecs: a casa in 68

Licenziamento di massa alla Intecs dell’Aquila: la decisione dell’azienda è ormai definitiva e ieri è stata ratificata nella sede di Confindustria.

A nulla sono valsi i tavoli regionali e le trattative a diversi livelli: fra trenta giorni, 68 ricercatori riceveranno la lettera di licenziamento che, affermano i sindacati, verrà sicuramente impugnata.

Una sonora sconfitta per la ricerca aquilana, che perde un pezzo importante per lo sviluppo di questo settore in città ma soprattutto nell’intero comprensorio.

Ora allo studio della Regione, in particolar modo del vicepresidente Lolli, soluzioni alternative, come quelle legate all’utilizzo dei fondi FESR destinati alla Space Economy: Thales Alenia e Telespazio i soggetti principali che potrebbero essere coinvolti nel riassorbimento delle maestranze, ultraspecializzate, dell’Intecs.

Ma di fatto le trattative politiche si sono infrante contro la decisione dell’azienda che due mesi fa aveva comunicato allo stesso Lolli, senza passare dalla negoziazione sindacale, di voler chiudere lo stabilimento aquilano. Motivo ulteriore che fa gridare all’ingiustizia i sindacati.

Intecs non è stata capace di valorizzare le altissime professionalità che ha rilevato dalla Compel nel 2011 e le colpe ricadono sui dipendenti” dice Alfredo Fegatelli, segretario FIOM.

Il declino di INTECS

Intecs, nata nel 1974, ha attualmente 500 dipendenti: la sede centrale si trova a Roma. Ha rilevato il laboratorio aquilano Technolabs – centro di eccellenza per la ricerca – nel 2011.

Prima gli esuberi, poi i licenziamenti collettivi. Il 2017 è stato l’anno nero per lo stabilimento Intecs aquilano, stante la decisione della sede centrale romana di depotenziare gradualmente quella aquilana, fino alla chiusura definitiva. Motivo ufficiale: la crisi del gruppo, i dubbi sulla capacità dello stabilimento aquilano. Ad aprile le RSU denunciavano il licenziamento di 13 dipendenti: decisione alla quale sono seguiti i licenziamenti collettivi.

Mesi nei quali è scoppiato anche un altro bubbone, che ha visto coinvolte Intecs e la Regione: al centro della questione, presunte pressioni che Intecs avrebbe fatto sulla Regione, legate a dei progetti presentati dall’azienda all’ente abruzzese. Pressioni rispedite al mittente dalla società:

La Intecs smentisce nel modo più categorico quanto riportato in questi ultimi giorni da alcuni organi di stampa secondo i quali la Società starebbe attuando ricatti o pressioni nei confronti delle istituzioni regionali abruzzesi.
La Intecs sottolinea che l’avvio della procedura di licenziamento collettivo presso la sua sede de l’Aquila è un passo doloroso che l’Azienda ha fatto a valle di numerosi tentativi infruttuosi per evitarlo.

In questi mesi i lavoratori non sono stati con le mani in mano: hanno lavorato, si sono continuamente aggiornati con la prospettiva di essere riassorbiti in progetti in via di sviluppo che Intecs pure dichiara di avere in cantiere, in collaborazione con altre imprese.

Insomma, la crisi non sembra così nera, a quanto pare: ma Intecs non torna indietro.

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