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Esperimento SOX, il Ministro rassicura

E’ il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in persona a gettare acqua sul fuoco riguardo la vicenda dell’esperimento SOX ai Laboratori del Gran Sasso.

“Non esiste alcun rischio di dispersione di Cerio-144, e quindi di contaminazione anche minima dell’ambiente circostante, del laboratorio e in particolare delle acque del bacino del Gran Sasso, come evidenziato e dimostrato con studi tecnici completi nella documentazione tecnica allegata alla richiesta di nulla osta per l’esperimento, nessun pericolo nemmeno in caso di terremoti, incendi o allagamenti del sito dell’esperimento. Per quanto di competenza, il mio ministero continuerà a tenersi informato e a mantenere alto il livello di attenzione sulla questione”, ha assicurato questo pomeriggio alla Camera il ministro, rispondendo all’interrogazione di Giulio Cesare Sottanelli, deputato e presidente di Abruzzo Civico.

Durante la sua risposta Galletti ha confermato che l’esperimento ha avuto il nullaosta del Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico con decreto del 17 febbraio 2016 “sulla base del parere favorevole con prescrizioni rilasciato dall’Ispra e dalle altre amministrazioni coinvolte, inclusa la Regione Abruzzo”.

L’esperimento denominato “Sox” sarà messo in campo da aprile 2018 nei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso e utilizzerà una potente sorgente radioattiva di Cerio 144 proveniente da un combustibile radioattivo di un reattore nucleare russo.

“Il generatore di neutrini è progettato per garantire massima sicurezza anche in caso di eventi incidentali – ha spiegato Galletti – il Cerio-144 è sotto forma di polvere solida, è sigillato in modo permanente e sicuro all’interno di una doppia capsula in acciaio saldata. La combinazione della doppia capsula in acciaio e del contenitore sigillato di Tungsteno rende impossibile la dispersione del materiale, anche in quantità minime e anche in caso di eventi incidentali indipendenti – ha proseguito – tale configurazione rimarrà invariata per tutta la durata dell’esperimento, che sarà di circa 18 mesi. Al termine dell’esperimento, la sorgente ritornerà in Francia, presso l’istituto che ne detiene la proprietà. Ricordo inoltre che in sede di autorizzazione, l’Ispra ha fissato specifiche prescrizioni circa le prove da effettuare preliminarmente all’installazione e al successivo impiego della sorgente – conclude Galletti – l’Istituto pertanto effettuerà la propria attività di vigilanza sull’esecuzione delle prove, così come rilascerà il previsto specifico attestato di sicurezza, per quanto riguarda le operazioni di trasporto. Con riferimento alle operazioni di trasporto, è altresì previsto che venga rilasciato specifico attestato di sicurezza da parte del Centro nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione”.

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