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Il terremoto che ti porti dentro

di Giovanni Baiocchetti

Milano. Sento il letto muoversi avanti e indietro con forza. Il cuore in gola. Ha fatto il terremoto all’Aquila e l’ho sentito fino a qui.

Guardo la Lista Ultimi Terremoti dell’INGV. Niente. Apro Facebook. Niente. Telefono ai miei? Guardo l’orologio: le 6 e 30.

Ora che sono sveglio capisco che stavo solo sognando. Mi rimetto a letto. Ma chi dorme più, cavolo che spavento per niente.

Come spiegherò quell’aria assonnata e quegli sbadigli alle persone che incontrerò oggi? Lo capiranno? Era solo un brutto sogno, eppure mi ha fatto svegliare di soprassalto.

Mi è già capitato di non essere compreso a fondo nei miei racconti, nelle mie paure, nei miei sogni, nei miei nuovi valori, quando seduto su una panchina al sole sorrido guardando una qualsiasi altra città normale.

E’ anche giusto che sia così. Anch’io non capisco chi scappa dalla guerra, chi si affida al mare per fuggire dalla povertà, chi vive in carcere, chi lavora a dieci anni, chi è vittima di stupro, chi ha perso un figlio.

Ecco, questo mi ha insegnato il terremoto. Mi ha insegnato ad ascoltare, a chiedere, a interrogarmi, a incuriosirmi.

Ecco perché è importante andare a Norcia, ad Amatrice, all’Aquila, ad Accumoli, ad Arquata, a Campotosto. A guardare, ad ascoltare, a riflettere. Mille parole, articoli, immagini non vi colpiranno mai come un cumulo di macerie davanti ai vostri occhi, il silenzio tutto intorno, il cigolio di una porta sospesa nel vuoto che una volta conduceva a un bagno di cui rimane solo lo specchio attaccato al muro, i manichini impolverati delle vetrine dei negozi, i panni stesi sul balcone da anni, l’odore della calce, la polvere in bocca.

22046002_10213864284231480_2571050449213899126_n (1)Mille parole, articoli, immagini non vi colpiranno mai come quando guarderete la camera di Laura, che non sappiamo chi sia, dove sia, cosa faccia, se sia viva o no, se abbia sofferto o meno, però sappiamo dire quali libri leggeva , quali film guardava, quali vestiti indossava.

Andate a vederlo il cuore ferito dell’Italia.

Domandate, riflettete, fotografate. Tornerete a casa con un bagaglio in più. Fatelo girare per il mondo. “Una zona rossa, ovunque si trovi, è questione nazionale”, si leggeva in piazza Duomo, all’Aquila.

A volte quelle storie che ti sembra possano appartenere solo a un film entrano dentro casa tua, all’improvviso, in ventitré secondi, senza bussare.

(pubblicato su ProPop)

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