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Mamma, voglio un Amico!

di Roberta Galeotti

«Vergognatevi, genitori! Voi che non vi curate di insegnare ai vostri figli come essere un buon Amico».

Inizia così una lettera struggente di una mamma disperata. Non voglio tornare ad usare alcune parole che, pur ricorrendo in molti discorsi di politici e uomini dello spettacolo, ricoprono un valore esiguo nella vita di tutti i giorni.

Integrazione e inclusione un mero esercizio di stile.

Integrazione ed inclusione, sono il binomio perfetto nei discorsi di professori, associazioni e politici, ma nella vita di tutti i giorni non rappresentano nessun aiuto per i bambini con disabilità.

In questa lettera si racconta il dramma di un ragazzo con un ritardo lieve, la cui differenza ed immaturità rappresentano un divario insormontabile per i compagni ed amici coetanei, che per semplificare chiameremo Angelo.

«Spero che non passiate mai quello che sono costretta a vivere io, come madre, quando vedo mio figlio Angelo il sabato pomeriggio smaniare per uscire e non avere nessuno con cui farlo.
Io lo incoraggio a chiamare i compagni di scuola (che non possono essere chiamati amici, perché ‘amicizia’ è altro!), ma quando vedo la delusione scritta sul suo volto e capisco che lo hanno abbandonato, mi sale una rabbia tremenda».
Questo è solo l’estratto di una lettera che mi ha scritto la mamma di Angelo, una ragazzo Teenager come molti altri, ma con un ritardo cognitivo, che lo espone all’isolamento da parte dei suoi compagni di scuola.

L’amicizia è una cosa straordinaria, ma cosa vogliamo da un amico e cosa siamo disposti a mettere in gioco in un rapporto di amicizia?
Quando si è ragazzi la maggior parte delle amicizie nascono tra i banchi di scuola, per poi essere coltivate, perse e ritrovate fino alla tarda età.
Molte amicizie sono di convenienza.
Molte altre di interesse.

L’Amico per un ragazzo con problemi è un valore raro.

Quasi mai un compagno di scuola chiama per invitarlo ad uscire, ad una cena o ad una festa e, ancora più raramente, viene inserito in gruppi.
Il divario tra le due situazioni è incolmabile.

Chi dovrebbe insegnare ai ragazzi, quelli che si fregiano di essere Normali, il valore dell’integrazione e dell’inclusione?
Siamo sicuri che sia giusto lasciar gestire i rapporti ai nostri figli?

Voglio un Amico la storia di Andrea

Ha spopolato sui social il video realizzato dalle Iene di Andrea, il bambino autistico di Bolzano che vuole un amico. Suo padre Franco ha raccontato a Giulio Goria delle Iene Show il grande progetto della Banca del tempo sociale attivato a Bolzano, Trento e Pordenone. 30 ragazzi diventano amici di 10 ragazzi autistici per trascorrere del tempo insieme. «Sono 400.000 i ragazzi autistici in Italia, ma non si vedono» dice Franco Antonello al collega Goria.

autismo

Il senso di vergogna delle famiglie è la tragedia sociale più grande. La cosa più semplice per le famiglie, coinvolte da queste tragedie silenti, è rinchiudere questi ragazzi dentro casa, ma è anche la più tragica, perché significa vergognarsi, nasconderli e farli regredire.

Investire sui ragazzi con disabilità significa sviluppare le potenzialità dei ragazzi che, come Angelo, sanno amare, sanno donarsi, hanno delle capacità e delle attitudini come tutti. Hanno una caratteristica peculiare, spesso non riescono a capire le cose con gli stessi percorsi mentali della maggior parte delle persone. Hanno bisogno di capirlo con un loro percorso mentale, ma poi quando fanno loro una cosa, riescono a gestirla.

Aiutare a diventare Amico

Aiutare, in queste circostanze, significa lasciare loro il tempo necessario per comprendere e metabolizzare; non mettere in situazione di stress; non mortificare; non evidenziare differenze e non ridicolizzare. I ragazzi con dei problemi cognitivi o con dei ritardi, sono semplicemente più immaturi, ma non sono stupidi. Capiscono quando qualcuno li ridicolizza, ma non hanno la forza di reagire, generalmente non si sentono in grado di affrontare gli altri, soprattutto chi ritengono essere più determinato e forte. 

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Per questo azioni di Bullismo su questi ragazzi sono estremamente semplici per i prepotenti che si divertono con delle persone indifese. I bambini sono cattivi, sono spietati e tendono a non avere alcuna pietà. I genitori devono insegnare e guidare i bambini ed i ragazzi ad immedesimarsi e ad includere. E’ la paura dell’ignoto, di ciò che non conosciamo, che ci allontana.

Amico Special per giocare insieme

«Cari genitori,

Amate ed insegnate ai vostri figli ad amare, perché avete avuto la fortuna di non conoscere queste tragedie e dovete essere felici per questo! Mandate i vostri figli a donarsi e a conoscere il mondo». Special Olympics, l’associazione che integra i ragazzi nello sport, ha anche a L’Aquila un progetto di Partner con cui i nostri figli potrebbero andare a giocare a Basket, per esempio, con i ragazzi diversamente abili. I nostri figli, così, avrebbero l’occasione di integrare giocando; di conoscere questa parte di mondo che non conoscono; di arricchirsi di emozioni e di sentimenti, in un ambiente stracolmo di sani principi.

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