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Petrilli, detenzione ingiusta senza risarcimento

L’aquilano Giulio Petrilli, vittima di uno dei casi più inquietanti della malagiustizia italiana, è tornato ieri a chiedere a gran voce giustizia davanti a Montecitorio.

Arrestato, poco più che ventenne, nel 1980 con l’accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative per un suo presunto coinvolgimento nell’organizzazione “Prima Linea”, Petrilli ha scontato 6 anni di carcere duro (ex articolo 90).

Assolto in appello e in Cassazione, non è stato mai risarcito.

Al suo fianco ieri illustri sostenitori: i parlamentari Stefania Pezzopane e Gianni Melilla, la presidente del Partito Radicale Rita Bernardini, Maurizio Acerbo,segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Piero Sansonetti, direttore della testata giornalistica Il Dubbio, il politico e giurista Giovanni Russo Spena e Piergiovanni Battibocca del Comitato per il diritto al risarcimento, che da tempo si batte per la vicenda di Petrilli anche tramite petizioni online.

Petrilli, nonostante abbia subito un’evidente violazione delle garanzie costituzionali, non ha mai ottenuto un risarcimento poiché la sentenza di assoluzione è precedente alla riforma del codice penale che configura il risarcimento da ingiusta detenzione la quale, peraltro, non prevede la retroattività.

Verranno in tal senso interpellati la Commissione per i diritti umani dell’Onu e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, grazie anche all’intervento della senatrice Stefania Pezzopane.

 

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