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Occupazione, arranca il settore agricolo

Cresce l’occupazione in Abruzzo ma l’agricoltura resta il settore economico più penalizzato. Cresce invece il settore industriale.

Nel secondo trimestre del 2017 sono 485mila gli occupati, 21mila in più rispetto al primo trimestre. La disoccupazione è scesa a 64mila unità. Dati destinati a migliorare secondo l’assessore al Bilancio Silvio Paolucci con l’imminente avvio dei progetti del Masterplan Abruzzo.

Tuttavia Cisl Abruzzo e Molise, nell’analisi del segretario generale Leo Malandra, fa notare che la Regione è ancora in ritardo rispetto al secondo trimestre 2016.

L’agricoltura resta il settore meno sviluppato:  secondo l’ultimo report trimestrale della Rete Rurale Nazionale del ministero delle Politiche agricole l’Abruzzo è tra le ultime regioni, con un 5,62% in termini di capacità di avanzamento della spesa pubblica del Programma di sviluppo rurale 2014-2020.

A ciò si aggiunge la situazione ormai disperata in cui versano i centri di ricerca regionali Cotir, Crab e Crivea, di cui questo giornale ha più volte parlato. La strada indicata dal governo regionale è quella di un consorzio unico. L’uscita dalla fase liquidatoria è avvenuta a luglio ma dopo anni il futuro dei centri di ricerca resta incerto, tra promesse non mantenute e continui rinvii.

I dati Istat dicono invece che gli occupati nell’industria in Abruzzo sono 7mila in più rispetto lo scorso anno e 13mila in più rispetto al 2008. La pena più grande, nota Cisl, viene scontata dalle piccole imprese e dal settore artigiano, non supportati dal credito.

In miglioramento il lavoro dipendente: tra gennaio e giugno sono stati avviati quasi 88mila nuovi contratti, secondo l’Osservatorio del precariato Inps.

In Abruzzo la quota di lavoro stabile continua a crescere, in maniera superiore rispetto alla media nazionale.

“Aumenta in modo straordinario il peso del contratto a termine e stagionale, che ha trascinato con sé tutte le altre tipologie contrattuali – spiega Malandra. “In particolare, interessante e significativo è l’andamento del contratto a tempo indeterminato: l’Inps segnala addirittura una diminuzione delle assunzioni nei primi 6 mesi dell’anno, ma contemporaneamente registra un crollo straordinario delle cessazioni, nettamente il più alto in Italia: ne consegue un saldo positivo in aumento del 20%”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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