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Casa dello Studente, il Ground Zero del ricordo

di Diego Renzi

La Casa dello Studente sta per scomparire: da questa sera gli operai della ditta di demolizioni Rad Service Srl lavoreranno no stop fino a lunedì mattina, quando Via XX settembre sarà riaperta.

L’edificio simbolo del terremoto del 2009, voragine mai colmata, porterà dietro di sé le commemorazioni cittadine e le valanghe di foto di turisti curiosi, ma non porterà via il ricordo: quello delle otto persone che lì morirono – sette studenti ed un custode – quello di una tragedia che, inutile ripeterlo, poteva essere evitata.

La Casa dello Studente venne costruita nel 1965 dalla casa farmaceutica Angelini ed inizialmente si trattava di appartamenti privati. Fu poi riconvertita in una vera e propria struttura alberghiera, “munita di tutte le relative dotazioni, che ne hanno palesemente stravolto l’originaria conformazione interna”, come scrisse la Cassazione nelle motivazioni della sentenza del maggio 2016, ripercorrendo la storia di un disastro annunciato.

Sentenza che ha stabilito quattro anni di reclusione per gli ingegneri Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rosicone, e a due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, il presidente della Commissione collaudo dell’Azienda per il diritto agli studi universitari.

Casa dello Studente

L’evento naturale, scrissero i giudici, fece solamente da detonatore a grossi errori di progettazione.

Sebastiani, durante lo sciame sismico, rassicurò più volte i residenti, come gli stessi sopravvissuti testimoniarono alla stampa. L’archittetto organizzò persino un’evacuazione per una verifica strutturale: a quanto pare, tutto risultò in regola.

Oggi sono chiamati in causa a vario titolo la ditta Angelini, l’Università dell’Aquila, il Ministero, l’Adsu e la stessa Regione. La prossima udienza è fissata il 20 settembre, ha spiegato a IlCapoluogo Wania Della Vigna.

“Lì [nella Casa dello Studente, ndr] vi alloggiavano studenti fuori sede senza mezzi economici e senza tutela dello Stato”, ha ricordato l’avvocato penalista.

“Non dimentichiamo che è un edificio pubblico costruito male e restaurato peggio. Non a caso ci sono quattro condanne in Cassazione, stiamo facendo una causa civile contro la Regione Abruzzo e l’Adsu”.

Ora che le transenne che circondano la voragine sono spoglie dei ricordi di chi non c’è più, i familiari delle vittime sperano nella creazione di una sorta di Ground Zero, un luogo della memoria. Una base simbolica da cui ricominciare, per non permettere che certi errori si ripetano. Forse, l’unico modo per onorare chi ci ha lasciato.

Palumbo: “uno spazio di memoria serena”

 

“Lo storico Francese Pierre Nora, esperto dell’identità e della memoria del paese transalpino, è stato forse il primo contemporaneo a dare una definizione di luogo della memoria: “d’ordine materiale o ideale, che la volontà degli uomini o il lavorio del tempo ha reso un elemento simbolico di una qualche comunità e che ha come scopo fornire al visitatore, al passante, il quadro autentico e concreto di un fatto storico”. Bene lo sanno gli americani, che per creare un’identità di popolo hanno costruito una capitale piena di memoriali: Washington; bene lo sappiamo noi italiani, che ospitiamo la memoria dei tempi passati in ogni città e in ogni borgo. L’Aquila, data la sua storia di sofferenze e continue rinascite, è luogo ideale dei luoghi della memoria, ogni angolo delle sue mura, così fragili, ne rappresenta uno“.

Sono queste le parole di Stefano Palumbo, capogruppo Pd al Consiglio Comunale.

“È per questo motivo, per lasciare un simbolo tangibile di quello che è accaduto il sei aprile 2009, non ai contemporanei, che ben ne serbano il ricordo, ma alle generazioni future, che insieme alla passata Giunta ho lavorato affinché la ex Casa dello studente, luogo simbolo per eccellenza del nostro terremoto, non venisse ricostruita in quel luogo, ma ospitasse uno spazio da definire, scelto dagli studenti universitari, scelto dalle famiglie di coloro che vi hanno perso la vita troppo presto.

In questi giorni è iniziata la demolizione di quelle pareti appese al nulla che quotidianamente ci ricordano la tragedia del sei aprile, la loro rimozione, che è stato uno dei miei primi atti da assessore, segna la fine di un periodo importante e spero possa indicare un punto di uscita da momenti difficili, verso un futuro più facile per gli abitanti di questa città.
A coloro che si troveranno a decidere cosa realizzare nel cratere che lascerà il vecchio immobile, chiedo di essere fedeli all’idea che ci ha guidato nel percorso di acquisizione dello spazio al patrimonio comunale e della contestuale concessione alla ADSU di Casale Marinangeli, chiedo di pensare ad una città futura in cui torni a regnare armonia e gioia di vivere e che conservi in quell’angolo quotidiano uno spazio, non triste, ma di riflessione e memoria serena”.

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