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Province, riforme e ricorsi

Filo diretto con… i presidenti delle Province: riforme e ricorsi ai tempi delle nuove province. Di Fulgo Graziosi

Carissimi,

alcuni di voi si sono trovati ad essere incaricati, ibridamente, in un Consiglio Provinciale che ha pochissima validità giuridica e tanto meno politico amministrativa. Gode, invece, della più insignificante e deleteria riforma con tutte le caratteristiche della incostituzionalità. La stessa sorte è toccata al Corpo Forestale.

Gli effetti prodotti: degrado e inesistente manutenzione del patrimonio stradale e edilizio scolastico delle Province, mancata erogazione di servizi di primaria importanza, aumento dei dissesti idrogeologici, esponenziale espansione degli incendi a totale danno della economia locale, della conservazione della flora e della fauna, proliferazione dei bracconieri, abusi da parte dei privati, formazione di discariche abusive non controllate e chi più ne ha, più ne metta.

Non basta. Ai palesi danni sopra indicati, si aggiunga anche l’immediata paralisi delle attività provinciali a causa del drastico taglio delle risorse economiche, indispensabili per la gestione dei servizi. Tutto ciò ha provocato la fuga delle risorse umane dalle Province che, nell’incertezza, hanno preferito migrare verso la Regione o altri Uffici locali.

L’aspetto sconcertante di tutta la vicenda non è costituito soltanto dalla disinvolta gestione delle riforme delle Istituzioni locali da parte del Governo, ma, anche e soprattutto, dalla passiva accettazione delle superiori decisioni, senza opporre la minima opposizione da parte delle singole Province e, soprattutto, da parte dell’Unione delle Province Italiane.

Si, è vero, c’è stato un tentativo di confronto dialettico tra l’UPI e il Governo che ha visto soccombere le Province, non per oggettive ragioni giuridiche, ma soltanto per pressioni politiche, volte a dimostrare che lo Stato stava effettuando le riforme suggerite dalla UE, tra le quali, guarda caso, non figurava di certo la soppressione delle Province.

L’apparato politico nazionale non è nuovo a provvedimenti incompleti, inopportuni e dirompenti dell’ossatura portante delle Istituzioni nazionali. Nel momento in cui entrarono in esercizio le Regioni, non fu disciplinata correttamente la corresponsione del contributo annuo che il Ministero dei Lavori Pubblici erogava alle Province per l’ordinaria manutenzione delle strade. Per qualche anno tale risorsa economica venne versata ancora alle Province. Dopo di che le Regioni pretesero che i fondi venissero accreditati alle Regioni che, successivamente, li avrebbero girati alle Province. Per due o tre anni vennero erogati contributi pari a circa il 50% delle somme stabilite dal Ministero. Successivamente, i predetti contributi furono interamente incamerati dalle Regioni senza alcuna giustificazione. A quel punto, l’UPI regionale elaborò uno studio propedeutico alla creazione di un contenzioso civile per il recupero delle somme mai erogate. L’iniziativa fu portata anche all’attenzione dell’UPI nazionale che, per la verità, cercò di far naufragare il progetto. Alcune UPI regionali, però, vollero una copia della relazione abruzzese e con essa instaurarono un contenzioso civile che le vide vittoriose non solo per il recupero delle somme non incassate, ma anche sotto il profilo della rivalutazione del contributo annuo per la manutenzione delle strade. Le Province abruzzesi, prime ideatrici in Italia del progetto, non approdarono a nessun beneficio, poiché l’allora presidente dell’UPI regionale non volle adire le vie legali, perché l’azione giudiziaria avrebbe potuto costituire un elemento deterrente alla sua ascesa politica parlamentare. Ascesa che non si è mai verificata, perché l’elettorato lo ha punito, non ritenendolo idoneo  come Deputato.

Questo coraggio non è mancato ai Forestali abruzzesi che hanno presentato ricorso, avverso la incostituzionalità della riforma, presso il TAR abruzzese.

Il TAR, con molta professionalità e decisione, ha impacchettato il ricorso spedendolo alla Consulta Nazionale per competenza, in quanto ha ritenuto inapplicabile per incostituzionalità la legge di riforma della Forestale. La stessa procedura devono seguire i Presidenti delle Province se vogliono arrivare ad ottenere concreti risultati. Con le manifestazioni di piazza non si ottiene più nulla.

Tanto più che un centinaio di pseudo Presidenti delle Province, privati anche del privilegio della eleggibilità, non sono e non saranno mai determinanti per richiamare le doverose attenzioni del Governo e del Parlamento.

Prova ne sia che, malgrado il palese e tangibile risultato del referendum, con il quale gli elettori hanno detto “no” all’abolizione delle Province, il Governo e il Parlamento continuano ad ignorare la volontà popolare, chiamata proprio dal Parlamento ad esprimersi sulla validità delle riforme adottate. Il risultato positivo appare quanto mai scontato.

Occorre soltanto volontà e determinazione. Altrimenti le Province saranno condannate a scomparire definitivamente dalla scena politico amministrativa della Nazione.

Fulgo Graziosi

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