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L’Aquila sogna la messa di Natale a Collemaggio

Non è solo un sogno, nemmeno una speranza stavolta. La riapertura della Basilica di Collemaggio entro il mese di Dicembre è garantita.

La prima foto della navata ricostruita sta facendo il giro del web. E’ la foto che più di tutte ha emozionato la città in questi anni post sisma. Non ci sono più ponteggi, solo qualche scala e attrezzo da lavoro resti di un cantiere che è giunto quasi al termine perché la Basilica riaprirà le sue porte nel mese di Dicembre.

collemaggio

Dopo otto anni e mezzo sparirà anche la scritta “temporaneamente chiuso” sulla ricerca Google. Un dettaglio di poco conto forse, rispetto all’impresa del restauro della chiesa dichiarata monumento nazionale nel 1902.

La promessa della Soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio dell’Aquila è stata mantenuta: resta solo capire quale sia la data migliore per celebrare il rito solenne della riapertura.

“Un orgoglio – scrive in un post su Fb la Sovrintendenza, diretta da Alessandra Vittorini – per tutti coloro che hanno accompagnato questi due anni di rinascita: la Soprintendenza dell’Aquila e cratere (progetto e direzione lavori), gli esperti degli Atenei di Milano, Roma e L’Aquila (gruppo tecnico scientifico di supporto alla progettazione), l’Eni (finanziamento), l’impresa Arcas che ha svolto i lavori, i tecnici, i restauratori, le maestranze e tutto il personale di supporto”.

La Basilica è tornata sulla cronaca nazionale qualche giorno fa come simbolo di efficienza della ricostruzione:

L’Aquila, dopo il terremoto del 2009, per l’arte è il più grande doloroso scandalo. A quasi 10 anni dal sisma, il centro storico, che è uno dei più importanti d’Italia, è congelato. Nonostante alcuni lavori ben riusciti, come il ripristino del gioiello che è la basilica di Santa Maria di Collemaggio, puoi girare il centro cittadino e non trovare una sola persona, tra i palazzi e le chiese ancora puntellati, con mucchi di briciolame ai piedi degli edifici. Caso analogo sono i paesi colpiti dal terremoto in Emilia, nel 2012. [si legge su IlGiornale.it – L’Italia della vergogna: i 10 capolavori italiani abbandonati alla rovina]

 

 

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