Il filarello, la tradizione di Castel del Monte

Di Fulgo Graziosi

Nei giorni scorsi abbiamo presentato e descritto prima la coperta e poi il telaio artigianale con il quale si tesseva la coperta. Oggi vi presento un attrezzo complementare: “il filarello”.

[Castel del Monte, la tradizione in una coperta]

Una piccola struttura in legno, dotata di una grande ruota provvista di una maniglia per farla girare. La ruota ha una leggera scanalatura lungo tutta la circonferenza, all’interno della quale scorre un filo, possibilmente di cuoio. Nella parte terminale della struttura e sistemata una leggera barra metallica. Sulla stessa sono infilati alcuni rulli di legno, anch’essi scanalati nella parte centrale per poter alloggiare il filo di cuoio. In uno dei sostegni verticali è realizzata una piccola asola che permette l’estrazione della barra metallica. Sulla quale vanno infilati dei cannelli di canna della lunghezza di circa dieci centimetri. Sulla parte sinistra si alloca l’arcolaio al quale era stata applicata la matassa di lana. Con la mano sinistra si regge il capo del filo di lana e con la destra si fa girare la ruota, l’asse metallico e i cannelli. Di solito se ne mettono quattro affilati. La rotazione dell’asse, mantenuto in tensione dalla corda di cuoio fa girare anche i cannelli, sui quali si avvolge il filo di lana per una altezza leggermente inferiore alla navicella usata per la costruzione della trama. L’arcolaio, purtroppo è andato perduto o si è rotto perché abbastanza fragile. Da ragazzo venivo impegnato nella preparazione dei cannelli, al fine di tenermi sotto controllo per non farmi andare in giro per tutta la giornata. Il lavoro veniva compensato con una lira a cannello. Nel giro di poco tempo riuscivo a confezionarne più di cento, ma il compenso totale restava fermo a sole cinquanta lire. La disponibilità di questi spiccioli, che non erano pochi all’epoca, ci consentiva di toglierci alcune piccole soddisfazioni. Ho trasmesso con orgoglio questi piccoli tasselli di storia e di cultura a figli e nipoti miei e degli amici più cari e ho potuto notare che hanno destato particolari interessi. Vorrei trasmettere anche a voi queste miei poche testimonianze per far conoscere a tutti la storia delle radici, delle genti e del territorio in cui mi sono formato.