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L’Abruzzo in fiamme, incendi e responsabilità

L’Abruzzo continua a bruciare sotto le mani dei piromani, per quello che il procuratore capo di Sulmona, Giuseppe Belelli, ha definito senza mezzi termini un “unico disegno criminale”.

Tante sono le domande, a cui i magistrati da un lato e la politica dall’altro, dovranno cercare di rispondere. Il procuratore capo di Sulmona, Giuseppe Bellelli, ha deciso di riunire in un solo fascicolo le sette inchieste aperte negli ultimi dieci giorni di fuoco. I roghi sono tutti dolosi e c’è un filo rosso che lega tutti gli incendi.

Nel frattempo sui social, i cittadini discutono. Al centro del dibattito l’accorpamento del Corpo Forestale dello Stato ai Carabinieri.

Attualmente, gli ex Forestali sono tenuti ad avvisare i Vigili del Fuoco in caso di avvistamento di incendi. Non possono intervenire. I Vigili del Fuoco abruzzesi, d’altro canto, sono poveri di uomini e mezzi e lamentano l’assoluta inadeguatezza delle nuove procedure antincendio.

Ad esempio, a causa della mancanza di adeguati decreti attuativi dopo la Riforma Madia, i mezzi aerei del Corpo Forestale questa estate sono rimasti inutilizzati.

Eppure a fine giugno il Presidente della Regione Luciano D’Alfonso aveva assicurato che il sistema di antincendio abruzzese sarebbe stato efficiente e pronto a qualsiasi emergenza.

Ma ciò che più di tutto è mancato in questa triste estate è stato un adeguato sistema di prevenzione.

Fino al 2016 i Forestali disponevano di punti di osservazione strategici, che permettevano un controllo costante del territorio. C’era poi la periodica ripulitura delle aree incolte, il controllo dei boschi ed il censimento delle aree percorse dal fuoco. Ora la politica dei nuovi Carabinieri Forestali si basa quasi esclusivamente sull’attività sanzionatoria.

Gli incendi in corso

Ha ripreso vigore, a causa del vento e delle temperature elevate, l’incendio sul Monte Morrone. Tutte le forze aeree disponibili sono state dirottate in zona per il rischio di coinvolgimento delle abitazioni civili, ora scongiurato. Ieri i vigili del fuoco hanno trovato altri due inneschi, uno dei quali sarebbe partito ieri sera alle spalle della linea tagliafuoco realizzata nel territorio di Pratola Peligna.

In compenso nella località di Marane sono diminuiti i valori medi di agenti inquinanti, come riportato dall’Arta.

Da Badia a Bagnaturo è stata realizzata una fascia tagliafuoco a protezione della zona abitata e sono stati disposti dei presidi fissi con squadre antincendio per tutta la notte. Un’altra fascia tagliafuoco è stata realizzata dalla Chiesetta di San Pietro fino all’incrocio con la limitrofa strada interpoderale.

Continuano a bruciare Prezza, Goriano e Raiano. Bruciano Pacentro e Cocullo.

Un nuovo incendio, scoppiato a mezzogiorno tra Molina Aterno, Secinaro e Goriano Valli, minaccia le abitazioni.

Intanto nell’indignazione generale c’è chi, privati cittadini e associazioni, ha deciso di proteggere le proprie montagne e i propri boschi in prima persona.

I comuni dell’area del Genzana, in collaborazione con le Riserve Naturali “Monte Genzana e Alto Gizio”, “Gole del Sagittario” e “Lago di San Domenico” e le associazioni di volontariato e ambientaliste, organizzati e coordinati dai gruppi comunali, intensificheranno l’attività di vigilanza e presidio del territorio per scongiurare nuovi episodi dolosi.

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