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Biondi entra a gamba tesa sulla ricostruzione

Biondi sulle priorità della ricostruzione privata: stabilità del personale e cronoprogramma da rivedere per accelerare le frazioni. Bacchetta sottoservizi e Soprintendenza.

Previsioni e dati sulla ricostruzione privata il giorno dopo la bufera sulla gestione delle risorse umane impegnate nella ricostruzione post-terremoto dell’Aquila. “Il personale di Abruzzo Engineering costa il doppio” – ha detto Biondi scatenando una serie di reazioni a catena, soprattutto con la vecchia amministrazione.

Un report dettagliato sulla ricostruzione con cartelle e dati alla mano. Al tavolo della seconda Commissione Consiliare, presieduta dal consigliere Daniele, questa mattina il sindaco e assessore alla ricostruzione Biondi, l’assessore all’Urbanistica D’Eramo e il titolare dell’Ufficio speciale per la ricostruzione del Comune dell’Aquila Fabrizi.

Le previsioni Usra: centro storico L’Aquila pronto entro il 2020, le frazioni con priorità entro il 2021

“Il processo della ricostruzione non può essere considerato negativo, siamo sulla strada per raggiungere degli obiettivi che sarebbero rilevanti a livello nazionale” – comincia così il suo intervento Fabrizi. “Quello dell’Aquila è il primo sisma della storia del Paese che ha colpito un capoluogo di regione, il decennio è il minimo tempo che ci vuole per completare la ricostruzione. Questo è un risultato da portare come esempio a livello nazionale. È chiaro che questo è un risultato che può essere ottenuto, ma devono essere risolti dei problemi negli uffici innanzitutto”.

Usra: 300 milioni di euro di progetti lumaca

I ritardi nella presentazione delle schede parametriche sono uno scoglio importante: ci sono bloccati (disponibili ma inutilizzati) 300 milioni di euro relativi ad importi di SP2, schede parametriche parte seconda. Qui nascono i problemi perché spesso i progetti risultano incompleti o vengono presentati privi degli allegati richiesti.

Usra: I tempi che ci vogliono da quando il contributo viene erogato fino alla partenza dei lavori

“L’ipotesi, che il centro storico dell’Aquila si possa completare entro il 2020, deriva dal fatto che le schede parametriche parte seconda possono essere presentate entro il prossimo anno con conseguente partenza cantieri. Questo è un risultato importante – continua Fabrizi -. Bisogna far fronte a diversi problemi a partire dal rilascio del parere edilizio e urbanistico fino a quello della Soprintendenza. Insomma ci sono problemi legati alle tempistiche che vanno risolti per accelerare la partenza dei cantieri”.

Biondi: Rivedere il cronoprogramma

“La ricostruzione privata presenta delle criticità strutturali. La prima è data dalla precarietà del Ripam e degli assunti a tempo determinato. La legge Barca, che ha istituito gli Uffici Speciali, dice che dal 2021 il personale dovrebbe entrare nella pianta organica del Comune. Questa insicurezza dei Ripam porta a una grande mobilità del personale a livello di concorsi.
Questo è un dato che riguarda sia L’Aquila che gli uffici del cratere. Solo all’Aquila su 128 Ripam 40 sono andati via, perché hanno trovato un altro posto di lavoro.
Abbiamo predisposto una serie di emendamenti per fissare due principi: Ripam a tempo indeterminato con finanziamento statale e stabilità del personale precario chiedendo la deroga alla legge Madia, anche qui con copertura finanziaria. Questo è il primo problema strutturale.
Il secondo principio è relativo agli importi per le frazioni e i molteplici proprietari degli immobili. Il dato più delicato è quello del cronoprogramma: gli uffici hanno dei semestri di riferimento quindi ad ogni Sp1 istruita, deve equivalere una Sp2 presentata”.

Gli obiettivi di Biondi

Puntare sui lavori fermati a metà, quelli che devono partire, fino ai casi disperati dei consorzi che non si sono nemmeno costituiti.

I diktat della Commissione Pareri “troppo rigidi”

Biondi fa riferimento anche alla Soprintendenza che, secondo il primo cittadino, “esprime pareri di rigidità inflessibili che generano dei contenziosi”. Esistono buchi neri in centro storico, sono quei palazzi fermi al sei aprile. “Un esempio è lo stabile di Piazza Chiarino, che prima doveva essere demolito e ricostruito, ora invece verrà restaurato. Quindi il progetto riparte da capo. Ecco cosa rallenta la macchina”.

“Dobbiamo chiedere al Genio Civile di individuare delle priorità, anche in relazione all’intersezione tra sottoservizi e ricostruzione”.

Biondi: Dovremo adottare delle misure impopolari

“Il cantiere dei sottoservizi non si sposa con la legittima esigenza dei proprietari di rientrare a casa e del comune di assicurare utenze. Stiamo valutando forme alternative di assistenza”.

D’Eramo: Sono quattromila le pratiche ferme all’ufficio Urbanistica Edilizia e Pianificazione del Comune di L’Aquila.

Pratiche di quattromila aquilani che hanno fatto un abuso edilizio, hanno aderito al Condono e presentato la pratica al comune di  L’Aquila pagando l’acconto prima del 2009. Il Comune avrebbe dovuto esaminare l’abuso e accettare la sanatoria o dare il diniego.

Questa situazione di stallo incide sulla ricostruzione post sisma.

Nell’iter della ricostruzione post terremoto, infatti, le abitazioni che hanno una pratica in attesa del Condono, possono vedersi decurtata la parte di contributo relativa all’immobile da condonare, o, addirittura, vedersi la pratica rigettata.

«Non tutte le 4000 pratiche in attesa di esame nel nostro assessorato saranno riferibili alla  ricostruzione – ha spiegato al Capoluogo il neo assessore al ramo Luigi d’Eramo, subentrato a Pietro Di Stefano che ha gestito per 8 anni il super assessorato Urbanistica e Ricostruzione. Ora la delega alla ricostruzione è rimasta nelle mani del sindaco neoeletto Biondi -. L’ufficio preposto dispone di due persone che ad oggi riescono a smaltire 250 Condoni l’anno. Quasi uno al giorno – aggiunge l’assessore Salviniano -, anche se la proroga della Regione Abruzzo per l’esame dei Condoni scadrà alla fine del 2018. Stiamo studiando una soluzione veloce ed efficace per togliere dall’impasse l’assessorato, innanzi tutto cercando di individuare quali pratiche rallentano la ricostruzione post sisma». [francesca marchi]

 

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