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Pescara Capoluogo di Regione per vincere facile

di Roberta Galeotti

«Un dibattito generato da pensieri etilici» così il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, ha giustamente etichettato il confronto sul trasferimento del Capoluogo di regione a Pescara.

Questa mattina sono state indette sull’argomento ben due conferenze stampa, una al Consiglio regionale l’altra al Comune di L’Aquila.

Alla ricerca di visibilità dei politicanti pescaresi, a ridosso delle elezioni regionali, fa eco la voglia di un momento di ribalta degli esponenti del Pd aquilano.

Le preoccupazioni degli aquilani sono ben altre ed i politici locali del Partito Democratico farebbero bene a chiedersi quali, vista la distanza che li separa dagli elettori.

Troppo facile pensare di richiamare a raccolta gli aquilani facendo leva sulla pancia di ‘inesistenti battaglie di Campanile’.

A Cantagallo, ex sindaco di Montesilvano, hanno fatto eco dei consiglieri di centro destra pescaresi, che si stanno preparando alla prossima campagna elettorale. I voti per i posti di rilievo in Regione, da sempre, si prendono a Pescara e Sospiri questo lo sa. Davanti ad un gallo che canta, si accodano tutti. Quelli che vogliono cantare con lui e quelli che non vogliono essere da meno. Così, dopo le esternazioni di domenica di Cantagallo, si sono rincorsi comunicati, conferenze stampa e commenti assolutamente inutili, sterili ed inefficaci ai fini del buon governo dell’Aquila e dell’Abruzzo.

Basta con le conferenze stampa inutili.

La redazione de IlCapoluogo questa mattina non ha seguito le due conferenze stampa, perché ha scelto di essere coerente con la propria linea editoriale, che da sempre la distingue per serietà, equidistanza e posatezza con cui affrontare i vari problemi della Regione.

Gli abruzzesi sono afflitti da altre difficoltà, come gli italiani, ma mai quanto gli aquilani, che hanno dovuto far fronte alla peggiore crisi economica della storia dell’uomo da terremotati. Il Pd aquilano rimanga concentrato sull’analisi e soluzione dei problemi.
Se la classe dirigente, di questo o quel partito, vuole essere credibile, non si appelli alla verginità giudiziaria dei propri rappresentanti, ma alla capacità di proporre soluzioni percorribili.

Se un leader chiede agli italiani di fare un sacrificio, deve dimostrare di essere il primo a saperlo fare.

Da anni i governi toccano il reddito della gente normale, l’età pensionabile, senza parimenti intervenire con un netto taglio agli emolumenti dei privilegiati.
Il vero spreco di questa italietta della Terza Repubblica non sono le cattedrali nel deserto volute da molti pavoni locali, perché per lo meno quelle opere hanno fatto lavorare delle persone. Il vero spreco è far accumulare a burocrati di stato emolumenti, vitalizi e privilegi.

Se si può eliminare l’articolo 18, che pure era un diritto acquisito, si possono tagliare i diritti acquisiti di pensioni d’oro, pensioni reversibili d’oro, vitalizi ecc… ecc…

Non ci si tacci di populismo, poiché non stiamo trattando di cose che il popolo ama sentirsi dire, quanto di cose che servono al popolo.

Lo stesso presidente D’Alfonso ha scritto in un post su Facebook questa mattina che «come è evidente, il tema della sede del capoluogo di regione non è all’ordine del giorno (del Consiglio Regionale d’Abruzzo, ndr). Si tratta di un dibattito generato da pensieri etilici, che mira a svellere l’attenzione dall’obiettivo reale, chiesto dai 62.348 cittadini che hanno votato sì al progetto di fusione».

Il progetto di fusione della Grande Pescara

A maggio 2014 un referendum popolare ha sondato la posizione dei residenti di Pescara, Montesilvano e Spoltore per valutare la possibilità di fusione in una unica Grande Città Metropolitana. 62.348 cittadini hanno votato ‘sì’ al progetto di fusione della Grande Pescara.

A Pescara ha trionfato il sì con il 70,32 per centro (46280 voti), a Montesilvano i ‘sì’ hanno raggiunto quota 52,23 per cento e a Spoltore, dove il Comune è sempre stato contrario e ha perfino presentato ricorso al Tar contro questa consultazione, il sì ha vinto con 4.892 voti a fronte di 4.672 no, ovvero con il 51%.  I promotori del referendum hanno dimostrato un risparmio in termini di minori spese relative agli organi politici di circa 1,3 milioni all’anno, che consentirebbe di investire tali somme per pianificare interventi strategici per il territorio.

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