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Regione, parola d’ordine: ostruzionismo

di Eleonora Falci

Parola d’ordine: ostruzionismo. Il centrodestra in consiglio regionale torna sui banchi dell’Emiciclo più agguerrito che mai.

Nella prima seduta post ferie, annuncia fin dai primi istanti che, essendo mancata “la correttezza istituzionale da parte della maggioranza”, l’opposizione non sarà più costruttiva bensì ostruzionistica, annunciando dichiarazioni di voto sui singoli articoli, emendamenti e interventi vari.

Dall’altra parte, una maggioranza che incassa perlopiù le accuse dell’opposizione, con gli assessori impegnati a rispondere a molteplici interrogazioni – alcune anche ripetitive proprio nel segno dell’ostruzionismo – e non senza qualche mal di pancia.

Esempio ne è l’intervento dell’Assessore Di Matteo (ex ribelle… ex?) sul tema incendi: una interrogazione di Febbo alla quale hanno risposto il sottosegretario Mazzocca e l’assessore Pepe. Ma alla fine Di Matteo la stoccata la piazza con un breve ma intenso intervento nel quale fa intendere che fra deleghe e prese di posizione, carteggi e passaggi di consegne, in Giunta non si interpella chi invece dovrebbe occuparsi di determinati argomenti. Ricordiamo infatti che l’assessore Di Matteo ha la delega alla Montagna e che un simile intervento rallentò, ad esempio, l’iter della Reasta.

Sullo sfondo, poi, i dissapori all’interno del Partito Democratico, con i congressi provinciali alle porte. 

Ieri l’espulsione del segretario del PD di Alba Adriatica Gabriele Viviani – molto vicino al capogruppo del PD in Regione Mariani – per un post su Facebook in cui suggeriva, come strategia per risolvere la questione migranti, di”regalare a chi non ha diritto di stare in Italia una crociera senza ritorno per la costa africana”.

“È evidente che si vuole colpire me colpendo persone che mi sono vicine” ha detto ieri Mariani difendendo Viviani, la cui esternazione a parer suo non era meritevole di una espulsione ma piuttosto di un richiamo.

“La mia storia parla chiaro e credo che certe mie battaglie, come l’ultima relativa alla richiesta di compiere approfondimenti sulle vaccinazioni, non siano state gradite”.

Poi l’affondo:

“E’ alle porte il congresso regionale del Pd e in quella sede vedremo se ci cacceranno tutti e ci costringeranno a prendere strade diverse”

dice Mariani, già commissario del Pd teramano e candidato alla segreteria. Si scontrerà presumibilmente con l’Assessore regionale Pepe in una lotta tutta all’interno dell’Emiciclo.

È così che una seduta che si presentava apparentemente scarna di contenuti, si è andata arricchendo, strada facendo, di polemiche e accuse al governo regionale.

Dagli incendi e le attività di prevenzione ai centri di ricerca, dal progetto di legge sulle botteghe del baratto – di Bracco ma appoggiato dal centrosinistra – alla FIRA. Il forzista Mauro Febbo, in particolare, ne ha per tutti e ricorda come “per 8 centesimi, bloccai il consiglio provinciale di Chieti per oltre 24 ore”. Non certo una rassicurazione.

Il tema sicuramente più caldo è quello degli incendi boschivi che hanno interessato il territorio abruzzese nell’estate appena trascorsa: un argomento che forse, vista la complessità e la gravità della situazione, avrebbe meritato un consiglio regionale straordinario.

Oltre 6500 ettari di boschi incendiati, distrutti da roghi la cui natura è dolosa. Febbo punta il dito – oltre che sulle riforme nazionali – sui ritardi con cui la Regione ha agito e sulla scarsa attenzione dell’ente nei confronti del verde abruzzese.

“Non c’è più il servizio foreste in Regione Abruzzo, abbiamo chiuso i vivai forestali. Il PSR prevede interventi per la pulizia dei boschi ma è ingessato: in quel piano ci sono 9 milioni di fondi europei destinati alla pulizia dei boschi, ma il bando ancora non esce e giace nei cassetti.”

A rispondere, con i dati, il sottosegretario Mazzocca, in prima fila con il Dipartimento di Protezione Civile in questa estate bollente. Mazzocca getta acqua sulle polemiche alzate, ricordando le molteplici attività sul campo, i fondi impiegati nella formazione straordinaria di 700 volontari di secondo grado, la convenzione con il Dipartimento dei Vigili del Fuoco per 518mila euro – che prevedeva l’impiego di personale qualificato DOS, il coordinamento delle attività antincendio, la partecipazione dei pompieri ad attività formative, l’utilizzo di elicotteri – poi incrementata, l’11 agosto, di ulteriori 370mila euro.

Allo stesso modo Pepe, toccato ancora una volta sulle politiche forestali e sul Piano di Sviluppo regionale dal consigliere forzista.

“L’ufficio usi civici non è stato smantellato ma si è moltiplicato, così come i servizi territoriali per l’agricoltura. Non c’è nessun blocco di bandi pronti. Il bando in questione era stato predisposto a livello di bozza, alla quale sono state apposte delle modifiche già comunicate, tanto che a breve verrà pubblicato”.

Le polemiche non si placano, tanto che spesso il Presidente del Consiglio regionale Di Pangrazio invita alla calma e al rispetto i colleghi consiglieri.

Interviene sul tema anche il Presidente D’Alfonso:

Come si fa a fare un piano di prevenzione idoneo se c’è il dolo, un fatto criminale di dislocare 216 micce in tutto il territorio, in tutte le province? Chi propone di comprare i canadair, sa cosa significa non solo in termini di sostenibilità economica ma anche di competenza professionale, di organizzazione, di gestione del personale? Non è possibile. Piuttosto non sarebbe il caso di riconcepire i piani territoriali, dove si costruisce, visto che gli incendi si sono avvicinati troppo alle abitazioni?

È sulle botteghe del baratto che si blocca il consiglio regionale: la legge, proposta da Bracco ma supportata anche da Mariani, annaspa tra votazioni ad appello nominale e mancanza del numero legale. Il primo articolo viene bocciato, si solleva la legittimità di procedere dunque con la votazione.

Passano i minuti, la tensione è palpabile. Il presidente D’Alfonso prova ad alleggerire il clima proponendo un ritorno in Commissione per la legge che però, alla fine, viene bocciata .

Tensioni forti anche fra il presidente del consiglio regionale Di Pangrazio e il vicepresidente Gatti, che è uscito dall’Aula consiliare in segno di protesta dopo che Di Pangrazio aveva concesso la parola a D’Alfonso nonché si fosse prenotato prima il consigliere forzista. Parole grosse fuori dall’Aula dell’Emiciclo alle quali sono seguiti quasi subito tentativi di riappacificazione con la mediazione degli altri colleghi.

Con una maggioranza che boccia una legge sostenuta dallo stesso capogruppo del PD, si preferisce limitare i danni: tutti gli altri punti all’ordine del giorno vengono rinviati, dalle risoluzioni ai due progetti di legge sui ristoranti tipici e sull’edilizia popolare. E, ovviamente, rinviata – ancora una volta – l’elezione del Garante dei Detenuti.

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