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Bollette Progetto CASE, ha ragione il Comune

Il tribunale ha stabilito che “il Comune ha applicato il criterio oggettivo ed uguale per tutti di calcolo lordo sulla base della dimensione dell’alloggio” nel ripartire le spese in presenza di un malfunzionamento generale dei contatori.

In pratica il Comune dell’Aquila, assistito da Domenico De Nardis e Andrea Liberatore, ha correttamente ripartito le spese anticipate con la società fornitrice poiché “quand’anche in alcuni immobili fossero risultati funzionanti i contabilizzatori e in altri no, l’attribuzione delle spese in alcuni casi mediante contabilizzatori e in altri con il diverso criterio di calcolo della superficie dell’alloggio, avrebbe determinato una disparità tra i vari assegnatari”.

Questione di equità dunque in un contesto di impossibilità oggettiva, da parte del Comune, di poter eseguire la corretta lettura delle utenze a causa dei contatori “non funzionanti, danneggiati o manomessi.

Impossibilità oggettiva provata da tutta una serie di relazioni tecniche.

Così come equo è stato, secondo il giudice Lombardi, l’utilizzo nel calcolo di fattori quali le disparità di consumo tra piani inferiori e superiori e i mesi effettivi di utilizzo e permanenza nell’alloggio.

Del resto, la delibera comunale, atta a sanare la situazione, che prevedeva il calcolo del consumo da fatturare in base ai metri quadri non venne mai impugnata dagli assegnatari.

Massimo Cialente commenta a caldo dalla sua pagina facebook:

«Finalmente una parola definitiva.
Sul problema del pagamento delle bollette del progetto CASE credo di poter affermare di aver avuto infiniti problemi e guai, soprattutto perché ne era stata fatta una pesante strumentalizzazione politica tesa solo a mettere in difficoltà l’amministrazione. Se andate su you tube troverete decine e decine di interviste e manifestazioni dove io da solo dovevo cercare di difendere l’interesse di tutta la collettività.
Il problema nasce perché all‘inizio molti assegnatari pretendevano che lo stato continuasse a pagare anche i loro consumi individuali.
Forti della successiva strumentalizzazione (i Liris, i 5 Stelle, i De Matteis, baronesse decadute, personaggi in cerca d’autore), molti non HANNO VOLUTO PAGARE.
Oggi il giudice da ragione al Comune, sentenziando che si è comportato nel modo più corretto possibile.
Ora basta con gli alibi. L’amministrazione deve recuperare, con tutti i mezzi, come io avevo cominciato a fare, quelle cifre. E’ un fatto di giustizia sociale nei confronti degli altri aquilani.
Lo dico serenamente perchè per le famiglie meno abbienti il problema non si pone, poichè il Comune, nell’ambito delle sue politiche sociali, si fece carico di assistere nel pagamento coloro che non potevano.
Non hanno voluto pagare cittadini che avrebbero e possono farlo.
Per molti è stata addirittura una scelta politica.
Ora basta.
Negli ultimi mesi il recupero delle bollette non pagate è crollato. Chiaro che il centrodestra, dopo aver cavalcato la “ribellione” ora è in difficoltà a far rispettare le regole e tutelare quindi l’interesse dell’intera collettività e dell’amministrazione.
Ora Biondi ed assessori, in particolare Liris, DEVONO recuperare le somme.
Lo devono agli altri 65 mila aquilani.
Una lezione però per gli pseudo politici. Cavalcare battaglie sbagliate dall’opposizione è sbagliato. Poi ti si ritorce contro. In questa vicenda come ad esempio su quella dei parcheggi nel centro storico.
Queste contraddizioni alla base della campagna elettorale del centrodestra spiegano perchè dopo 140 giorni la giunta Biondi ed i gruppi di maggioranza ancora non hanno fatto nulla, ma proprio nulla.
E non si ricommenti con “lasciateli lavorare”. Dopo 5 mesi qualcosa dovrebbero averla già fatta.
Ora si applichino le norme e le leggi.

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