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Centro Italia, i ritardi della ricostruzione scolastica

Scappa, curri, và a la scola! La scritta all’ingresso della scuola di Amatrice crollata nel terremoto di un anno fa (e ristrutturata solo qualche anno prima) è divenuta l’immagine icastica della mancanza di adeguata prevenzione e delle responsabilità dell’uomo nelle catastrofi naturali.

Oggi, a un mese dalla riapertura delle scuole, sono 824 (quindi il 34%) gli edifici scolastici inagibili nei territori colpiti dal terremoto del Centro Italia, con epicentro tra Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto.

Save the Children lancia l’allarme e chiede che i circa 84mila bambini e adolescenti delle zone terremotate possano riprendere una normale vita scolastica. Non solo attraverso strutture sicure, ma anche “con attività di prevenzione del rischio, formazione specifica a docenti e operatori sociali, continuità nelle figure di riferimento”.

Il Commissario per la Ricostruzione Vasco Errani ha assicurato entro febbraio 2018 la costruzione di 21 edifici scolastici ed entro due anni la messa in sicurezza di 87 scuole preesistenti.

A settembre i ragazzi delle zone terremotate andranno nei moduli provvisori, ma Save The Children ammonisce: che la provvisorietà non diventi permanenza.

 

Tra gli interventi dell’associazione la realizzazione di opere strutturali, con lo spazio a uso scolastico allestito a Colbuccaro, del quale usufruiscono 80 studenti e con il contributo alla ristrutturazione dell’istituto dell’infanzia “Cecchi” di Loro Piceno, frequentato da 50 bambini.

“A distanza di dodici mesi è necessario fare ancora di più per garantire ai bambini e agli adolescenti vittime del terremoto un accesso adeguato alla scuola in tempi celeri” afferma Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children. “La partenza regolare dell’anno scolastico è un segnale importante, ma è altrettanto essenziale non perdere di vista la funzione delle strutture temporanee: rappresentano una soluzione momentanea, la transizione verso scuole permanenti, sicure e capaci di assolvere alla funzione di punto di incontro e riferimento per la comunità. Una transizione che non deve diventare troppo lunga”. (d.r.)

 

 

 

 

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