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La cultura approda a Castelvecchio Calvisio

di Roberta Galeotti 

Alta cultura a Castelvecchio Calvisio con la presentazione curata dal giornalista Fulgo Graziosi delle opere di Alfonso Francia e Walter Morico.

In occasione della festa nazionale dei Borghi più belli d’Italia, il Sindaco Luigina Antonacci, gli abitanti di Castelvecchio Calvisio e dei Comuni limitrofi hanno vissuto due intense giornate di alta e significativa cultura. Si è parlato di tutto ad iniziare dalle complesse problematiche connesse alla ricostruzione post sisma, ponendo l’attenzione al recupero del patrimonio edilizio dei centri del cratere sismico. Il momento più esaltante è stato vissuto nelle ore pomeridiane di domenica.

Nella splendida cornice del Palazzo del Capitano, recuperato con ottimi e particolari accorgimenti tecnici, Luigina Antonacci ha voluto dar vita alla presentazione di due interessanti lavori letterari con la diretta partecipazione dei rispettivi autori. La presentazione delle due opere è stata curata, con particolare attenzione, dal giornalista Fulgo Graziosi alla presenza di un pubblico selezionato e particolarmente attento.

Tra gli ospiti importanti la Senatrice Stefania Pezzopane, abituale frequentatrice del Borgo, il Vice Sindaco dell’Aquila Quintino Liris e lo studioso Fulvio Giustizia, che ha offerto il suo prezioso contributo, aggiungendo un positivo giudizio all’opera svolta dagli autori, “Palear la dinastia dei maestri di Federico II” di Walter Morico e “Un tesoro di contadina” di Alfonso Francia. Walter Morico, il suo cognome la dice lunga sulla provenienza della famiglia. Infatti, le sue origini affondano le radici a Castel del Monte, da parte del padre, e a Castelvecchio da parte della madre. Fulgo Graziosi ha sottolineato che Morico ha effettuato una vera e propria analisi dei risultati conseguiti attraverso una capillare ricerca, che ha consentito all’autore di giungere alla scoperta di documenti fino ad oggi sconosciuti.

L’impegnativo lavoro porta ad analizzare le attività politico sociali delle varie dinastie che, in qualche modo, hanno contribuito all’avvento sui nostri territori di Federico II di Svevia. In particolare, Morico, ha posto l’accento sulla importante famiglia di Collepietro conosciuta con il nome “I Pagliara”, ancorando il cognome al castello di Pagliara, in prossimità di Isola del Gran Sasso. Graziosi ha collegata la denominazione degli insediamenti agricoli stagionali, detti appunto Pagliara, come quelli di Tione degli Abruzzi e di Fontecchio, situati alle pendici del Sirente. Importanti e interessanti citazioni sono state effettuate dal Morico in merito alla presenza e alla preziosa opera svolta dai monaci Cistercensi e alla presenza sul territorio dei templari. Precisi sono stati i collegamenti di Fulgo Graziosi che ha posto in evidenza le azioni politiche, sociali e religiose poste in essere per favorire l’insediamento di Federico II proprio a L’Aquila. Inoltre, ha affermato Graziosi, Celestino V costituisce l’anello di congiunzione tra i templari e la costituzione del nuovo movimento dei “Celetiniani”.

Infatti, Celestino si recò in Francia, dove si era trasferito il Papa, per chiedere l’autorizzazione per la costituzione dell’Ordine Celestiniano. Una corrente di pensiero, che vede tra i maggiori sostenitori il Rettore della Sorbona di Parigi degli anni ottanta, vorrebbe che in occasione di quella visita il Papa avesse affidato a Celestino la “Sacra Sindone” e il “Sacro Graal” per riportarli in Italia. La Sindone fu lasciata a Torino perché Celestino ebbe paura di essere derubato del sacro tesoro a lui affidato. Mentre il “Sacro Graal” sembrerebbe essere nascosto nei meandri dei sotterranei di Collemaggio. Le ricerche fino ad oggi eseguite, però, non hanno dato esiti positivi. Anche la transumanza, non poteva essere diversamente, è stata citata e analizzata nelle precise analisi di Morico, con i risvolti sociali che la stessa ha determinato nei territori interessati. Il lavoro prodotto da Walter Morico, ha affermato Graziosi in fase conclusiva, non è riservato soltanto agli addetti ai lavori. Merita di essere letto, meglio ancora studiato, perché la sola lettura non è sufficiente per calarsi perfettamente nella corretta interpretazione dei dati citati. Occorrerebbe, dovutamente, effettuare degli opportuni collegamenti con le altre notizie già pubblicate per calarsi, con cognizione di causa, negli avvenimenti e nelle ragioni politico sociali descritte dall’autore.

“Un tesoro di contadina” di Alfonso Francia è un romanzo piacevole che si legge agevolmente e con passione perché, ha detto Fulgo Graziosi, è scritto in  maniera semplice, con l’uso di appropriati termini che rendono la narrazione accessibile a tutti. Merita ancora più attenzione se si considera la giovane età dell’autore, appena trentatre anni, dotato di una penna scorrevole e una mente attenta, capace di coniugare gli elementi culturali acquisiti negli studi e le realtà sociali che hanno dato vita alla società agricola del Cilento negli anni trenta. Il romanzo si sviluppa attorno ad una matrimonio che “s’aveva da fare”, in antitesi con quello Manzoniano che “non si doveva fare”.

Inizia proprio con la descrizione analitica del corredo che Vitalia, la sposa avrebbe dovuto portare in dote per coniugarsi con tale Raffaele Mezzomo, detto Reluccio. Il cognome scelto opportunamente lascia intravedere una figura d’uomo non tanto dotata. Un matrimonio che incontra una serie di contrattempi che l’autore sceglie con particolare cura, iniziando dal rinvenimento di un tesoro nei terreni della famiglia della sposa. Non è passata inosservato al presentatore del libro la particolareggiata descrizione del tesoro rinvenuto e la bellezza e le fattezze di quel “Tesoro di contadina”. Indubbiamente ha voluto giocare sulla interpretazione equivoca da parte dei lettori che, in prima lettura, non avrebbero potuto capire bene a quale “tesoro” si riferisse l’autore del romanzo.

Racconto che sicuramente ha preso molto dalle notizie e dalle narrazioni dei nonni e dei parenti paterni nati e cresciuti nel Cilento, dove è ambientato “Un tesoro di contadina”. Bella, interessante e incisiva è la conclusione alla quale è giunto Fulgo Graziosi, dopo aver sottoposto il romanzo di Alfonso Francia sotto la lente d’ingrandimento dell’analisi critica. Merita di essere riportata nella determinante essenza: “Quello che ho detto fino a questo momento potrebbe costituire una analisi logica del contenuto del libro. Le analisi che si sono sviluppate nella mia mente, mentre gustavo la coinvolgente scorrevolezza del linguaggio usato dall’autore, sono state di ben altra configurazione. Ho immaginato che sulla piattaforma del matrimonio, infarcita dei preparativi per la celebrazione del rituale delle nozze, l’autore abbia voluto tessere una delicata ragnatela, i cui fili di seta portanti sono costituiti dai protagonisti più importanti del romanzo: Vitalia, Reluccio, Gaspare, Carmine, Giuseppina, Don Catarino il Parroco, Don Antonio il Farmacista, don Muzio il Podestà con turbe sessuali e il Prof. Dante. Su questi assi portanti ha annodato, collegandoli a raggera con fili più sottili, i personaggi meno importanti come la moglie del Farmacista, la moglie del Podestà, la mamma di Gaspare, zia Santina, la moglie di Dante, l’amica traditrice, Ciccio il rapitore con la moglie e il figlio, Michele e i Carabinieri di Vendinara. Su questa bella ed elastica tela Alfonso Francia ha fatto apparire e scomparire i personaggi di Trezzano, descrivendo con cognizione di causa usi, costumi, abitudini e ambienti di vita, portando il lettore, gradatamente, fino all’epilogo del matrimonio che, purtroppo, non è stato celebrato in quanto Vitalia, dopo tante peripezie, ha preferito prendere i voti da suora”. Il pubblico, molto attento, ha voluto ringraziare con un grande applauso il Sindaco, gli autori Morico e Francia, Fulgo Graziosi per la bellissima serata culturale dedicata a Castelvecchio Calvisio, uno dei Borghi più belli d’Italia.

 

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