Asl 1, liste di attesa interminabili

Nell’Azienda Sanitaria Locale le liste di attesa per alcuni servizi sanitari sono interminabili e a rimetterci sono le fasce più deboli della popolazione, cioè chi non può permettersi di pagare dei privati.

Per effettuare una mammografia i tempi di attesa superano, da informazioni assunte sul sito della Asl, un anno. Una “TAC addome completo senza e con contrasto” è prevista non prima di marzo 2018. E ancora, per effettuare all’Aquila prestazioni di Riabilitazione neuromotoria, neurocognitiva, logopedia neuro psicomotoria, sia su bambini che su pazienti adulti gravi, i tempi di attesa superano l’anno e mezzo.

E’ la denuncia di Fp Cgil L’Aquila in una nota.

La causa di liste di attesa così lunghe è da ricondursi soprattutto alla cronica mancanza di personale. E’ lampante la presenza di 636 posti vacanti: su una dotazione organica prevista di 4053 unità, ne troviamo, al dicembre 2016, solo 3417. Secondo una stima del sindacato, per stabilizzare il lavoro all’interno della Asl aquilana sarebbe necessaria l’assunzione di 250-280 unità lavorative.

A ciò si aggiunge la mancata reintegrazione dei 120 dipendenti in pensionamento: “La notizia delle 24 assunzioni a tempo indeterminato e delle 23 a tempo determinato presso la Asl – spiega Fp Cgil – rischiano di essere una triste conferma di quanto già determinato dalla Asl della provincia dell’Aquila. “Casualmente” tale numero di assunzioni coincide numericamente con un blocco del turnover all’80%. Infatti da una lettura delle deliberazioni del direttore generale della Asl, che quantificano in 120 unità la stima del personale posto in pensione nel corso del corrente anno, le predette assunzioni altro non sarebbero che un turnover reintegrabile pari al 20% del personale cessato dal servizio”.

I dipendenti Asl, costretti a svolgere mansioni straordinarie, a coprire turni che non spetterebbero loro, vedono lesi i loro diritti:

“Molti devono ancora usufruire delle ferie degli anni precedenti, non è stato più effettuato il pagamento per il lavoro straordinario svolto nei mesi di novembre e dicembre 2016, non è stato adeguato il valore dei buoni mensa, non hanno potuto effettuare le progressioni economiche orizzontali, ecc. In sostanza, da una parte si chiedono maggiori sacrifici avendo ridotto il numero dagli addetti, e dall’altra si comprime il diritto a vedersi riconosciuto quanto dovuto per il lavoro svolto”.

Da un lato i diritti dei lavoratori, dall’altro i diritti dei cittadini comuni:

“Nell’attuale situazione di sofferenza sociale ed economica dell’intero territorio della provincia dell’Aquila le condizioni di criticità sinora descritte rischiano di ricadere esclusivamente sulle fasce più deboli della popolazione, che in molti casi rinunciano alle prestazioni sanitarie mentre, in altri, non potendoci rinunciare per gravità, si rivolgono altrove, anche e non ultimo a strutture fuori regione”.