IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Comune L’Aquila, 4000 Condoni bloccano la ricostruzione

Sono quattromila le pratiche ferme all’ufficio Urbanistica Edilizia e Pianificazione del Comune di L’Aquila da prima del 2009.

Pratiche di quattromila aquilani che hanno fatto un abuso edilizio, hanno aderito al Condono e presentato la pratica al comune di  L’Aquila pagando l’acconto prima del 2009. Il Comune avrebbe dovuto esaminare l’abuso e accettare la sanatoria o dare il diniego.

Questa situazione di stallo dei Condoni incide sulla ricostruzione post sisma.

Nell’iter della ricostruzione post terremoto, infatti, le abitazioni che hanno una pratica in attesa del Condono, possono vedersi decurtata la parte di contributo relativa all’immobile da condonare, o, addirittura, vedersi la pratica rigettata.

«Non tutte le 4000 pratiche in attesa di esame nel nostro assessorato saranno riferibili alla  ricostruzione – ha spiegato al Capoluogo il neo assessore al ramo Luigi d’Eramo, subentrato a Pietro Di Stefano che ha gestito per 8 anni il super assessorato Urbanistica e Ricostruzione. Ora la delega alla ricostruzione è rimasta nelle mani del sindaco neoeletto Biondi -. L’ufficio preposto dispone di due persone che ad oggi riescono a smaltire 250 Condoni l’anno. Quasi uno al giorno – aggiunge l’assessore Salviniano -, anche se la proroga della Regione Abruzzo per l’esame dei Condoni scadrà alla fine del 2018. Stiamo studiando una soluzione veloce ed efficace per togliere dall’impasse l’assessorato, innanzi tutto cercando di individuare quali pratiche rallentano la ricostruzione post sisma».

La risposta di Pietro Di Stefano

 

“Sul condono occorre essere precisi. In Italia sono stati tre i condoni ammessi: 1895, 1997, 2002. I Comuni avrebbero dovuto esaminare per tempo le domande e concedere il titolo in sanatoria. Per carenze varie pochi lo hanno fatto e tra questi non c’è il Comune dell’Aquila. Nel 2009 arriva il terremoto (7 anni dopo l’ultimo condono) con la legge che stabilisce (giustamente) il non finanziamento delle opere abusive. Per parte nostra, e senza clamori pubblicitari, abbiamo solo potuto recuperare le dimenticanze di chi ci aveva preceduti nell’amministrazione comunale senza far patire ai cittadini delle ingiuste decurtazioni. Pertanto, in parallelo con l’esame della richiesta del contributo veniva definita anche la pratica di condono edilizio dando precedenza proprio a questo tipo di pratiche. In sostanza abbiamo, o meglio gli uffici hanno, sostenuto un lavoro doppio recuperando le inefficienze altrui. Senza clamore, senza polemiche, senza pubblicità e senza lustrini scintillanti tipo Las Vegas.”

X