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Due speranze per nonna Peppina

Nonna Peppina potrebbe avere una doppia speranza.

Il nuovo commissario alla ricostruzione De Micheli, da un lato, ha dato una speranza di difesa della casetta di legno, dall’altro è apparso un imprenditore lombardo disponibile ad acquistare una casa a nonna Peppina.

Spunta un imprenditore lombardo, che vuole rimanere anonimo, disponibile ad acquistare un appartamento nella zona terremotata. «Ci sarà un’abitazione sicura e disponibile lì in zona?» ha detto l’imprenditore intervistato dalle tv nazionali.
Dopo i suoi appelli alle istituzioni nazioni e al Papa, dopo le sue lacrime e la decisione del tribunale del Riesame di sbatterla fuori dalla sua casetta di legno (abusiva, ma di necessità), ora un’apertura è arrivata anche dal nuovo commissario per la ricostruzione, Paola De Micheli.

In una intervista il deputato Pd ha, infatti, detto chiaramente che “c’è la possibilità” che Peppina torni nella sua casa a San Martino di Fiastra.

Il provvedimento ora proposto dalla commissaria Paola De Micheli. Riguarda tutti gli immobili – in cemento o in legno, spostabili o ancorati – realizzati abusivamente dopo i quattro terremoti dell’Italia centrale. Spesso sono stati costruiti nel giardino sottostante. Solo nelle Marche se ne contano 200-250. Le stime negli uffici delle prefetture interessate – il cratere è allargato su quattro Regioni – indicano in mille il numero complessivo.
Il decreto in approvazione, infatti, dovrebbe mettere al sicuro chi si è attrezzato da solo per contrastare i ritardi della burocrazia. “Se lo Stato ci mette troppo a far partire la ricostruzione o a trovare una soluzione alternativa, allora meglio far da soli”, è stato il ragionamento di molti terremotati. Che si sono ritrovati però a realizzare costruzioni spesso abusive, perché senza i necessari permessi. “Il provvedimento prevede due possibilità – spiega la De Micheli -, primo, chi è organizzato con una casa mobile, la potrà tenere se rispetta tutti vincoli, paesaggistici e di edificabilità, quindi rinuncia alla casetta e al contributo di autonoma sistemazione. Una volta realizzata la ricostruzione della sua abitazione, la casa mobile sparisce”. Mentre la seconda opzione “riguarda le strutture fisse per le quali è possibile chiedere una regolarizzazione rinunciando alla casette e al contributo per la ricostruzione. Ma devono sempre rispettare i criteri edilizi e paesaggistici. Non è una sanatoria, ma una riapertura dei tempi che già erano previsti nei testi di legge”.

La proroga-sanatoria potrà riguardare soltanto chi ha realizzato l’immobile tra il 24 agosto 2016 (terremoto di Amatrice) e il 10 aprile 2017.

Le domande dovranno essere presentate entro il 31 dicembre 2017. Quando la famiglia otterrà nuovamente la struttura originaria, dovrà abbattere la seconda e temporanea a proprio spese.
Per la ricostruzione degli edifici privati – ricordano gli uffici della commissaria De Micheli – sono già a bilancio 6,5 miliardi di euro. Ma pochi, per ora, hanno fatto richiesta della loro quota.

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