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Disfatta L’Aquila Rugby, non scende in campo

L’emozione è troppo forte e speriamo di riuscire a leggere queste righe che altro non sono che il pensiero della squadra, una squadra che hanno provato a dividere ma senza riuscirci, una squadra unita da qualcosa di più di una semplice amicizia sul campo, una squadra che ha voluto raccontarvi ciò che abbiamo passato per farvi capire il periodo difficile che stiamo vivendo, un momento che speravamo non arrivasse mai.
Mancano pochi metri, ci separa solo una porta, ma non possiamo aprire questo lucchetto, non ci fanno aprire questo lucchetto. Ci stanno impedendo di entrare nella nostra Casa, il nostro stadio.
Dopo tante chiacchiere lette e sentite in queste settimane, ora è il momento che date la voce alle uniche persone degne di parlare di maglia, di colori e di appartenenza.
Siamo noi le uniche vittime dei loro sporchi giochi, siamo ragazzi di 20 anni che hanno dimostrato i propri valori morali, la voglia di credere ad un sogno già dallo scorso anno, quando nelle massime difficoltà abbiamo deciso nonostante tutto di scendere in campo ogni domenica, impegnarsi, combattere, sacrificarsi per il rugby aquilano, arrivare a giocare una finale, pensando di poter rappresentare l’orgoglio di questa città.
Siamo gli unici che hanno creduto nel progetto voluto da Mauro Zaffiri, siamo gli unici che vogliono portare avanti quel progetto e realizzarlo, siamo gli unici che vogliamo onorare la sua memoria.
Per un anno intero ci siamo battuti in nome di una appartenenza in cui abbiamo sempre creduto, anche se la città non ci ha mai fatto sentire il suo supporto e la sua vicinanza, ci siamo sentiti soli senza quel sostegno che è la nostra fede e religione, ad affrontare problemi troppi grandi per ragazzi della nostra età.
Per un mese ci siamo allenati credendo che c’erano persone che lavoravano per superare i problemi esistenti. Mentre noi preparavamo la partita di domani, loro facevano i loro squallidi intrighi, sotterfugi, accordi per garantirsi quel micropotere a cui tanto aspirano. Mentre ci raccontavano la favoletta, lavoravano per affossare il nostro futuro, le facce nuove che dovevano portare maggiore credibilità alla società ci hanno riempito di bugie, siamo grati alla sola persona che in più occasioni ci ha guardato in faccia e ha cercato di spiegarci quello che stava succedendo.
Chi non ci permette domani di giocare sono sia i nemici storici sia quelli che si erano dichiarati amici, persone che fanno finta di litigare solo quando le luci delle telecamere sono accese.
Abbiamo più volte dichiarato la nostra volontà di andare avanti, di sacrificarci pur di giocare il campionato e di dare alla società la possibilità di risollevarsi, ci siamo detti disponibili ad andare incontro alle loro difficoltà, ma a quanto pare questo non importa.
Abbiamo sentito dalle loro bocche parole come maglia, colori, impegno, sostegno, rugby, ma non sanno cosa significano, dette da loro sono parole vuote.
A nessuno di loro interessa far rinascere il rugby aquilano, farlo crescere e essere un riferimento per tutti, interessano solo i lori piccoli affari.
Vogliamo sapere da voi come si può pensare che la città dell’Aquila “tornerà a volare” quando noi giovani veniamo cacciati dalla nostra casa, quando ci si impedisce di lottare per il nostro futuro e il nostro sogno.
Dite che i giovani sono il futuro, sappiate allora che oggi, 20 tasselli del vostro futuro non ci sono più.

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