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L’Aquila ricorda i Nove Martiri

Sabato 23 settembre L’Aquila rende omaggio alla memoria dei Nove Martiri aquilani, al 74esimo anniversario dell’eccidio, con una serie di iniziative.

Il programma

La cerimonia si terrà nella caserma Pasquali Campomizzi, luogo in cui i nove ragazzi furono trucidati, dove, alle ore 9.00, verrà deposta una corona di alloro.

Alle ore 10:00 nel piazzale dell’ I.I.S. “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta” sarà deposta una corona d’alloro presso il cippo commemorativo che ricorda in particolare Fernando Della Torre. L’inno nazionale e le musiche saranno a cura del Liceo Musicale. Saranno presenti delegazioni delle scuole di Colle Sapone.

Alle 10:30 prenderà il via dalla piazza di S. Sisto una marcia lungo il “Sentiero dei Nove Martiri” -che fa parte della rete del “Percorso Memoria e Natura” nato dalla collaborazione tra Comune dell’Aquila, IASRIC, CAI, ANPI e ANA, per ricordare gli eventi più importanti che si svolsero nel corso della Resistenza aquilana – per arrivare al fontanile Fonte Vecchia di Collebrincioni, dove furono portati i prigionieri subito dopo la cattura. Protagonisti saranno alcuni studenti degli istituti “Cotugno”, “d’Aosta” e “Colecchi”. A Collebrincioni il circolo ricreativo locale proporrà testimonianze e letture.

Alle ore 11.00, al Cimitero Monumentale, verrà deposta una corona davanti al Monumento dedicato ai IX Martiri Aquilani. Infine, alle 11.30, nel sentiero IX Martiri a Madonna Fore, avrà luogo la deposizione di una corona a fianco al Ceppo Commemorativo.

Alle 17:00 presso piazza Nove Martiri vi sarà una celebrazione rievocativa curata da ANPI in collaborazione con IASRIC ed altre istituzioni: in tale occasione il Liceo Artistico esporrà i lavori realizzati per un graphic novel sulle vicende del ’43.

Chi sono i ‘Nove Martiri’

Bruno D’Inzillo, Bernardino Di Mario, Fernando Della Torre, Carmine Mancini, Giorgio Scimia, Francesco Colaiuda, Anteo Alleva, Sante Marchetti, Pio Bartolini. Questi i nomi dei nove martiri aquilani, tutti tra i diciotto e vent’anni. Dopo l’8 settembre del 1943 si erano uniti ai gruppi partigiani che combattevano le truppe di occupazione tedesche. Per sfuggire ai rastrellamenti si erano rifugiati sulle montagne nei pressi di Collebrincioni. Il contingente tedesco riuscì però a catturarli, a seguito di una delazione. Dopo essere stati condotti nella caserma Pasquali i nove giovani furono costretti a scavarsi la fossa e fucilati. Nessuno informò le famiglie e, solo dopo la liberazione della città dell’Aquila, avvenuta il 13 giugno del 1944, i loro corpi furono rinvenuti e le loro spoglie pietosamente ricomposte all’interno della scuola elementare “De Amicis”, dove ricevettero il silenzioso e commosso omaggio della cittadinanza.
Bruno D’Inzillo era figlio di un colonnello dell’esercito, aveva da poco terminato gli studi liceali e desiderava iscriversi alla facoltà di Medicina. Aveva scritto una raccolta di versi dal titolo “Retoriche cosmiche”; Fernando Della Torre era originario di Sulmona e apparteneva ad una famiglia di origini ebraiche. Diplomato all’Istituto tecnico industriale, era rimasto orfano dei genitori e aveva trovato un impiego; Giorgio Scimia era uno studente dell’ultimo anno dell’istituto Magistrale e sognava di diventare aviatore; Carmine Mancini era il più caro amico di Bruno D’Inzillo e, come lui, scriveva poesie e si accingeva a iscriversi alla facoltà di Medicina; Bernardino Di Mario frequentava l’Istituto tecnico industriale, fu l’ultimo a morire poiché non venne ucciso subito dalla scarica di fucili.

Perché ricordare

“Quando nel settembre del ’43 un gruppo di giovani partigiani aquilani decise di sottrarsi all’ordine nazista di Kesserling che li voleva arruolati nell’esercito tedesco, sapevano bene cosa fare: i ragazzi avrebbero dovuto lasciare la città alla spicciolata, prelevare armi durante il percorso e radunarsi a Collebrincioni, dove li avrebbe raggiunti il colonnello D’Inzillo assieme ad altri militari con armi pesanti, per recarsi tutti insieme nel Teramano e congiungersi ai 1.600 civili e militari che proprio in quei giorni si stavano arroccando a Bosco Martese per organizzare la resistenza ai nazi-fascisti.
Tutti sapevano anche il significato di quella loro scelta: volevano essere liberi e liberare L’Aquila e l’Italia dagli invasori, dalla guerra, dall’oppressione”, spiega Fulvio Angelini, di ANPI L’Aquila. “E sapevano anche, nella loro spontanea e sincera ribellione, cosa rischiavano: la semplice disobbedienza al proclama di Kesserling metteva a rischio la loro vita.
Ma forse non immaginavano – con il loro sacrificio – di diventare un esempio, di rappresentare un patrimonio di valori su cui la città avrebbe potuto avviare la sua ricostruzione morale e civile dopo la guerra.
Ma oggi, dopo 74 anni, non vogliamo ricordarli solo per il loro eroismo.
Vorremmo che la loro storia fosse tradotta in attualità, perché oggi c’è un enorme bisogno di trasferire il loro coraggio e le loro idee alla quotidianità di tutti i giorni, in una rivolta morale e civile alle ingiustizie, in un impegno moderno per i diritti e le libertà.
Quella che è stata la Resistenza, quello che è stato l’antifascismo, oggi diventano le lotte degli studenti per avere scuole sicure, per la cultura e la formazione, per diventare cittadini del mondo; è l’impegno per il diritto al lavoro; sono le iniziative di accoglienza e solidarietà verso i profughi e i migranti; sono le azioni di volontariato verso i più deboli, verso l’ambiente e la natura. Sono, in tante parti del mondo, le manifestazioni per la libertà di stampa o l’indipendenza della magistratura. Sono le spinte al disarmo ed a riconvertire l’economia a scopi civili. Sono le lotte antirazziste e contro i “muri” perché dobbiamo saper stare nelle periferie sociali e governare l’integrazione, non emarginare i più deboli.
Per tutto questo servono esempi nuovi, comportamenti e stili di vita, servono linguaggi e codici che parlino alle persone e in primo luogo ai giovani.
Se sapremo fare questo la storia dei Nove Martiri aquilani sarà sempre più bella e proiettata al futuro.
Credo che questo sia il modo migliore per onorarli.”

 

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