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L’Aquila saluta Mauro Zaffiri

L’ultimo saluto allo stadio Tommaso Fattori dell’Aquila. Così la città abbraccia Mauro Zaffiri, presidente dell’Aquila Rugby.

La notizia ha fatto in breve tempo il giro della città dove Zaffiri, anche noto esponente politico, era conosciutissimo. Migliaia i messaggi sui social. In tanti ai funerali.

Il ricordo sulla pagina ufficiale di L’Aquila Rugby

E’ impossibile raccontare in modo esaustivo la vita di Mauro Zaffiri. E’ stato attivo in così tanti ambiti, facendo talmente tante cose, che ne potrebbe parlare un’intera enciclopedia. Una cosa è certa: ha attraversato le generazioni e la sua attenzione è stata sempre rivolta ai deboli e ai giovani, anche quando giovane non lo era più.

Nasce il 2 giugno 1953. Dopo pochi anni capisce che lo sport avrebbe segnato tutta la sua vita. Inizia a giocare a calcio, dandosi poco dopo al rugby, che non avrebbe più abbandonato.

Vince con la Polisportiva L’Aquila il campionato riserve, esordendo successivamente in Serie A. La sua passione e il suo impegno, anche da giovane lo portano a diventare presidente del neonato Cus L’Aquila. Nel capoluogo d’Abruzzo l’impegno in politica e nella società aquilana ardeva: segretario provinciale della federazione dei giovani comunisti, si dedica anche alla comunicazione, gestendo Radio Città Futura.

Negli anni la radio diventa una fucina di giovani talenti, oggi anche importanti esponenti del giornalismo nazionale. Radio Città è un laboratorio di creatività, che sfocia in vari progetti editoriali, tra cui Fotofinish.

Nel frattempo, gestisce – come ha fatto fino alla fine – il negozio di autoricambi di famiglia, governa insieme ad Antonella, l’amore della sua vita, “L’Aquila in festa” e, con il Pci, nei primi anni ’80 è anche consigliere comunale dell’Aquila, con la delega al commercio. E’ inoltre presidente della Confesercenti provinciale, e la sua vita sarà scandita quotidianamente dalla sua lunga militanza politica, dal Pci ai Ds e al Pd, fino a poco dopo il terremoto del 2009.

Insieme ad altri avvia una stagione incredibile di eventi sociali e culturali, che porteranno all’Aquila la creazione di un festival blues e un festival jazz, tra le prime città in Italia ad organizzarlo. L’altra intuizione è quella degli eventi estivi all’aperto: un’intera generazione di aquilani ha ballato al Cica Cica Bum, pensato per non far fuggire i giovani dalla città. Un successo straordinario, e mai ripetuto fino ad oggi, che ebbe l’effetto di attrarre persino centinaia di giovani da fuori. Da ricordare anche le tournèe più importanti d’Italia organizzate al “Tommaso Fattori”.

Intanto la malattia, 18 anni fa, lo colpiva. Ma lui la batteva, come un leone, e intuiva che bisognava fare qualcosa anche per quello. Per questo promuove L’Aquila per la Vita, una onlus che da anni è punto di riferimento nel territorio per l’assistenza ai malati oncologici.

Sempre immerso nella vita pubblica della comunità, attraverso la politica e lo sport. Dalla presidenza del Comitato regionale abruzzese di rugby all’esperienza intensa della Gran Sasso Rugby, fino alla promozione in Serie A. E poi il sostegno ai piccoli rugbisti attraverso Rugby Experience.

Nel mezzo, il terremoto. E una stagione di lotta che l’ha visto protagonista e, per la prima volta, distanziato dalla politica che aveva sostenuto prima di allora. “C’è un prima e un dopo”, ha ripetuto più volte, e quella linea lui l’ha tracciata, fondando e sostenendo realtà che in molti nella sua posizione non avrebbero avuto il coraggio di fondare e sostenere, come i movimenti civici, e realtà sociali come CaseMatte. Dal partito ai movimenti, è stato capace di essere presente sempre nella politica più “avanzata” e meno scontata di un dato momento storico. Questa è stata sempre una delle sue più brillanti intuizioni.

Il resto è il presente: nel 2014 rileva assieme ad altri appassionati della palla ovale L’Aquila Rugby Club, in difficoltà economiche, consentendo non senza problemi tre stagioni sportive, di cui due in Eccellenza e una in Serie A. Un’avventura, l’ennesima della sua vita, che lo ha prosciugato, e all’interno della quale spesso è stato lasciato solo. Ma Mauro era così: diceva sempre che “si può fare”. Anche quando l’evidenza lasciava intendere il contrario, si è sempre spinto oltre, a dire “si può fare”.

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