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Progetto case e map: il dibattito si accende

Il futuro del progetto case e map torna a far discutere. Dopo lo scontro Bignotti e Pelini, oggi intervengono Rocci e Santangelo.

“Tra le 1160 domande giunte al Comune di L’Aquila e valutate, a oggi risulta un dato allarmante: più del 90% degli aventi diritto sarebbero di nazionalità straniera e molti di questi non hanno neanche la residenza nella nostra città da più di un anno”.

Lo dichiararo Luca Rocci e Roberto Santangelo del Gruppo consiliare L’Aquila Futura.

Prima gli Aquilani non è uno slogan da stadio bensì un principio che deve cominciare a essere ben chiaro in questa città che per troppo tempo ha pensato soltanto a interessi personali e di partito. I progetti CASE e i MAP sono stati a lungo abbandonati a se stessi e utilizzati come “marchetta elettorale”, riducendoli a veri e propri ghetti, senza alcuna regola. Una città che deve rilanciare le politiche sociali e soprattutto deve guardare al futuro e ai giovani non può più permettersi “giochetti” di questo tipo”.

E’ di questi giorni lo scontro a mezzo stampa tra i Bignotti e Pelini, uno attuale e l’altro ex responsabile dell’assistenza abitativa del dopo sisma.

Francesco Bignotti, l’attuale assessore con delega alle Politiche abitative del Comune dell’Aquila, vorrebbe dettare regole differenti per l’assegnazione degli alloggi, sospendere il bando e procedere con nuove valutazioni.

Si tratta di un bando chiuso lo scorso gennaio che ha raccolto 1600 domande di nuclei familiari. Fabio Pelini, ex assessore all’Assistenza alla popolazione del Comune dell’Aquila, considera “surreale” questa presa di posizione.

Gamal Bouchaib – Emanuela Di Giovambattista: No agli slogan

Vorremmo invitare Luca Rocci e Roberto Santangelo alla prudenza, a guardare con attenzione ai rischi che comporta estendere a tutti i settori e tutte le questioni un approccio amministrativo che più che a risolvere problemi e fare gli interessi generali mira a dare segnali all’elettorato. Un conto è urlare “Prima gli aquilani” a un comizio elettorale, o a scriverlo sui social network alla ricerca di facili like, un altro farsi carico della collettività, della convivenza, della coesione sociale. La stessa prudenza ci permettiamo di raccomandarla all’assessore Bignotti, che annuncia di volere sospendere e riscrivere il bando per l’housing sociale sulla falsariga dello stesso facile principio, “Prima gli aquilani”.

Se L’Aquila è stata fino a oggi una città che non ha avuto problemi in questo senso, se è stata unita, se gli stranieri hanno cooperato al bene comune e se abbiamo potuto parlare e discutere di integrazione e accoglienza piuttosto che di ordine pubblico, è stato grazie all’attenzione e alla cura messa in campo dalle politiche e dalle azioni amministrative del Partito democratico e del centrosinistra.

Volere mettere in discussione tutto questo, per giunta mettendo le mani a una procedura già conclusa, significa esporsi, esporsi, esporsi. Alla frustrazione di chi, stranieri e non, attende la casa da un anno.  A quella di chi pensa di volere costruire un futuro nella nostra città venendo da fuori i confini amministrativi. L’Aquila sta infatti vivendo un paradosso tragico: attira le risorse di investitori globali e nello stesso tempo si prepara a chiudere la disponibilità di alloggi a chi provenendo da fuori città, non dal Marocco o dalla Tunisia, ma persino da Milano o da Roma, ne vuole arricchire il tessuto culturale.

L’Aquila dell’amministrazione Biondi predica a parole e realizza negli atti l’arroccamento dentro i propri confini. Ieri si preparava a essere città delle opportunità, oggi parla la lingua della diffidenza e del rancore. “Prima gli aquilani” finora era uno slogan che destava inquietudine e preoccupazione. Da oggi, temiamo, comincerà a fare danni seri.

 

 

 

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