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Festival della Partecipazione, giù il sipario

Si chiude oggi, dopo 4 giorni di dibattiti, incontri, musica e buon cibo, la seconda edizione del Festival della Partecipazione.

Molti gli eventi previsti per oggi, dopo il divertimento e le risate del concerto di Elio e Le Storie Tese che ieri sera ha fatto il pienone a Collemaggio.

Il programma di oggi

Per la giornata conclusiva del Festival, il responsabile scientifico di Fondaca Giovanni Moro terrà una lectio magistralis nell’Auditorium alle 10.

Altro evento di rilievo è “A regola d’arte” che si tiene alle 12 a Palazzo Fibbioni: Mediafriend, dopo il suo impegno progettuale a seguito del sisma del Centro Italia, presenta questo progetto che nei quartieri periferici di Milano mira all’integrazione sociale attraverso attività sportive e di promozione culturale.

Alle 15 il confronto a due“Serve il finanziamento pubblico dei partiti?” tra l’onorevole Cinque Stelle, Roberta Lombardi, e il professor Alfio Mastropaolo, che potrete seguire in diretta dalle pagine de Il Capoluogo grazie alla collaborazione con Abruzzolive.tv.

Ad intervenire l’On. Roberta Lombardi, Movimento 5Stelle e Alfio Mastropaolo Professore di Democrazia e Partecipazione Politica Università degli Studi di Torino. Introduce Maurizio Franzini, Etica&Economia, Modera: Fabrizio Barca,Etica &Economia

Alle 18.30, evento conclusivo del Festival all’Auditorium del Parco, con il segretario generale di Actionaid Italia Marco De Ponte, il segretario generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso, il vicepresidente di Slow Food Italia Francesca Rocchi, moderati dalla giornalista Marzia Roncacci del Tg2 alla presenza di Fabrizio Barca e Giovanni Moro.

Ieri non è stata però solo la giornata di Elio.

Marco D’Amore, attore napoletano, noto al pubblico per il ruolo di Ciro Di Marzio nella serie tv Gomorra, ha preso parte, insieme al Vice Presidente del CSM Giovanni Legnini e al giornalista Gianluca Nicoletti, a un dibattito intorno al tema della creatività nell’ambito del Festival della Partecipazione.

Conoscevo molto bene L’Aquila, c’ero stato diverse volte e vederla così, oggi, è il segno di una profonda tristezza e di un lento processo di bonifica. Ho però molta fiducia nella forza e dignità di questa città e dei suoi abitanti. Ho inoltre un debito con L’Aquila: nell’anno del sisma erano in programma alcune date di uno spettacolo teatrale che mi ha portato in giro per l’Italia e che sono state cancellate proprio a causa del terremoto

Secondo D’Amore “la creatività è un bene da preservare e coltivare, la pirateria è invece un danno a chi lavora in ambito creativo: guardare contenuti in modo illegale mina alle fondamenta l’organismo legato alla creatività e sottrae importanti risorse economiche che vanno a ripercuotersi sulla qualità del prodotto. Credo anche che sia necessaria una sorta di rivoluzione per garantire l’accesso alla cultura a tutti. Infine, ritengo che questo Paese abbia talvolta osteggiato la creatività. Ecco, io spero che in futuro nel mare della creatività ci siano più regole ma anche che chiunque sia spinto da un impulso creativo possa veleggiare tranquillo e non incontrare più dei pirati a ostacolare un modo legale e pulito di fare cultura”.

Nel suo intervento Giovanni Legnini ha sottolineato la necessità di “individuare delle misure efficaci di contrasto alla pirateria informatica e al cybercrime, sempre più contaminati dalla criminalità organizzata. Purtroppo ad oggi la combinazione tra una percezione culturale di inoffensività relativa a questi reati, insieme alla mancanza di coordinamento tra forze di polizia, autorità indipendenti e magistratura, rende la risposta a questi atti illeciti molto debole”.

È stato poi Fabrizio Barca, ex ministro per la Coesione territoriale, a tenere una lectio magistralis nell’Auditorium di Renzo Piano: ”L’aumento delle disuguaglianze in Occidente non è il frutto di inevitabili tendenze tecnologiche e mondiali in atto, ma di trent’anni di politiche sbagliate. Questa è una buona notizia – ha detto Barca – perché vuol dire che possiamo ridurre le disuguaglianze e fermare la deriva autoritaria in atto cambiando le politiche. In altre fasi della storia lo hanno fatto i partiti. Oggi non è così. Le organizzazioni di cittadinanza da una parte e alcune esperienze realizzate all’interno dello Stato dall’altra rappresentano il terreno più ricco su cui lavorare. Sta proprio alle organizzazioni, senza perdere la loro natura, compiere in questa fase un salto a proposte più di sistema”.

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