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Mario Spallone, i cento anni di un sindaco

È diventato l’icona del Sindaco per eccellenza ad Avezzano. Chiunque dopo di lui è andato a sedersi sulla poltrona di primo cittadino del capoluogo della Marsica, infatti, ha dovuto pagare lo scotto del paragone con lui.

Il 22 ottobre  avrebbe compiuto un secolo di vita ma ha mancato questo traguardo, forse l’unico, per soli 4 anni. Il 5 dicembre 1993, aveva 76 anni, dopo essere stato più volte primo cittadino della natìa Lecce nei Marsi, fu eletto Sindaco di Avezzano e da quel momento, per molti avezzanesi, è come se non se ne fosse mai andato.

Mario Spallone, comunista, medico di Togliatti, amico di molti personaggi importanti dell’ex Urss e del blocco dell’est europeo, medico e amico di personaggi importanti anche in Italia e in molte parti d’Europa, quel 5 dicembre di 24 anni or sono, raccolse una città afflitta dalla  crisi e piegata dallo scandalo di Tangentopoli che aveva visto decapitare l’amministrazione comunale dell’epoca. Caricarsi quella responsabilità e con la promessa, come poi riuscì a fare lui, di rivoltare Avezzano fino a renderla la città di riferimento della Marsica e fra le cinque più importanti d’Abruzzo, sembrava un piano folle. Ma poco meno di diciotto ore di lavoro quotidiano, porte sempre aperte in Comune e disponibilità ad incontrare chiunque, dai ministri russi fino al più umile degli avezzanesi, furono le armi, insieme ad una innata propensione all’amministrazione fattiva, per riuscire nell’impresa. Fu rieletto e governò la città, con polso di ferro e cuore aperto, per dieci anni, nonostante mille turbolenze, qualche attacco interno mirato a farlo cadere (brillantemente sventato) e penose vicende personali. Nonostante tutto, è andato avanti fino all’ultimo giorno di mandato, il 5 giugno 2002. Lasciò agli avezzanesi una città pulita, con un’amministrazione efficiente, un’economia rilanciata e un’immagine nazionale invidiabile. Con la stampa ebbe sempre una rapporto di rispetto e di confronto sempre aperto, fatto anche di dichiarazioni tanto potenti quanto dirompenti, ma sempre nel massimo rispetto dei reciproci ruoli.

A ricordarlo meglio, meglio delle parole del cronista, però, abbiamo trovato e ascoltato colei che per anni in Comune è stata la segretaria di fiducia di Mario Spallone, Anna Maria Togna, anche lei donna impegnata in politica, è stata segretaria del circolo di Rifondazione Comunista di Avezzano e partito per il quale è stata candidata a Comune, Regione e Senato, oltre ad aver ricoperto l’incarico di membro della commissione provinciale delle pari opportunità e dirigente regionale dello stesso Prc. Una donna, si, perché Mario Spallone, con la sua ben nota e riconosciuta preferenza, nelle donne ha sempre riposto un maggiore affidamento attribuendo loro uno “spessore corticale”, come lo definiva lui, più ampio di quello degli uomini.

D: Ci può raccontare come avvenne il suo incontro col Professor Spallone e come iniziò la vostra collaborazione?

R: «Ho avuto l’onore di conoscere il Professore nella fase che precedeva la campagna elettorale per il suo secondo mandato da Sindaco di Avezzano. Lo vidi in televisione in una sua trasmissione e decisi che avrei dovuto incontralo e offrirgli la mia collaborazione. Subito mi ispirò una grande fiducia ed affidabilità ed il suo sguardo mi trasmetteva una grande sicurezza. Qualche giorno dopo lo incontrai in Comune e ci parlai. Fu un colloquio informale e molto piacevole ed ebbi subito la sensazione di conoscerlo da anni; per questo quando lui mi chiese di candidarmi nelle sue liste, pur non avendo mai avevo avuto a che fare con la politica fino a quel momento, accettai. Qualche settimana dopo, ci rincontrammo ad una cena con tutti i candidati, oltre trecento persone. Lui mi vide e mi fece cenno di avvicinarmi. Ne rimasi stupita ma lo feci. Mi prese la mano e mi disse ”Tu da oggi  vieni con me”. E così fu. Poi ci furono le elezioni, che vinse soprattutto per un largo consenso personale e nonostante le molte difficoltà, dovute all’interpretazione della neo legge che consentiva, per la prima volta, la formazione dello staff personale, mi assunse come sua Segretaria. Non ebbe mai un attimo di esitazione perché per lui esisteva “la parola d’onore”, alla quale non sarebbe mai venuto meno. Un uomo che rispettava sempre ciò che prometteva perché la sua umanità era persino superiore alle sue doti di politico».

 

D: Qual era, visto da dentro e da vicino, il rapporto che Spallone ha vissuto con Avezzano?

R: «Il Professore amava questa città e soffriva personalmente nel vedere cose che non andavano tipo sporcizia o strade e marciapiedi rotti, ma soffriva soprattutto nel vedere Avezzano non considerata per quel che meritava ed il suo impegno è stato tutto indirizzato a questo: la sua Città doveva crescere e doveva diventare una delle più importanti d’Abruzzo. Per farlo ha contattato tutte le sue conoscenze e posso dire che ne aveva tantissime, di altissimo livello anche di carattere internazionale».

D: Lei che lo ha visto all’opera come Sindaco, quali erano le caratteristiche principali del suo essere Sindaco di Avezzano?

R: «Innanzitutto lui considerava il Municipio la Casa dei Cittadini. Diceva sempre che doveva essere un palazzo di vetro, cioè trasparente. Le nostre porte, e la sua per prima, erano sempre aperte e lui riceveva tutti. Dai ministri e personalità straniere che venivano a trovarlo, fino al più umile dei cittadini.  Gli venivano poste domande e problemi di ogni genere e lui non ne trascurava nessuno. Lavorava almeno 12 ore al giorno, dormiva pochissimo, dava tutto e pretendeva da tutti noi che dessimo esattamente le stesse cose. Le posso dire che è accaduto più d’una volta che io o qualcuno del suo staff, fossimo svegliati nel cuore della notte, al più tardi all’alba, perché il Professore aveva avuto un’idea per risolvere una questione e magari aveva bisogno di un numero di telefono o di cercare qualche informazione. Instancabile, umano, coraggioso e soprattutto, nonostante l’età, con l’entusiasmo e la vitalità di un giovanissimo».

D: Può raccontarci un episodio della sua esperienza a fianco di Mario Spallone che diano una visione a 360 gradi del personaggio?

R: «Voglio raccontare questo fatto, senza i nomi ovviamente, per far capire quale era il tipo di rispetto della legge e della gente che aveva il Professore. In Comune veniva tutti i giorni una donna che viveva senza marito e con i suoi figli piccoli in una roulotte. La donna chiedeva una casa popolare, ma il Professore diceva che lui non poteva darle una casa popolare, perché c’erano le graduatorie da rispettare. Nel suo animo, però, non accettava questa situazione perché confessò di non riuscire a dormire, pensando a quella donna con i suoi bambini, in una roulotte, al freddo e magari col rischio che si scatenasse un incendio provocando una tragedia. Alla fine, come suo solito, trovò una soluzione e riuscì a dare una casa a questa donna che venne in Comune felice di poter dare un tetto ai suoi figli. Il Professore, però, era più felice di lei perché si era tolto un’angoscia dal cuore e senza infrangere alcuna legge. Mi disse, poi, che la legge va sempre rispettata ma quando è assolutamente necessario, fra la legge ed il buon senso deve sempre prevalere quest’ultimo. Era soprattutto il Sindaco degli ultimi, che lo amavano profondamente, perché si sentivano accolti, capiti ed accettati con sincera partecipazione ai loro problemi».

D: Domenica ricorre il centenario della nascita di Mario Spallone. Può regalarci un suo ricordo personale o, se vuole, un suo pensiero a quello che lei sicuramente ritiene il “suo” Sindaco di Avezzano?

R: «Avrei mille cose da raccontare, perché oltretutto era un uomo di una sagacia ed un’ironia senza pari. Si lavorava duramente con lui ma si rideva anche spesso.

Un episodio però mi è rimasto scolpito nel cuore. Un giorno autunnale lo accompagnai al cimitero di Lecce nei Marsi, suo paese natale, dove era stato sindaco, nel quale avrebbe dovuto tenere un’intervista per una testata nazionale. Il motivo del clamore era dovuto al fatto che quello era l’unico cimitero in Italia ad avere la musica in filodiffusione, per sua iniziativa.

Io onestamente non c’ero mai stata, ma appena arrivata sono stata avvolta da un senso di pace ed anche lui, il mio Sindaco guerriero, aveva un’espressione di calma e di tranquillità.

Ha rilasciato l’intervista sulle note della musica classica ma alla fine, come spesso faceva, il suo ultimo pensiero fu per l’adorata moglie Luana e disse, con le lacrime agli occhi, che pur essendo ormai passati tanti anni dalla sua morte, non era riuscito a passare neanche un giorno senza pensare a lei.

Questo era il mio Sindaco, questo era l’uomo che mi ha insegnato la vita, quella dura, fatta di difficoltà ma anche la tenacia di chi crede che con la forza e la volontà ma soprattutto l’umiltà si poteva tutto. Ed un grazie, per lui, è davvero troppo poco».

Mario Spallone, a cento anni dalla sua nascita, in buona sostanza, resta un esempio di amministratore ma soprattutto di uomo. Un uomo che alla base di ogni suo comportamento e di ogni sua decisione ha posto al centro un solo elemento: il rispetto per la gente.

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