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Paolo Villaggio, un omaggio semiserio

di Andrea Piersanti

Era entrato sul palco incespicando goffamente come un astronauta atterrato su un pianeta sconosciuto, sorretto a entrambi i lati con la stessa ieratica monumentalità di un prezioso pezzo da corteo.

Il pubblico della Festa del Cinema di Roma seguiva il suo impaccio dondolante con uno scroscio di applausi che riecheggiava nella mente l’entusiasmo dell’insurrezione contro Guidobaldo Maria Riccardelli. Poi, finalmente, venne fatto accomodare al centro di un piccolo tavolino e tutta la platea cessò subito di fare rumore.

Un mese prima, per accaparrarmi i biglietti di quell’incontro con Paolo Villaggio, avevo escogitato un sistema degno del risveglio mattutino del ragionier Ugo Fantozzi… “vale a dire al limite delle possibilità umane!”.

Tutto era calcolato sul filo dei secondi: accendere il computer per collegarsi prima di tutti al sito dell’evento, selezionare rapidamente i posti migliori disponibili in sala e affrettarsi con la stessa velocità di un gatto randagio da riporto a concludere le operazioni di acquisto. Quel giorno la mia nuvola di pioggia personale doveva essere stranamente lontana dai cieli dell’Aquila, così mi fu permesso di riuscire a terminare indisturbato la mia impresa.

Il 24 ottobre successivo ero seduto in prima fila, centrale, pronto a festeggiare con il papà di Fantozzi il quarantesimo compleanno del suo mitico ed iconico personaggio.

Più di ogni altra cosa ricordo la serietà acutissima e composta con la quale Villaggio raccontava la sterminata serie di aneddoti sulla sua carriera; se poi questi fossero stati reali oppure no di certo non interessava a nessuno.

Nei momenti di ilarità più grande si aveva la sensazione di star quasi commettendo un errore a ridere per ciò che si aveva ascoltato, come se il tono solenne e borbottato volesse già sottolineare la riflessione che ci si sarebbe trovati a meditare poco dopo.

In fin dei conti non era nulla di diverso da quello che si assisteva nelle avventure del suo alter ego a lavoro in Megaditta, in vacanza a Capri o a tavola della Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare.

Il mondo intorno a Fantozzi è sempre stato vero, serio, imbandito per accogliere al meglio la sua iperbolica comicità.

Se rifletto alla naturalezza, mai scontata, con la quale è riuscito a spingersi fino all’immaginario della mia generazione cade a proposito un pensiero quanto mai veritiero attribuito a Ralph Waldo Emerson:

“Ridere spesso e disgusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto di una condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo”.

Forse allora, dando una sbirciata a tutti i pensieri che si sono susseguiti dopo la notizia di questa mattina, il ragioniere si starà trovando a vivere un’altra delle sue “estasi mistiche”, ricordandoci una volta in più che dietro a un tram in corsa o a un tordo impiattato, prima o poi, potremmo capitarci anche noi.

Andrea Piersanti, studente aquilano e grande estimatore di Paolo Villaggio

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