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Tensiter, licenziamento per 8 operai

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“Teniamo a ringraziarla per il lavoro svolto in questi anni e per la collaborazione prestata”,  così si  conclude la lettera di licenziamento recapitata il 22 agosto scorso ad 8 dei 18 operai della Tensiter centro di L’Aquila.

“Senza nemmeno una stretta di mano ed uno sguardo negli occhi a persone che hanno dedicato oltre 26 anni della propria esistenza per l’azienda” – c’è scritto nella segnalazione giunta in redazione da un lettore e ormai ex operaio dell’impresa di prefabbricati.

“Tristissimo epilogo di quanto iniziato nel mese di giugno di quest’anno, quando l’azienda aveva espresso la volontà di procedere irremovibilmente, nonostante numerosi incontri con sindacati, regione e provincia,  ad un’ulteriore taglio di posti di lavoro”.

La nota continua così:

L’azienda apre nel nucleo industriale di Bazzano nel lontano 1991, da allora si passa alternativamente e sistematicamente, da picchi di assunzione di oltre 50 dipendenti, a cassa integrazione, a mobilità, a licenziamenti ed a riassunzioni.

Nel 2015 sempre a causa della crisi (o della incapacità imprenditoriale) assistiamo al licenziamento di ben 14 dipendenti; anche a causa di questo, nel gennaio 2016 il caro Piero Fiordigigli  decide che purtroppo questa vita non gli appartiene più, lasciando tra l’altro una compagna e due bambini in tenerissima età. (anche in questo caso la proprietà ha ritenuto di non far nulla nei confronti della famiglia ).

Dopo aver superato la “batosta” del 2015 e del 2016, ai restanti 18 operai viene promesso che dopo un ulteriore anno di ennesima cassa integrazione, che si sarebbe conclusa ad agosto del 2017, e nonostante  per la prima volta a Pasqua venga donato ai dipendenti un pacco doni contenenti salumi ed altro, si arriva alla settimana scorsa nella quale sono state recapitate le famigerate lettere di ben servito.

Purtroppo assistiamo all’ennesimo caso di imprenditori spregiudicati i quali, dopo aver sfruttato il territorio con cassa integrazione (ricordiamo in totale circa 23 anni su 26 di insediamento) e agevolazioni e sgravi fiscali, non investendo assolutamente nulla in strutture e ammodernamento aziendale, non acquisendo commesse sul territorio (volutamente oppure per altro), vedi tra le altre cose sottopassi ferroviari tra San Demetrio ed Antrodoco, decidono di smembrare lentamente un’azienda e di lasciare a casa  dipendenti ultra 50 enni per i quali sarà difficilissimo ricollocarsi nel mondo del lavoro, specialmente nella nostra beneamata L’Aquila”.

 

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