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Un corto nel borgo, il rilancio di un territorio

di Diego Renzi

“Vogliamo dimostrare che questi luoghi hanno ancora qualcosa da dire”.

Così Luca Santilli, giovane assessore alla Cultura di Gagliano Aterno, riassume il senso di ‘Un corto nel borgo’, il cortometraggio cinematografico che sarà ambientato nel piccolo paese della Valle Subequana.

Gagliano Aterno è un piccolo gioiello incastonato nel Parco Sirente Velino, trai i paesi del cratere dal sisma 2009. Dal 22 al 24 ottobre, per tre giorni consecutivi, trenta studenti del Liceo Scientifico Plinio Seniore verranno ospitati dal Comune per un corso cinematografico. Saranno diretti da maestranze e registi di grande spessore: oltre ai tecnici del suono e della fotografia provenienti da Roma Film Accademy e dallo Studio Cinematografico Telecine Sound, i ragazzi saranno guidati dal Regista Stefano Chiantini, vincitore del Globo d’oro con Asia Argento nel 2012 con il film “Isole” e del Nastro d’argento nel 2013 con la serie tv “Una mamma imperfetta”, e dal Direttore della fotografia Giovanni Ragone.

Tutto nasce da uno dei figli di Gagliano, Ivano, che a Cinecittà è proprietario di uno studio di rumoristica. Con l’associazione giovanile del paese “La Stanzetta”, è maturato il progetto: “Gagliano è un paese che quando finirà la ricostruzione sarà un gioiellino. Perché non raccontarlo con il cinema?”.

“Il corto è la storia di un amore travagliato di una ragazza che aveva abbandonato questo paese prima del sisma, tornata dopo la catastrofe. Un’amore per una persona e allo stesso tempo per la terra in cui è cresciuta e che ha dovuto abbandonare”, spiega al Capoluogo Santilli.

Gagliano Aterno ha circa trecento persone, è uno di quei paesi nel cuore d’Italia sotto i tremila abitanti che vorrebbe essere cancellato perché considerato inutile. Ma Luca Santilli, papà da un mese, da sempre attivo nella vità politica della sua piccola comunità, non ci sta:

“Questi luoghi hanno ancora qualcosa da dire. Non sono solo soldi e cemento, ma sono anche persone. Il termine ‘anime’ mi ha sempre impressionato: sembra che siamo morti! Noi siamo persone che fanno, costruiscono, lavorano. Questo è un messaggio: c’è gente che ancora investe in capitale umano”.

Questo il senso profondo di ‘Un corto nel borgo’, non un semplice cortometraggio, ma un tassello di un progetto di rilancio del cuore dell’Italia profonda, quell’Italia dei piccoli paesi che ne costituisce l’identità più vera.

L’associazione “La Stanzetta”, come Il Capoluogo ha avuto già modo di raccontare, da anni organizza iniziative che mirano al rilancio del territorio, alla lotta contro lo sfollamento. La società di servizi Gagliano Experience e il progetto Back to Gagliano sono due simboli di questo percorso.

L’idea che Santilli delinea ai nostri microfoni è chiara:

“Io ho sempre creduto che questi piccoli centri possano essere degli innovativi laboratori democratici, dove sperimentare delle forme di aggregazione diversa. Quello è l’obiettivo che dobbiamo porci: mettere in pratica dei modelli diversi rispetto ai grandi agglomerati”.

Santilli ricorda tutti quei piccoli Comuni virtuosi, nei quali la democrazia diretta non è un’utopia: quando si è in pochi, si riesce a partecipare in prima persona alle vicende della propria comunità.

“Dobbiamo invitare i ragazzi a tornare nei piccoli Comuni”.

 

 

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