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Forestale e Province, il fallimento delle riforme

di Fulgo Graziosi

Chi ha una certa età, ricorderà sicuramente l’esistenza di una sezione delle Magistratura, alla quale era stata demandata la trattazione di controversie giudiziarie di secondo livello: la Pretura. Spesso, il ruolo di Pretore veniva assegnato ai Magistrati di nuova nomina posti a stretto contatto con i più consumati colleghi per una formazione di affiancamento più incisiva ed appropriata. I giovani, sostenuti dagli anziani, affrontavano l’esame legale dei giudizi con molta attendibilità e competenza, arrivando al punto di mettere in predicato la costituzionalità di diverse leggi. Il riesame delle stesse e l’immediata rettifica degli articoli stridenti dettero ragione ai giovani magistrati che, immediatamente, vennero definiti “Pretori d’assalto”. Oggi le cose sono cambiate. Le Preture sono state soppresse. Sono stati istituiti i nuovi Tribunali Amministrativi Regionali per l’esame e la definizione dei ricorsi amministrativi locali. Hanno destinazioni e funzioni alquanto diverse. Le Preture godevano di maggiore autonomia gestionale. I TAR, forse, seguono le tracce del superore Consiglio di Stato, il cui piatto della bilancia, spesso, pende dalla parte dello Stato.

Una Sezione del TAR Abruzzo, nell’affrontare l’ingarbugliato provvedimento della riforma del Corpo Forestale, annesso all’Arma dei Carabinieri, ha debitamente posto in evidenza che la “riforma governativa” non possiede i crismi della costituzionalità e, pertanto, risulta inapplicabile.

Perciò, tempestivamente ha rimesso il tutto nella mani della Consulta Costituzionale per i necessari e urgenti provvedimenti di competenza. A meno che la Consulta non addivenga a soluzioni diverse, coprendo le magagne con il solito cappello della “ragion di Stato”, il provvedimento dovrebbe essere bocciato e restituito al Parlamento per le dovute rettifiche, oppure per il ripristino del Servizio, così come era all’inizio.

Con una piccola punta di orgoglio ci fa immensamente piacere riscontrare che le nostre tesi combacino perfettamente con le indicazioni fornite dalla Sezione del TAR Abruzzo in materia di inapplicabilità di alcune pseudo riforme adottate recentemente, che hanno scombussolato il consolidato assetto dei servizi dello Stato.

Maggiore possibilità di successo dovrebbero avere le Province, poiché la legge con la quale furono soppressi i Consigli Provinciali, precedente al referendum nazionale, non avrebbe potuto essere varata proprio perché anticostituzionale. Infatti le Province sono state sempre regolate dalla Costituzione Italiana e per ogni modifica al riguardo sarebbe stato tassativamente necessario cambiare prima la norma costituzionale.

L’allora Governo Renzi si accorse del macroscopico errore commesso e corse ai ripari, inserendo l’abolizione delle Province nello stesso referendum per la variazione della Costituzione. Il popolo italiano, sovranamente con schiacciante volontà, ha bocciato sia la proposta di riforma della Costituzione, sia l’abolizione delle Province.

Appare quanto mai strano che le Province, e neppure l’Unione delle Province, non abbiano proposto ricorso al TAR, o direttamente alla Consulta, non soltanto per l’evidente stridore costituzionale del provvedimento adottato e applicato, ma, anche e soprattutto, per l’indiscutibile esito fornito dallo stesso referendum.

Risulta quanto mai opportuno, urgente e necessario che l’UPI presenti ricorso alla Consulta Costituzionale e al Capo dello Stato per l’immediata revoca degli insani provvedenti di riforma e per l’immediata applicazione della volontà del popolo italiano che, con il referendum, ha chiesto il ripristino delle Province e l’erogazione dei servizi che le stesse prestavano sui territorio di competenza

Questi specifici argomenti sono stati portati doverosamente all’attenzione della pubblica opinione diverse volte proprio da queste colonne, ma, molto stranamente, non hanno trovato accoglienza presso i rappresentanti politici locali. Comunque, la pubblica opinione reclama il riordino delle Province e l’immediata funzionalità delle stesse per l’erogazione dei servizi essenziali che, per un territorio provinciale come quello aquilano, appaiono quanto mai complessi e non facilmente eseguibili se non da un Ente con provata e consolidata esperienza.

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