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Appalti pilotati, spunta l’agenda nera

Spunta un’agenda nera nella vicenda degli appalti pilotati che sta gettando ombre sull’intera Regione.

Lo riporta il quotidiano Il Centro. L’agenda in questione è stata trovata nell’abitazione di Antonio Ruggeri. Una sorta di “libro mastro dei pagamenti illeciti effettuati”, che farà tremare altri nomi importanti. L’ “uomo del Vaticano” sarebbe stato l’intermediario fondamentale tra imprenditori ed istituzioni. Egli, dal canto suo, ha affermato di aver interrotto i rapporti con la Santa Sede da ben nove anni e ha liquidato i numeri sull’agenda come un semplice espediente per tenere la contabilità. Ruggieri ha ammesso di aver gestito delle somme di denaro per conto di Sergio Giancaterino, imprenditore di Penne in misura cautelare, ma ha aggiunto di non aver mai pagato tangenti.

Le indagini della Procura di Avezzano che mercoledì hanno portato all’arresto di sette persone portano ad accuse molto pesanti: si parla di plurimi episodi di corruzione, con dazioni di denaro in contanti o sotto forma di consulenze, subappalti a ditte di familiari degli indagati, contributi in beneficenza, persino acquisti di biglietti di lotterie patronali.

Un sistema corruzione ben rodato, basato su un elenco di circa 15 aziende specializzate in lavori pubblici che venivano fatte partecipare a gare d’appalto già inquinate da accordi corruttivi. Un grosso giro d’affari ancora tutto da svelare.

Un’altra figura chiave è quella dell’imprenditore di Penne Sergio Giancaterino, che per l’accusa è il riferimento fondamentale del gruppo di imprese che “con regolarità turba il corretto andamento delle gare di appalti”. E’ accusato di aver creato un “fondo nero” per pagare le tangenti. E’ stata inoltre accertata, come riportato dal Il Centro,  la consegna a Ruggeri di documenti sensibili riguardanti i Comuni di Gioia dei Marsi, Trasacco ed Ortucchio. Giancaterino ha ammesso di aver elargito somme di denaro ma ha negato l’esistenza del fondo.

[Appalti pilotati: i nomi degli indagati]

Per quanto riguarda l’ex vice sindaco di Canistro Paolo Di Pietro, si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Per tutti rimane l’accusa di corruzione e turbativa d’asta. (d.r.)

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