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Il Cantagallo della marina

Signore mio, mi sapreste dire cosa stia avvenendo in questa tanto dilaniata Regione? Non è bastata la pessima figura fatta in occasione della istituzione della Regione con due sedi. Una cosa simile è successa soltanto in Calabria. Tutti si sono meravigliati in Italia, in Europa e nel Mondo. In questi giorni si è svegliato un ” Cantagallo ” qualsiasi che ha urlato al vento: “Voglio il capoluogo regionale a Pescara”. Vi sembra corretto?

Signora mia cara, mi sono immedesimato nel tuo dolore quando sei rimasta vedova. Come vedi, però, sono costretto ogni giorno ad assistere a delle sceneggiate curiose più dolorose, mediocri, ingiustificabili e, forse, oggetto di studio da parte di scienziati e studiosi dei meandri della mente. Vorrei, comunque, chiarire un concetto di basilare importanza. Gli amministratori regionali, quasi tutti, tranne quelli non vedenti e non udenti, sono afflitti da una incurabile malattia: il dualismo. È un difetto della vista che fa sdoppiare le immagini. Per cui questi signori, vedono due capoluoghi, due università, due porti e tanti altri doppioni.

Signore, se ne vedessero due sarebbe una fortuna. Questo vede un solo capoluogo e, non tanto a Pescara, ma direttamente a Montesilvano.

Carissima, dovresti ricordare quello che dissi a Pietro negli ultimi giorni della mia vita: “ Prima che il gallo canti, mi  rinnegherai tre volte”. È l’operazione compiuta da questo illustre sconosciuto che, anche in questo caso, ha rinnegato tre principi fondamentali: la storia dell’Aquila capoluogo da secoli, la sua appartenenza alla Regione abruzzese e il rispetto verso la stessa che, forse, gli avrà dato i natali e la mancata conoscenza della normativa che assegna alla città di Federico il titolo di Capoluogo Regionale. Poi, dovrei correggere il giudizio di dualismo. Questo difetto è particolarmente manifesto quando i titoli sono posseduti da altri territori. Quando si tratta, invece, di requisiti in possesso dell’area costiera, allora sono completamente orbi e vedono e pretendono una sola cosa. Infatti, in Abruzzo ci deve essere un solo aeroporto, a Pescara, un solo porto, a Pescara, un solo Ospedale, a Pescara, una sola Università, a Pescara, un solo teatro, a Pescara, un solo museo archeologico, a Pescara.

Signore, meno male che il Teatro dell’Aquila è stabile e, quindi, inamovibile. Anche il museo archeologico di Chieti appare abbastanza incardinato. Penso perciò che abbiate espresso preoccupazioni eccessive.

Cara signora, non ti cullare con il significato di alcuni termini. Come vedi qualcuno vorrebbe cancellare storia e leggi per portare il Capoluogo a Pescara. Il teatro stabile no, ma hanno già tentato con la società dei concerti, affermando che a L’Aquila non ci sono locali idonei e, oltretutto, manca un adeguato numero di frequentatori. Per il museo aspetta solo qualche mese e poi vedrai. Già qualche rappresentante politico ha cominciato a dire che il territorio teatino non è troppo stabile e il patrimonio archeologico potrebbe subire seri danni.

Signore mio, pur avendo preso nota di qualche chiacchiera vagante, non avevo posto l’attenzione su quanto mi avete comunicato oggi. Però, bando alle chiacchiere, la richiesta è stata unica e forte. Il “gallo “ ha cantato.

Mia cara, lascia pure che i “Galli” cantino. Oggi non li ascolta più nessuno. Sono veramente pochi quelli che si svegliano all’alba al canto del “gallo”. Sappi, comunque, che certe persone compiono azioni strane credendo che gli aquilani non se ne accorgano. La verità è ben altra. Mentre i “cantagalli” pensano che gli altri non notino nulla, gli aquilani hanno già cambiato parere e giudizi su di loro.

Signore, mi sapreste dire come mai certe persone possano dimenticare di essere appartenuti allo stesso territorio per tanti secoli e, poi, dimenticare tutto per una banale e insensata espressione?

Signora cara, per evadere la tua domanda, vorrei trasmetterti un antico pensiero: “Un popolo che perde la propria memoria storica è un popolo destinato alla servitù fisica e morale, prima, alla perdita della sua identità regionale, poi, e, infine, alla sparizione. A poco potranno giovargli, come al rivierasco “gallo” cantante, l’essere stato autore di una bella civiltà, il fatto di possedere un bel patrimonio d’arte del Paese, il favellare nella lingua più armoniosa e bella della nazione, l’avere donne belle e gentili del centro Italia. Nulla da fare, un siffatto popolo, che dimentichi chi è e che cosa ha fatto, è destinato a sparire”. Questo,però, succederà solo ai “canta galli”.

Signore mio, sapete qual è il problema di oggi? Il problema è che viviamo in un mondo dove la stupidità è ascoltata, l’intelligenza ignorata e l’educazione è passata di moda.

Mia cara, se ho un piccolo rimpianto, alla luce di quello che sta avvenendo in Abruzzo, certamente è stato quello di aver fatto sentire importanti persone che non meritavano assolutamente di esserlo. In quanto all’intelligenza che viene ignorata, non dimenticare che, quando il Signore mio Padre,  distribuì l’intelligenza, lo fece mediante la pioggia. Guarda caso, proprio quel giorno, furono in tanti a ripararsi con un grande ombrello. Purtroppo, anche i “canta galli” si rifugiarono sotto l’ombrello.

Mio adorato Signore, avete proprio ragione, perché la mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre. Credo proprio che ai “canta galli” non si sia mai aperta.

Carissima, il tempo mette ognuno al proprio posto. Ogni regina sul trono. Ogni pagliaccio nel proprio circo.

Signore mio, queste vostre affermazioni mi spaventano. Non vorrei essere inserita in un organigramma circense. Perciò, se non vi dispiace, richiamate urgentemente la mia anima accanto a voi, lontana da questi gracidanti “canta galli”. E così sia.

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