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Incendi, distruzione organizzata

di Pierluigi Palladini

Fiamme ovunque nella Marsica e in Abruzzo. Fuoco a L’Aquila, fuoco a Sulmona, fuoco a Tagliacozzo, a Magliano e a Luco, fuoco sul Morrone così come nel chietino e nel teramano.

Insomma, dove ci sono i boschi fra i più belli d’Italia, c’è la mano di chi sta incendiando.

Ad Avezzano e Sulmona, letteralmente sotto assedio incendi, sono arrivati i rinforzi dall’Emilia Romagna con uomini che sono andati a dare manforte ai Vigili abruzzesi e alla Protezione Civile per spegnere i roghi più devastanti.

A Tagliacozzo, dopo oltre 48 ore di battaglia, Vigili e Volontari hanno avuto la meglio ed hanno ridotto sotto controllo le fiamme che stavano devastando la montagna di Tagliacozzo al limitare con quella di Val De’ Varri, incendiata le 48 ore precedenti.

A Luco dei Marsi, invece, la battaglia è ancora in corso e si sta cercando di evitare che il fuoco arrivi a lambire le abitazioni. In arrivo mezzi aerei e altre attrezzature potenti dei Vigili del Fuoco per spezzare la linea delle fiamme.

A Sulmona la situazione è sempre critica ed ormai operano pompieri e volontari nonché forze dell’ordine da tutta la regione.

Proseguire con la squallida elencazione dei roghi accesi e spenti, però, sarebbe puerile e assolutamente poco intelligente. Bisogna andare a fondo della notizia ed analizzarla. È stata un’estate terribile per il patrimonio naturale italiano, sia boschivo che faunistico, con centinaia di incendi, moltissimi di vaste proporzioni, divampati ovunque in Italia. L’Abruzzo, la Regione Verde d’Europa, è stata una delle zone maggiormente colpite.

Inutile girarci attorno, son tutti incendi dolosi anche perché l’autocombustione è un fenomeno di una rarità assoluta. Ma pensare che si tratti di una follia collettiva è da ingenui oltre che sbagliato.

Una situazione del genere prende un nome ben preciso. È stata una Campagna di Incendi Organizzata.

Da chi? Con quali scopi? A vantaggio di chi? Noi possiamo solo registrare una concomitanza ed una singolare contemporaneità di eventi. Troppi incendi, simultanei, in tutta Italia e in tutte zone di pregio o, in alternativa, vicino ad attività agropastorali e di allevamento o addirittura a centri abitati. Insomma, la causalità la si può tranquillamente lasciare perdere.

Non è una catastrofe, no; se si vuole dire la verità bisogna dire che questi sono stati incendi voluti, ben organizzati e perpetrati ai danni della collettività. E allora, se non si vuol rendere vano l’immane lavoro dei Vigili del Fuoco e dei tanti volontari della Protezione Civile, dobbiamo fare un appello a tutte le Procure della Repubblica d’Italia perché aprano un’indagine collettiva, la più vasta e accurata possibile che consenta di chiarire tutto quanto accaduto in questa estate 2017.

In tutte le regioni poi, quando e se saranno presi i responsabili, i cittadini dovranno sentirsi parti offese e tutti insieme costituirsi parte civile nei processi.

Questa volta serve il pugno duro ed estrema inflessibilità. Basta con la repubblica delle banane. Flambé, ovviamente…

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