IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Gli olaci dell’Aquila de ‘na ‘ote

Oggi sono andato in montagna a raccogliere gli Olaci, ne sono goloso. Gli olaci (oppure orapi o olapi) sono spinaci selvatici di montagna, li amo con la frittata, in insalata, in brodo o nella minestra con la pasta di acqua e farina, e sono fantastici con i fagioli.
Mentre ero su nella pace della montagna, a raccogliere questa prelibatezza, mi sono tornati alla mente momenti di vita vissuta da ragazzo.
Sono nato al centro dell’Aquila, e sono vissuto per circa 25 anni sempre in centro, le situazioni vissute, le cose vissute, non le puoi dimenticare, sono li nell’archivio della memoria per venir fuori al primo campanello, alla prima
occasione.
Così mentre mi districavo, tra le spine e l’ortica, mi sono tornate alla mente quelle urla mattiniere, all’incirca sempre verso le sei e trenta e le sette, che mi svegliavano, prima in lontananza, poi più vicine, per sentirle andar via piano piano, sempre con la stessa frase che pubblicizzava la mercanzia: “… so’ arrivati gli olaci …”
Erano le contadine che, camminando a piedi per i vicoli della città, cercavano di vendere e fare un po’ di cassa con quello che il periodo permetteva.
C’era il periodo degli olaci, quello del “… è arrivata la cicoria …” “… so arrivate le fave …” e anche quando non c’era niente di commestibile da proporre si sentivano urlare (sempre di mattina, alla stessa ora, come un piano di marketing commerciale strategico e consolidato) “… è arrivato lo rinniccio …”; che, altri non era, sabbia molto fina che le contadine vendevano a chi doveva lavare le cazzarole, le cottore di rame, o ji callari.
Poi i ricordi di un periodo lontanissimo si arricchiscono di altri spezzoni: “… donneee è arrivato j’arrotino”, “ombrelliiii è arrivato j’ombrellaro”, e poi la solita musica che a cadenze settimanali (o bisettimanali) si sentiva forte “… giovanotti piangete piangete … han tagliato i miei biondi capelli … eran lunghi eran ricci eran belli … monachella mi fecero far …”. Era la pubblicità del camioncino che vendeva la varechina, boccioni colorati di varechina a 50 lire l’uno. Tutte le donne correvano ad acquistare, non era ancora il tempo di ACE e di tutti quei prodotti che siamo soliti vedere adesso nei supermercati.
Uno spaccato della vita sociale aquilana di tanti anni fa.
Nel frattempo penso di aver fatto una quantità sufficiente di olaci, mi fermo, mi accendo una sigaretta, guardo le montagne, le mie montagne, due falchetti volano giù in picchiata scomparendo presto dalla mia vista, sento il solito senso di pacatezza che solo certi posti ti possono trasmettere, poi con un po’ di nostalgia riparto, si è fatto tardi …. c’è chi mi aspetta. MaB

X