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Domenico da Cese, il frate del Volto Santo

 

di Antonio Bini

Domenico da Cese, in vita, aveva più volte sostenuto che si sarebbe scritto di sé soltanto dopo la sua morte, come scrisse anche il suo amico e primo biografo, Bruno Sammaciccia. Chiedeva che non si parlasse di lui, ma del Volto Santo. A chi ebbe modo di conoscerlo o si è avvicinato alla sua figura solo negli ultimi anni sa bene quanto la vita del cappuccino nato a Cese, frazione di Avezzano, sia stata densa di fatti straordinari.

Così,  con un certo senso di incredulità, padre Eugenio Di Gianberardino, intervenendo alla commemorazione di padre Domenico da Cese, svoltasi a Manoppello lo scorso 17 settembre 2016, ebbe ad accennare all’interesse di un editore brasiliano che gli aveva richiesto l’autorizzazione a pubblicare in lingua portoghese la sua biografia sul Servo di Dio, data alle stampe nel 2014.  Probabilmente non era convinto dell’interesse manifestato oltre oceano verso la vita dell’umile cappuccino abruzzese e che quindi la pubblicazione sarebbe stata effettivamente realizzata.

Il libro è stato poi pubblicato dalla casa editrice Ecclesiae, di Campinas, nello stato di  San Paolo, con il titolo “Padre Domenico de Cese, apostolo da Sagrada Face de Manoppello”. Una sottolineatura, quella del collegamento con il Volto Santo, colta opportunamente dallo stesso editore, Diogo Chiuso, che ha personalmente curato l’introduzione, spiegando come la figura del Servo di Dio sia stata strettamente legata a quella della sacra immagine, di cui padre Domenico fu devoto e instancabile divulgatore, fino alla sua morte avvenuta il 17 settembre 1978 a Torino, dove si era recato per l’ostensione della Sindone. Nella introduzione si richiama la vita parallela del cappuccino abruzzese con Padre Pio da Pietrelcina, che quando era in vita raccomandava spesso a molti suoi devoti provenienti dal nord della Puglia di risparmiare strada andando a visitare padre Domenico. E tante sono le testimonianze acquisite al riguardo, peraltro da persone tuttora viventi.

Per cercare di capire quale fossero state le circostanze che hanno indotto alla pubblicazione ho preso contatto con il prof. José Eduardo Câmara che, conoscendo la lingua italiana, aveva curato i rapporti tra l’editore brasiliano e l’autore dell’edizione italiana, padre Eugenio Di Gianberardino, postulatore della causa di beatificazione dell’umile cappuccino abruzzese.

Il prof. Camara conosce da tempo il Volto Santo, mentre la storia di padre Domenico è stata appresa più recentemente, consultando un libro che raccoglie i profili di santità dei cappuccini nel mondo. La storia del cappuccino ha poi interessato un altro studioso brasiliano della vita di padre Pio da Pietrelcina e dei fenomeni straordinari che contrassegnarono la sua vita. L’ambito di queste discussioni finì per coinvolgere l’editore Diogo Chioso, che venne particolarmente attratto dalla storia di padre Domenico e del suo singolare rapporto con padre Pio, rapporto rilanciato nel 2011 da un articolo – dal titolo“Padre Pio’s last visit” –   che descrisse la bilocazione di padre Pio a Manoppello, davanti al Volto Santo, all’alba dell’ultimo giorno della sua vita terrena, pubblicato su “The Voice of Padre Pio”, dall’autorevole giornalista australiano Paul MacLeod, studioso del santo di Pietrelcina, recentemente scomparso. L’articolo ampliava la storia raccontata anni prima dalla rivista cattolica tedesca PUR (Spezial n. 4/2005). Il fenomeno della bilocazione si sarebbe completato, a distanza di qualche giorno, con la presenza ai funerali di P. Pio di p. Domenico, il quale non si mosse dal santuario di Manoppello, ricevendo come ogni giorno tante persone.

Domenico da Cese

I due cappuccini, accomunati dalla capacità di leggere nell’animo delle persone, si erano conosciuti nel 1940, quando padre Domenico, allora cappellano militare, prima a Trieste e poi a Ragusa, nella ex Yugoslavia, volle andare a San Giovanni Rotondo, durante una licenza, fermandosi nel convento garganico per cinque giorni.

E’ sempre il prof. Câmara ad ammettere  che l’edizione brasiliana del libro rappresenta “un piccolo miracolo”,  considerate le circostanze che l’hanno preceduta e le stesse difficoltà di pubblicare in Brasile testi di spiritualità ed in particolare biografie di santi.

È anche sorprendente come diverse persone, tra cui lo stesso editore Diogo Chiuso, discendente di emigrati italiani in Brasile, si siano avvicinate  al Volto Santo attraverso la conoscenza della figura e la vita di padre Domenico da Cese, al secolo Emidio Petracca. Tra l’altro in passato erano molti gli emigranti italiani in vari paesi che avevano contatti epistolari con lui da vari paesi, sottoponendogli i loro dolori e drammi personali e familiari. Ma erano anche molti i devoti austriaci, tedeschi e svizzeri che negli anni sessanta-settanta allestivano pellegrinaggi diretti a Manoppello e San Giovanni Rotondo, come documentato da riviste cattoliche in lingua tedesca, recentemente recuperate.

L’edizione portoghese è sobria, ben curata  e comprende, rispetto all’edizione italiana, oltre alla richiamata introduzione, anche il testo della preghiera  per la beatificazione di padre Domenico, scritta nel 2006 da Luca Brandolini, allora vescovo di Sora.

Diceva il cappuccino che si sarebbe parlato e scritto di lui soltanto dopo la sua morte. Dal Brasile viene un riscontro, tra i tanti, del suo profetico messaggio.

 

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